Esiste nel deserto egiziano, in piena terra islamica, una
strana azienda. Forse sarebbe meglio dire che a 70 chilometri dal
Cairo, - la supercaotica capitale dell’Egitto, la città più grande
d’Africa, con il maggior numero di abitanti e soprattutto la città più
occidentalizzata - esiste una realtà commerciale con pochi eguali al
mondo. Si tratta di Sekem, località-azienda che da una decina di
anni produce agricoltura biodinamica. Questa azienda ha creato, e
continua a farlo, posti di lavoro.
Non la
conoscono in molti anche se il suo fatturato supera ampiamente i 20
milioni di euro all’anno. Questa è un’impresa–comunità–località ed il
suo nome, Sekem, è un vocabolo tratto dall’egiziano antico e significa vitalità
data dal sole. Il fondatore, Ibrahim
Abouleish, più di vent’anni fa decise di creare un angolo
di paradiso in terra d’Islam. Voleva azzardare. Credeva fosse possibile
perseguire intenti agricoli non soggetti alle tecniche moderne.
Voleva insomma creare un’agricoltura
biodinamica. E così fece. Secondo i principi di
antroposofia di Rudolf Stainer. Visti gli ottimi risultati
ottenuti, nel 2003, la Sekem è stata premiata dal Right Livelihood
Award ( il nobel alternativo a quello svedese). Sekem è stata segnalata
per questo premio insieme ad altre 10 aziende al mondo dalla fondazione Schwab
un’associazione filantropica che si occupa di temi sociali.
Da due anni la Fondazione si prende l’impegno di segnalare al Forum
Economico di Davos le aziende che hanno un alto contenuto sociale nella
loro produzione.
Con questo genere di agricoltura la Sekem mostra come un
commercio moderno e solidale può unire il profitto e l’aggancio nei
mercati mondiali con un metodo umanitario. Oltretutto Sekem sviluppa
anche un concetto di sviluppo sociale e culturale. Ma il programma di
sviluppo socio-culturale che negli ultimi venticinque anni ha reso così
grande Sekem riguarda anche il livello di vita dei suoi dipendenti.
Sono circa 2000 le persone che lavorano nelle sue varie divisioni.
Tutti i giorni, ad un’ora precisa, tutti i
dipendenti di Sekem, dall’ingegnere all’operaio, si radunano in cerchio
ed iniziano a raccontare ciò che hanno fatto il giorno precedente.
Questo fa sì che ogni persona mantenga un senso di dignità all’interno
della comunità. Ci vuole poco a scambiare Sekem per una
comunità. Innanzitutto ogni divisione lavorativa ha un responsabile amministrativo
che si occupa della formazione
dei dipendenti, ma anche della loro condizione sanitaria. Il livello di
vita a Sekem è mediamente più alto rispetto a quello degli egiziani che
vivono nelle zone vicine alla città.
Una
cosa certa è che il benessere non è dato tanto dalla retribuzione
mensile quanto dalla condizione di lavoro e da quella della vita.
Infatti in questa comunità vi sono corsi di alfabetizzazione, corsi di
formazione professionale, scuole e divertimenti. All’interno
dell’azienda vi è anche un ospedale convenzionato con il sistema
sanitario egiziano. Ma Sekem vuol dire anche concerti teatri, servizi
sociali. In effetti a Sekem c’è la possibilità di lavorare in modo
tranquillo in quello che viene considerato uno degli ambienti più
salubri che si possano immaginare. Forse l’inizio di un altro mondo
possibile parte proprio dalla rifondazione del pensiero economico.