Dice che 4 iracheni sono stati
uccisi e 7 feriti. Quelli della resistenza hanno combattuto gli
americani nelle strade con kalashnikov e
lanciagranate. Qual è la causa di questo? Il signor Alber, un portavoce
della moschea Abu Hanifa di Adhamiya, mi ha
spiegato la situazione questo pomeriggio, in un camera della moschea
sunnita dell’area.
Premettendo cos’era
successo qui, mi ha fatto notare che la moschea di Abu Hanifa non è solo la più
importante moschea
sunnita in Iraq, ma una delle più importanti in tutto il Medio Oriente.
Il signor Alber ha fatto un respiro profondo, e ha cominciato il
racconto. “L’ 11 aprile, alle 3.30 di notte, gli americani
hanno compiuto un raid contro la moschea usando i carri armati per
buttare giù il cancello e arrivare nel luogo in cui era custodito il
cibo per gli assediati di Falluja. L’altro cancello è stato buttato giù
da un carro armato, vicino al dormitorio degli studenti e al cimitero
dei martiri."
Ha continuato dicendo che
un Humvee è poi entrato attraverso il cancello,
calpestando le scorte di alimentari per Falluja e distruggendo tre
tonnellate di cibo. In precedenza avevo visto le sacche di
roba da mangiare sventrate dalle enormi ruote delle Humvee. Quaranta soldati sono
entrati nella
moschea, mentre circa altri 60 sorvegliavano l’esterno. Quelli dentro
sono andati nell’ area principale della moschea, dove i fedeli stavano
pregando.
Molti volontari della Società della Luna Rossa Crescente (la Croce Rossa
irachena) di Kirkuk stavano riposando, prima di consegnare altri aiuti
a Falluja. I soldati sono entrati con i loro stivali, hanno costretto
tutti quanti a inginocchiarsi con le facce verso il pavimento, puntando
le armi contro di loro.
Il signor Alber ha
alzato la voce contro di me con rabbia, dicendomi: “Parlo un buon
inglese. Ho implorato gli americani di lasciarci aprire tutte le porte,
così che loro non potessero danneggiare ulteriormente la nostra
moschea. Avevo paura di come avrebbe potuto reagire la gente se l’
avesse scoperto. Ma il traduttore iracheno che stava con loro mi ha
gridato contro: “Silenzio, tappati quella bocca!”.
In un’ occasione precedente, il signor Alber aveva parlato
con il generale Rabin, che è il responsabile della base Usa nell’area.
Gli aveva chiesto di spiegargli la delicata situazione delle moschee,
in modo da farli smettere di infiammare gli animi della gente della
zona con il palese disinteresse per le tradizione della loro religione.
Il generale gli aveva detto di stare zitto. Il signor Alber ha alzato
le braccia e ha detto: “Credo che il generale sia un uomo buono, ma le
informazioni che ha sono sbagliate. Non teniamo mai armi nella nostra
moschea, solo tre kalashnikov per proteggerla,
come si proteggono gli ospedali”.
Mentre puntavano le armi contro la
gente nella moschea per due ore, i soldati hanno sfondato praticamente
ogni porta che era chiusa nella moschea, persino quelle che
non erano chiuse a chiave. Avevo fatto un giro nella scuola (la scuola
superiore islamica Imam Adham è all’ interno del
complesso della moschea, proprio come tante scuole private negli Usa
sono vicino alle chiese) e avevo visto che ogni porta era sfondata, e
che i muri e i soffitti erano bucherellati dai proiettili. I quaderni
degli studenti erano sparpagliati sul tavolo di un insegnante,
un caos causato dai soldati che li hanno scartabellati.
Il signor Alber ha detto: “Dopo due ore
passate con le facce a terra e con gli americani che mettevano i piedi
sulle persone (un insulto enorme da queste parti), i soldati non hanno
trovato un singolo proiettile. Se ne sono semplicemente andati. Un anno
fa si sarebbero scusati per queste cose. Ora hanno cancellato le scuse.
Si scusano calpestandoci il collo!”. Questo è il terzo raid compiuto
dagli americani nella moschea Abu Hanifa. La prima
volta fu esattamente un anno prima del raid più recente.
