L’Fbi sapeva prima
dell’11 settembre che i terroristi stavano progettando di attaccare gli
Stati Uniti usando gli aerei come missili, e le dichiarazioni del
consigliere per la Sicurezza Nazionale Condoleezza Rice – cioè che
informazioni del genere non esistevano – sono “una clamorosa bugia”. Lo
sostiene Sibel Edmonds, una traduttrice turco-americana che ha lavorato
per l’ufficio investigativo nei sei mesi successivi agli attentati al
World Trade Center e al Pentagono, e che la scorsa settimana ha
testimoniato davanti alla Commissione istituita per indagare sulle
eventuali mancanze dell’intelligence nel prevedere gli attacchi.
Insieme alle dichiarazioni dell’ex capo dell’anti-terrorismo Richard
Clarke, le rivelazioni della Edmonds minacciano di intaccare
ulteriormente la credibilità dell’attuale amministrazione proprio nel
campo su cui Bush ha puntato tutto per essere rieletto: la sua
leadership nella guerra al terrorismo.
Nonostante una corte le abbia ordinato di non rivelare i
dettagli, coperti dal “privilegio del segreto di Stato”, la Edmonds ha
parlato senza mezzi termini in un’intervista al quotidiano britannico
The Independent. “C’erano informazioni generali sulla tempistica, sui
metodi da usare – ma non esattamente su come sarebbero stati usati –,
sulle persone già sul territorio e su chi stava ordinando questi
attacchi terroristici. Venivano menzionate delle città. Metropoli, con
grattacieli”, ha detto. “Ho fornito alla Commissione dettagli su
documenti investigativi specifici, su date specifiche, su obiettivi
specifici, e su chi era a capo delle indagini. Ho dato tutto il
necessario affinché la Commissione potesse risalire all’intero processo
e seguirne gli sviluppi. Questo non è solo sentito dire, sono cose
documentate. E i fatti possono essere stabiliti molto facilmente”.
La Edmonds, che oltre al turco
conosce anche il farsi, era stata incaricata dall’Fbi di tradurre
nuovamente del materiale – in particolare le intercettazioni
telefoniche di presunti terroristi – raccolto nei mesi precedenti agli
attentati, per capire se c’erano state delle mancanze nelle traduzioni.
Scoprì che queste erano state piuttosto chiare, e già nel marzo 2002
aveva informato l’ufficio investigativo di voler rendere pubbliche le
intercettazioni da lei tradotte. Ma le fecero capire – anche
proponendole un cospicuo aumento di stipendio e un lavoro a tempo pieno
– che era meglio se teneva la bocca chiusa: “minacciarono anche di
mandarmi in prigione”, ha raccontato al sito TomFlocco.com. La
settimana scorsa, durante una conferenza stampa tenuta dopo la
deposizione davanti alla Commissione, a un giornalista che le chiedeva
se era stata “corrotta” per il suo silenzio la Edmonds rispose: “Può
metterla così”.
Quanto sostenuto dalla donna
contrasta con la tesi sostenuta da Condoleezza Rice. Nella lettera del
consigliere per la Sicurezza Nazionale pubblicata dal Washington Post
il 22 marzo si legge che “nonostante ciò che è
stato detto da alcuni, noi non avevamo ricevuto nessun rapporto
dall’intelligence sulla preparazione di attacchi terroristici negli
Stati Uniti con gli aerei usati come missili, sebbene alcuni analisti
avessero immaginato che dei terroristi potevano dirottare dei velivoli
per ottenere la scarcerazione di militanti detenuti dagli
Usa”. Per la Edmonds, quel “noi” usato dalla Rice equivale a una
“clamorosa bugia”. “La Rice ha detto ‘noi’, e non ‘io’ – ha detto a The
Independent –. Questo includerebbe tutti gli uomini dell’Fbi, della Cia
e della Dia (l’agenzia di intelligence della Difesa, nda). E’ impossibile”.
Secondo la Edmonds, gli Usa “avrebbero dovuto avere
l’allarme arancione o rosso (nella scala di colori che descrive la
gravità della minaccia terroristica, il primo significa “alto” livello
di allerta, il secondo “altissimo”, nda) già nel
periodo giugno-luglio 2001. C’erano tante informazioni
disponibili”.
La traduttrice dovrebbe
comparire di nuovo davanti alla Commissione nel corso di questo mese,
quando sarà chiamato a testimoniare anche il direttore dell’Fbi, Robert
Mueller. “Spero che la Commissione gli faccia domande vere - ha
confessato al sito Salon.com -. Per esempio, è vero o no che
nell’aprile 2001 un ufficio dell’Fbi ricevette delle informazioni
riguardanti l’uso di aeroplani per un attacco contro una grande città?
Ed è vero o no che tramite un informatore dell’Fbi, che lavorava per
l’ufficio investigativo da dieci anni, lei ricevette delle informazioni
su specifiche trame terroristiche e specifiche cellule nel nostro
Paese? Non potrebbe dire di no”.