24/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un editoriale apparso su Russia Today, indica Al-Jazeera come la principale responsabile del muro di menzogne

Da un po' di tempo circola una battuta che riassume i fatti di Libia, il ruolo dell'informazione, il destino di Muammar Gheddafi e recita così: "Il giornalismo è morto. Gheddafi non ancora". Ciò presumibilmente a significare che molte testate giornalistiche hanno prestato i loro servigi perché si raggiungesse al più presto la fine di Gheddafi. Certo, per il bene del popolo libico - oppresso da quarant'anni di un regime inflessibile - ma anche per soddisfare le richieste di alcuni poteri che presto (?) potranno sedere al banchetto libico.

Un editoriale apparso su Russia Today, indica Al-Jazeera come la principale responsabile del muro di menzogne costruito sulla guerra di Libia: a partire dagli "oltre mille morti" nella prima settimana di proteste, passando per le immancabili fosse comuni fino a una lunga serie di notizie puntualmente verificatesi "inesatte". Senza troppi giri di parole riduciamo tutto ad un'equazione: Al-Jazeera è sostenuta dal governo del Qatar; il Qatar ha forti interessi petroliferi in Libia ed è stato il primo paese arabo a riconoscere il Cnt, nonché il primo a inviare sei jet Mirage per l'implementazione della no-fly zone. Al-Jazeera ha anche aiutato i ribelli a mettere in piedi una emittente televisiva, usando un satellite francese, per by-passare la tv di stato libica. Con queste premesse, dove si trova l'imparzialità? Propaganda contro propaganda. Bugia contro bugia. Il problema nasce dal fatto che Al-Jazeera ha conquistato negli anni una credibilità addirittura superiore a molte emittenti occidentali. Uno degli ultimi lanci di Al-Jazeera ha scatenato il dibattito sulla rete: "Un aereo della Nato ha abbattuto un missile Scud lanciato dai lealisti". A quanto pare, l'abbattimento di un missile da parte di un jet è considerata dagli esperti cosa estremamente difficile se non impossibile. La sperimentazione di un laser per fare ciò è in pieno sviluppo. Siamo certi che ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Queste notizie fanno bene al morale dei combattenti, soprattutto esse rappresentano un credito importante per i "paesi amici" che passeranno a riscuotere nei prossimi mesi.

A dare la notizia della cattura di Saif al-Islam Gheddafi, era stato il Cnt comunicando l'arresto e la custodia in luogo sicuro del figlio del rais. La notizia è stata ripresa da tutti (noi compresi), ma a quanto pare il rampollo fino a ieri non ha mai lasciato l'hotel Rixos, dove si trovava in compagnia di molti dignitari del regime e dei giornalisti rimasti "ospiti forzati" e liberati solo dopo l'abbandono dell'hotel da parte dei lealisti.

Pepe Escobar, reporter di fama internazionale e corrispondente di AsiaTimes, ha definito "patetici" i servizi lanciati dai colleghi di Cnn e Bbc: "raccontano gli avvenimenti dalle camere d'albergo, con casco e giubbotto antiproiettile", mentre i giornalisti indipendenti stanno rischiando la vita per strada a cercare storie e verità.

 

Di seguito l'intervista di SkyNews a un ribelle che sostiene di aver trascorso 4 mesi sulle montagne a combattere contro i lealisti

 

Categoria: Guerra
Luogo: Libia