Un'imbarcazione della Guardia di
Finanza con uomini in tenuta anti-sommossa a bordo si
è avvicinata alla Cap Anamur. "Sta venendo verso di
noi una nave della Guardia di Finanza, a bordo ci sono
uomini con caschi da tenuta anti-sommossa in testa. Crediamo che vogliano salire
sulla nave. Siamo in acque
extraterritoriali, a 36 gradi di latitudine nord e 013 di longitudine
est. Non possono salire a bordo. Se facessero un blitz lo
considereremmo un atto di pirateria" è quanto ha riferito poco
fa a PeaceReporter Elias Bierdel, presidente dell'organizzazione Cap
Anamur.
"Non siamo al corrente di una
operazione di questo tipo. E non siamo autorizzati a rilasciare
dichiarazioni" replica invece un anonimo dirigente della sala operativa
della Guardia di Finanza di Roma.
Nel
frattempo, la nave "Pinta", con a bordo un deputato regionale,
membri di Emergency e del Consorzio Italiano di Solidarietà
(ICS) e un avvocato, sta raggiungendo la Cap Anamur con a
bordo generi di prima necessità richiesti dall'organizzazione
tedesca e dai naufraghi.
Questo il racconto della serata di ieri, di
Emilia Tornatore, volontaria di Emergency e del Coordinamento Rete
Asilo di Palermo, ora a bordo della "Pinta" diretta verso la Cap
Anamur
Di
pomeriggio, mentre passeggiavamo per Porto Empedocle in attesa di
sapere quale sarebbe stata la sorte della Cap Anamur, veniamo raggiunti
da una telefonata che ci dice di recarci immediatamente al porto.
Chi telefona è Giovanni Annaloro, avvocato
esperto in materia di rifugiati, che arriva da Caltanissetta, su nostra
richiesta, per seguire la faccenda. Lo incontriamo lungo il corso, e
concitatamente ci racconta che sul molo ci sono molte decine di
immigrati, seduti a terra, con Polizia, ambulanze etc.
Il primo pensiero: la Cap
Anamur! corriamo, e ci troviamo davanti la scena descritta.
Circa settanta persone sedute a terra, alcuni ci sembrano palesemente
giovanissimi, minori, qualche donna; assistiti da operatori di una
misericordia locale che distribuiscono loro cibo ed acqua. Il clima è
assurdamente tranquillo, i visi degli immigrati tesi ma sereni,
atmosfera di rassegnazione. Su un gradino, in un angolo, una signora
anziana avvolta nel suo velo scuro, mangia piano una mela. Vediamo
subito che non può trattarsi degli ospiti di Cap Anamur: ci sono molti
maghrebini, e qualche centro africano.
Io,
Enrico, che è il "mio" operatore televisivo reclutato sul campo,
nonchè componente locale dell'Osservatorio Permanente sull'Immigrazione, e
l'avvocato Annaloro ci avviciniamo, ci presentiamo e chiediamo
spiegazioni ad un cortesissimo funzionario di polizia. Ci
viene risposto che si tratta di persone sbarcate a Lampedusa negli
scorsi giorni, che stannno per essere trasferite in un c.p.t.: il
centro di accoglienza di Lampedusa in questi giorni è strapieno, gli
sbarchi sono continui. Chiediamo se abbiano ricevuto assistenza legale,
e se sia stato consentito a chi ne avesse eventualmente diritto di
inoltrare la domanda di asilo. Ci viene risposto evasivamente che da un
momento all'altro dovrebbero arrivare i funzionari dell'immigrazione.
Enrico chiede di girare qualche immagine, gli viene concesso ma, dopo
qualche secondo, un altro funzionario di polizia ci prega di
allontanarci. Proviamo a protestare ma è irremovibile.
Decidiamo di restare all'interno del porto per capire la
situazione. Qualche ora dopo, senza che siano riusciti a parlare con
alcun funzionario dell'immigrazione, gli immigrati vengono portati via,
a piccoli gruppi su pulmini, da un'uscita opposta al lato in cui ci
troviamo. Saranno portati, così ci dicono in contraddizione
con le informazioni avute precedentemente, alla stazione, dopo avere
ricevuto il documento di espulsione.
Ci
torna in mente quella donna anziana, che non vediamo più. Dove dormirà
stanotte, forse su una panchina alla stazione, dove andrà, cosa
mangerà?
Scene che, troppo spesso, vediamo
ripetersi in altre stazioni dove gli immigrati vengono sovente
lasciati, senza assistenza, senza conoscere la nostra lingua, senza
mezzi, dopo aver ricevuto il foglio di espulsione. Se saranno bravi,
riusciranno a rimanere in Italia da clandestini. Se verranno presi
dalla polizia o dalla polizia ferroviaria, li attende il c.p.t.