24/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Parla un'imprenditrice italiana rimasta a Tripoli: tante bugie dai giornalisti e vergogna di far parte della Nato

Per Tiziana Gamannossi, imprenditrice italiana a Tripoli, non esistono più "buongiorno" da sabato, quando i ribelli con la copertura aerea della Nato, hanno attaccato la capitale libica.

Il telefono e internet funzionano a singhiozzo e Gamannossi, dopo averci tranquillizati sul suo stato di salute, racconta a PeaceReporter i giorni dell'assalto finale.

"Le tv e i giornali stanno raccontando un sacco di sciocchezze". Stando alla testimonianza dell'imprenditrice italiana, Seif Al-Islam Gheddafi non sarebbe mai stato arrestato. Al contrario, da diversi giorni è all'interno dell'hotel Rixos in compagnia di molti ministri del rais. Nello stesso hotel si trovano anche tutti i giornalisti e i pacifisti.

Tante zone della città sono nelle mani dei ribelli, ma si combatte ancora a Buslim e poi rimane l'incognita del Rixos. Potranno i ribelli attaccare l'edificio dove si trovano anche gli inviati di mezzo mondo?

Sabato notte anche Tiziana Gamannossi è rimasta a dormire all'interno del Rixos dove era andata per collegarsi a internet. Troppo pericoloso tornare indietro verso Tajura, a casa sua. Solo domenica pomeriggio ha potuto farvi rientro.

I ribelli hanno installato diversi check point
per isolare i quartieri che non sono ancora sotto il loro controllo. Anche la caserma di Bab El Azizia è nelle mani degli insorti, ma rimane il fatto che l'edificio era stato abbandonato in precedenza e, a quanto pare, gran parte dell'establishment si trova all'interno del Rixos.

Nessuno sa dove sia, invece, Mumammar Gheddafi. Stesso mistero su dove si trovi l'altro figlio, Khamis, il comandante della 32esima brigata. Sulle pagine dei giornali abbiamo letto di cecchini e mercenari di Gheddafi che seminano il panico nelle strade della città: "Non mi riuslta niente di tutto ciò", dice Gamannossi, "nessun cecchino e nessun mercenario per Gheddafi...  nelle file dei ribelli sappiamo che ci sono dei mercenari".

L'imprenditrice che il 18 marzo non ha voluto abbandonare Tripoli, quando l'ambasciata italiana ha chiuso i battenti, è delusa e amareggiata per come sia stata gestita la questione libica: "C'è da vergognarsi di far parte della Nato. Tripoli ha sempre chiesto una soluzione diplomatica, ma la Nato ha sempre rifiutato questa via".

Alberto Tundo
Nicola Sessa

 

Categoria: Guerra
Luogo: Libia