stampa
invia
L'appuntamento è per oggi, 24 agosto 2011, ore 21, in Piazza Salandra a Nardò, nel Salento. La stagione estiva è ancora viva in Puglia, sempre più meta di turisti dall'Italia e dal mondo. Ma le sagre patronali, le spiagge e i ristoranti di qualità convivono fianco a fianco con un'altra Puglia. A Nardò, facendo festa, vogliono raccontare l'altro volto dell'estate pugliese.
NO CAP: ARTISTI CONTRO IL CAPORALATO è il nome della kermesse di questa sera, con la partecipazione di artisti tra i quali Eltdown, Mentaly Doof, Aban Laioung, Santu Pietru cu tutte le chiai, Tonino Zurlo, Eugenio Bennato e Mohammed Ezzaime El Alaqui, Sonia Totaro e Ezio Lambiase. Organizzata dal Comune di Nardò, dalla Cgil Puglia e dall'associazione Cetrie Finis Terrae, la manifestazione vuole esprimere la solidarietà ai braccianti stagionali, che dalla Capitanata al Salento si riversano in Puglia, per raccogliere frutta e verdura che arrivano sulle nostre tavole al prezzo dello sfruttamento disumano di migliaia di migranti.
Nardò non è un posto a caso. Il 31 luglio, dopo anni di sfruttamento e false promesse delle istituzioni i braccianti - per la prima volta - hanno incrociato le braccia. Una lotta raccontata in un'intervista alla Stampa da Ivan Sagnet, camerunese di 24 anni, divenuto il simbolo della lotta.
''La rabbia è esplosa quando, per meno di 5 euro, ci chiedevano di aggiungere alla raccolta anche la selezione dei pomodori. Era troppo. Bisognava ribellarsi'', racconta Ivan. Che è dovuto tornare in tutta fretta a Torino, dopo essere finito nel mirino dei caporali per la sua iniziativa. Oggi, a Nardò, Ivan ci sarà.
Studente di ingegneria elettronica a Torino, tre esami dalla laurea. Quest'estate, per guadagnare qualcosa, ha accettato di fare il bracciante stagionale a Nardò. Per 3,50 euro a cassone (ogni cassone 350 chili) di pomodori. Con l'appoggio delle associazioni Finis Terrae e Brigate di Solidarietà Attiva, che gestiscono la Masseria Boncuri, uno dei pochi alloggi 'umani' per i braccianti stagionali, Ivan e gli altri hanno incrociato le braccia. Ottenendo, per ora, la regolarizzazione per diciotto di loro.
Poco, troppo poco. Basta leggere le cronache locali, non solo della Puglia. Un mese fa, in provincia di Foggia, Robert Ilie Ungureanu - 21enne rumeno - si è ribellato ai suoi caporali. Appena arrivato dalla Romania per la 'stagione', si è sentito chiedere 300 euro di 'tassa' non concordati in precedenza. Per pagare Robert ha dovuto lavorare, con orari massacranti e salario da fame, in un accampamento agricolo ad Orta Nova. Quando Robert ha detto basta, il caporale (suo connazionale) gli ha tolto il passaporto. Robert, assieme ad altri due connazionali, è scappato per rifugiarsi a Foggia e cominciare una nuova vita.
Purtroppo i guai non erano finiti. Il 15 agosto scorso, nei pressi della stazione ferroviaria di Foggia, è stato aggredito e sequestrato da sei rumeni mandati dal caporale. Due amici di Robert sono andati dai carabinieri a denunciare l'accaduto. Due degli assalitori sono stati identificati ed arrestati. Per una storia a lieto fine, tante troppe storie finiscono male. Oggi, in piazza, perché non capiti mai più. Sostenendo la campagna Stop al Caporalato (raccontata nel numero di E, il mensile di Emergency nelle edicole dal 7 settembre prossimo) che chiede, finalmente, una legge ad hoc.
Christian Elia