La seconda volta è stata lo scorso dicembre. Avevo
parlato di quest’ ultima incursione l’ultima volta che sono stato qui,
e avevo scattato fotografie dei colpi sparati contro le mura
all’esterno e contro la torre con l’ orologio. Il signor Adel ha detto:
“Questo è il nostro regalo per l’ anniversario del primo raid”. Ci sono
più di 200 tonnellate di cibo per Falluja custodite nella moschea.
Borse di cibo giacciono nel cortile in attesa di essere consegnate, e
sono arrivate da tutto l’ Iraq.
Mi sono
venute le lacrime agli occhi mentre guardavo questo profluvio di aiuti
per gli iracheni assediati di Falluja. Mentre stavamo camminando verso
l’ altro lato della moschea, una donna di Falluja era appena arrivata,
piangendo a dirotto, con il figlio. Ha spiegato agli uomini della
moschea che non aveva con sé un documento di identità perché gli
americani gliel’ avevano preso, ed era qui per chiedere aiuto.
Gli abitanti di Adhamiya hanno cominciato a ospitare i rifugiati
di Falluja a centinaia, se non a migliaia. Si dice che una famiglia ne
sta ospitando otto di Falluja, e che non permetta a nessuno di
portargliele via. Insistono per prendersi cura di quante più persone
possono. Questa è Adhamiya. Dall’ altro lato della
moschea mi viene presentato Kassem, un nonno di 54 anni che è cieco da
un occhio ed è disabile a una gamba. Lavora come guardia alla moschea,
e vive nel complesso con la sua famiglia e i suoi nipoti.
Mentre sta lì a parlare con noi, noto la vistosa benda
che ha sulla fronte. Quando gli americani hanno sfondato la porta della
sua casa, si è messo di fronte ai soldati e uno di loro lo ha colpito
alla testa col calcio del suo M-16, buttandolo a terra.
Mostra
la gamba e dice: “Quando sono caduto a terra mi
hanno riempito di calci! Sono venuti a umiliare la gente dell’ Islam.
Perché sennò? Non abbiamo armi qui, non ci sono mujaheddin. Vogliono
distruggere la religione islamica”. Dopo aver parlato con Kassem,
visitiamo il
cimitero degli Shahid (martiri) all’ interno del
complesso.
Qui sono seppelliti più di 60
corpi, eppure il posto è riservato a quelli ritenuti martiri,
principalmente della zona. La maggioranza delle tombe sono di gente del
luogo che è morta per difendere Adhamiya durante
l’ invasione del 19 aprile 2003, ma ce ne sono altre. Quattro nuove
tombe sono di combattenti morti lottando contro gli americani il giorno
dopo il raid della moschea. Due ragazzini siedono vicino alla tomba di
uno di loro, un ragazzo di 19 anni che era loro amico.
Rendono visita alla tomba ogni giorno, e pensano di
continuare a fare così per sempre. Un’ altra tomba è quella di un
dimostrante ucciso a colpi di arma da fuoco dagli americani, e un'altra
è di un uomo colpito dai proiettili di un elicottero Apache a un posto di blocco
di Mosul. Ci sono
altre due tombe nuove. Una è di un bambino di 9 anni, l’altra della sua
sorella 16enne. Entrambi erano di Falluja.
In precedenza il signor Alber ci aveva detto: “Io ero contro
Saddam. Ero stato in carcere sotto il suo regime nel 1996 per aver
sfornato delle pastine quando lo zucchero era razionato per le
sanzioni. Ma la politica Usa ora in Iraq fallirà al 100 per cento!
Nessuno è dalla loro parte adesso”.
Dopo di
questo ha respirato a fondo e in modo calmo ma risoluto ha detto: “Chi
gestisce la politica statunitense qui non è intelligente. Quando vieni
facendo del terrorismo, crei terrorismo”. Poco più tardi, mentre
stavamo entrando nella macchina abbiamo sentito dei colpi di arma da
fuoco nelle vicinanze. Dopo aver guidato per un breve tratto, Abu Talat
mi chiede di coprirmi la testa. Mi tiro su la kefia per coprirmi la barba.
Mentre guidiamo verso casa, vediamo fluttuare numerose
nuvole di fumo nero, e sono stato qui abbastanza a lungo per capire che
viene da veicoli militari americani in fiamme. Le fiamme che avvolgono
le distanti rovine di al-Dora nel cielo al
tramonto sono le più alte che abbia visto finora.