
Ayaan Hirsi Ali è una donna somala musulmana. Suo padre, Hirsi Magan fu un noto
esponente dell’opposizione a Siad Barre. Ayaan, seguendo l’esilio del genitore,
si rifugia in Europa, dove però si allontana dalla famiglia per sfuggire al matrimonio
combinato per lei dal padre, musulmano osservante. Da allora vive in Olanda, dove
è stata inizialmente un’esponente della sinistra, per poi migrare, con una mossa
controversa ma sintomatica delle sue posizioni personali, nelle fila del partito
liberale.
La Hisi Ali è nota, anche e soprattutto, per avere scritto la sceneggiatura del
film Submission Part1, costato la vita al regista olandese Theo Van Gogh, orribilmente ucciso
da un fanatico islamista. La giovane scrittrice è stata colpita da una fatwa che
ha comportato per lei la perdita del contatto con la famiglia e con la comunità
di appartenenza, oltre alla tragica sorte di vivere con una condanna a morte sulla
testa; condanna che, secondo il corano, può essere eseguita da qualsiasi musulmano.

Non sottomessa racconta la vita di Ayaan e il suo distacco dalla fede, uno strappo radicale
con la tradizione islamica che - e questa è la pietra angolare della sua riflessione-
non è riformabile. Hirsi Ali sostiene che ogni discussione sulla compatibilità
tra islam e democrazia, islam e diritto, islam e libertà sessuale, non è altro
che un tentativo di salvare un sistema che, ossessionato dalla verginità, non
è compatibile con lo sviluppo individuale che ogni società realmente moderna richiede
ai suoi cittadini. Fa impressione sentire una donna musulmana che parla con disincanto
dell’arretratezza sociale e culturale del mondo arabo, denuncia la presenza di
musulmani nella maggior parte dei conflitti al mondo e individua nella chiusura
dell’islam la radice dell’ignoranza che affligge larga parte dei paesi arabi.
Fa impressione perché lo fa senza cadere nella retorica, nè quella dei detrattori
dell’islam, nè quella dei sostenitori acritici. Il mondo musulmano, agli occhi
della scrittrice somala, ha bisogno di un nuovo illuminismo, che insegni ai credenti
a guardarsi dal di fuori e liberarsi dalla sensazione di essere culturalmente
accerchiati, per riconoscere l’anacronisticità del vivere secondo l’esempio del
profeta Maometto. Un pervertito secondo Ayaan Hirsi Ali.

La Ali critica l’immobilismo della società musulmana, in particolare di quelle
nazioni che applicano la shariyah, e cerca di mostrare come le minacce e le critiche
esterne alla ummah, abbiano l’effetto di spingere i giovani musulmani verso le
moschee. La scrittrice è consapevole che a lottare in prima linea contro l’abolizione
del velo in Francia c'erano proprio le donne musulmane. Casi di questo tipo sono
numerosi e vanno considerati, secondo Ayaan Hirsi Ali, resistenze dovute alla
miopia e, nel caso delle donne emigrate, un placebo al senso di sradicamento.

Bisogna combattere, con l’arma della ragione, anche contro di loro, perché un
illuminismo, un Voltaire musulmano, può nascere solo in un contesto laico e tollerante
quale l’Europa dovrebbe essere. E invece dalle pagine di
Non sottomessa si scopre come anche gli stessi europei abbiano molto da imparare sul rapporto
tra religione e individuo nella società, e molto anche sullo scivoloso piano della
tolleranza. Il passaggio della scrittrice al partito liberale si motiva infatti
con la critica che lei muove al modo in cui la sinistra olandese si rapporta con
la comunità musulmana. Considerandola appunto come una comunità anziché come un
insieme di individui da tutelare. Occorre invece riconoscere caso per caso il
confine oltre cui la tutela della cultura araba diventa omertosa complicità nella
violenza sulle donne. Ci si nasconde dietro la convinzione che le mogli d'immigrati
recluse in casa, sposate contro la propria volontà e vessate in mille modi, siano
“felici nella loro cultura”, mentre in realtà quello che si sostiene è il paradossale
“diritto all’arretratezza”.
Il libro si conclude con un capitolo intitolato 10 suggerimenti per le donne
musulmane che vogliono fuggire di casa e con la sceneggiatura di Submission Part
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