28/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ayaan Hirsi Ali, Einaudi, 2005
 
La copertina del libroAyaan Hirsi Ali è una donna somala musulmana. Suo padre, Hirsi Magan fu un noto esponente dell’opposizione a Siad Barre. Ayaan, seguendo l’esilio del genitore, si rifugia in Europa, dove però si allontana dalla famiglia per sfuggire al matrimonio combinato per lei dal padre, musulmano osservante. Da allora vive in Olanda, dove è stata inizialmente un’esponente della sinistra, per poi migrare, con una mossa controversa ma sintomatica delle sue posizioni personali, nelle fila del partito liberale. 
La Hisi Ali è nota, anche e soprattutto, per avere scritto la sceneggiatura del film Submission Part1, costato la vita al regista olandese Theo Van Gogh, orribilmente ucciso da un fanatico islamista. La giovane scrittrice è stata colpita da una fatwa che ha comportato per lei la perdita del contatto con la famiglia e con la comunità di appartenenza, oltre alla tragica sorte di vivere con una condanna a morte sulla testa; condanna che, secondo il corano, può essere eseguita da qualsiasi musulmano.
  Fotogramma dal film Submission P1
Non sottomessa racconta la vita di Ayaan e il suo distacco dalla fede, uno strappo radicale con la tradizione islamica che - e questa è la pietra angolare della sua riflessione- non è riformabile. Hirsi Ali sostiene che ogni discussione sulla compatibilità tra islam e democrazia, islam e diritto, islam e libertà sessuale, non è altro che un tentativo di salvare un sistema che, ossessionato dalla verginità, non è compatibile con lo sviluppo individuale che ogni società realmente moderna richiede ai suoi cittadini. Fa impressione sentire una donna musulmana che parla con disincanto dell’arretratezza sociale e culturale del mondo arabo, denuncia la presenza di musulmani nella maggior parte dei conflitti al mondo e individua nella chiusura dell’islam la radice dell’ignoranza che affligge larga parte dei paesi arabi. Fa impressione perché lo fa senza cadere nella retorica, nè quella dei detrattori dell’islam, nè quella dei sostenitori acritici. Il mondo musulmano, agli occhi della scrittrice somala, ha bisogno di un nuovo illuminismo, che insegni ai credenti a guardarsi dal di fuori e liberarsi dalla sensazione di essere culturalmente accerchiati, per riconoscere l’anacronisticità del vivere secondo l’esempio del profeta Maometto. Un pervertito secondo Ayaan Hirsi Ali.
  Fotogramma dal film Submission P1
La Ali critica l’immobilismo della società musulmana, in particolare di quelle nazioni che applicano la shariyah, e cerca di mostrare come le minacce e le critiche esterne alla ummah, abbiano l’effetto di spingere i giovani musulmani verso le moschee. La scrittrice è consapevole che a lottare in prima linea contro l’abolizione del velo in Francia c'erano proprio le donne musulmane. Casi di questo tipo sono numerosi e vanno considerati, secondo Ayaan Hirsi Ali, resistenze dovute alla miopia e, nel caso delle donne emigrate, un placebo al senso di sradicamento.
 
Fotogramma dal film Submission P1Bisogna combattere, con l’arma della ragione, anche contro di loro, perché un illuminismo, un Voltaire musulmano, può nascere solo in un contesto laico e tollerante quale l’Europa dovrebbe essere. E invece dalle pagine di Non sottomessa si scopre come anche gli stessi europei abbiano molto da imparare sul rapporto tra religione e individuo nella società, e molto anche sullo scivoloso piano della tolleranza. Il passaggio della scrittrice al partito liberale si motiva infatti con la critica che lei muove al modo in cui la sinistra olandese si rapporta con la comunità musulmana. Considerandola appunto come una comunità anziché come un insieme di individui da tutelare. Occorre invece riconoscere caso per caso il confine oltre cui la tutela della cultura araba diventa omertosa complicità nella violenza sulle donne. Ci si nasconde dietro la convinzione che le mogli d'immigrati recluse in casa, sposate contro la propria volontà e vessate in mille modi, siano “felici nella loro cultura”, mentre in realtà quello che si sostiene è il paradossale “diritto all’arretratezza”.
 
Il libro si conclude con un capitolo intitolato 10 suggerimenti per le donne musulmane che vogliono fuggire di casa e con la sceneggiatura di Submission Part 1.  

Naoki Tomasini

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