22/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Duecento morti in cinque giorni. Battaglie e bombardamenti come ai tempi di Tora-Bora
Soldati Usa nel sud dell'AfghanistanEra dalla battaglia di Tora-Bora del dicembre 2001, ultimo atto della guerra americana contro il regime talebano, che in Afghanistan non si verificavano scontri armati così massicci.
Centinaia di soldati statunitensi e afgani, appoggiati da elicotteri Apache, aerei anticarro A-10 e caccia britannici Harrier e centinaia di guerriglieri talebani si combattono da giorni sulle aride montagne del sud dell’Afghanistan.
Ieri è oggi le giornate più sanguinose. Combattimenti e bombardamenti proseguono senza sosta da ieri mattina sia nel distretto di Mian-Nishin, nel nord della provincia di Kandahar, che in quello confinante di Dai-Copan, che rientra invece nella provincia di Zabul. Il bilancio provvisorio è pesantissimo: almeno cento talebani uccisi, una ventina di militari afgani morti e molti soldati statunitensi feriti. Oltre a due elicotteri Usa Chinook danneggiati dalla contraerea talebana e costretti ad atterraggi di fortuna.
Altri combattimenti si sono verificati nella notte di ieri anche poco più a ovest, nelle vallate desertiche del distretto di Por Chaman, nella provincia di Farah, dove sembra ci siano andati di mezzo i civili. Sei bambini e cinque donne sarebbero stati uccisi assieme a quattro miliziani ribelli nel corso dell’offensiva notturna dell’esercito governativo afgano contro una roccaforte del comandante Saaduddin Yaqoubzada, alleato dei talebani.
 
Soldati Usa nel sud dell'AfghanistanOperazione ‘Catania’ a Mian-Nishin. Una settimana fa, giovedì 16 giugno, i talebani scesi dalle montagne avevano attaccato e conquistato la cittadina di Mian-Nishin, un centinaio di chilometri a nord di Kandahar, facendo prigionieri una trentina di poliziotti afgani (tra cui il comandante della polizia locale, Nanai Agha) e prendendo il controllo di tutto il distretto. Agha e i suoi uomini sono stati processati dai mullah talebani, che sabato hanno emesso una fatwa di condanna a morte per il comandante e sette suoi agenti, riconosciuti colpevoli di collaborazionismo con le forze di occupazione. Domenica mattina, Agha e i sette poliziotti sono stati fucilati. Gli altri sono stati rilasciati dopo essere stati riscattati da alcuni capi tribù locali.
Nel frattempo le forze armate Usa e afgane hanno dato il via all’operazione ‘Catania’ per riconquistare il distretto di Mian-Nishin. I bombardamenti aerei di ieri hanno costretto i talebani a ritirarsi verso nord, inseguiti da quattrocento militari afgani e dall’aviazione Usa e britannica. Almeno 60 guerriglieri e 18 soldati afgani sono rimasti uccisi fino ad ora. L'operazione è ancora in corso.
I talebani non sono rimasti sulla difensiva, contrattaccando ieri le forze governative e americane più a est, nel distretto di Dai-Copan, provincia di Zabul. Anche qui è massicciamente intervenuta l’aviazione Usa, che ha martellato la zona per undici ore consecutive, uccidendo una quarantina di guerriglieri.  
 
Pattuglia Usa sotto attaccoDomenica di guerra nell’Helmand. Nella stessa provincia di Zabul, domenica sera, i talebani hanno attaccato un checkpoint della polizia afgana nel distretto di Shahjoy, uccidendo un militare. Ne è seguito uno scontro a fuoco in cui sette guerriglieri sono rimasti uccisi.
Quello stesso giorno, ben più pesanti combattimenti si sono avuti più a ovest, in due distretti settentrionali della provincia di Helmand che si trovano subito a ovest del distretto kandaharino di Mian-Nishin, teatro dell’operazione ‘Catania’.
Dopo l’uccisione, avvenuta domenica mattina, di un giudice afgano, un agente dei servizi segreti afgani e un poliziotto caduto in un’imboscata talebana, le forze Usa hanno rafforzato i pattugliamenti in tutta la provincia. Quando anche una di queste pattuglie è stata attaccata dai talebani nel distretto di Grishk, i caccia Usa hanno bombardato la zona uccidendo almeno una ventina di guerriglieri. La sera, nel distretto di Washare, poco più a nord, i ribelli hanno attaccato l’auto su cui viaggiava il governatore distrettuale, Haji Mullah Sakhi, uccidendo lui e un poliziotto della sua scorta. Nel combattimento che è seguito, undici talebani sono stati uccisi.
 
Il ministro della Difesa afgano Rahim WardakRischio scenario iracheno. Nei combattimenti e negli agguati degli ultimi cinque giorni hanno perso la vita circa duecento persone. Un bilancio pesantissimo, che assomiglia molto ai bollettini di guerra che giungono dall’Iraq. E non è un caso. Secondo quanto affermato domenica dal ministro della Difesa afgana Rahim Wardak, dopo che a maggio il governo Karzai ha sancito la presenza permanente delle truppe Usa in Afghanistan, al-Qaeda avrebbe deciso di iniziare a sostenere attivamente la resistenza armata talebana esportando il modello insurrezionale iracheno. A questo scopo avrebbe mandato in Afghanistan molti suoi uomini, facendoli entrare dal Belucistan pachistano, diretti verso la zona di Kandahar. Gli effetti della loro presenza, secondo Wardak, sono stati subito evidenti. Non solo nel salto di qualità delle azioni della guerriglia talebana, che per sua stessa ammissione sta mettendo “in seria difficoltà le forze armate Usa”, ma soprattutto negli attentai kamikaze come quello del primo giugno alla moschea di Kandahar (in cui morirono venti persone) e in quello sventato per un soffio proprio domenica, quando nei pressi di Kabul tre attentatori pachistani stavano per farsi saltare in aria a pochi metri dall’ambasciatore uscente Usa in Afghanistan, Zalmay Khalizad, cui ora è stata affidata l’ambasciata di Washington a Baghdad.
Che la situazione militare in Afghanistan stia peggiorando fortemente lo dimostra il fatto che tutti i paesi che dopo la guerra avevano ritirato le proprie truppe, ora su richiesta degli americani (troppo impegnati in Iraq) le stanno rimandando al fronte. Dopo l’annuncio del ritorno di 5 mila soldati britannici, ieri anche il governo australiano ha dichiarato che rimanderà le sue truppe in Afghanistan. Washington non ha più uomini da mandare, quindi invia soldi e armi all’esercito afgano: nei giorni scorsi Bush ha stanziato 161,5 milioni di dollari per il ministero della Difesa di Kabul.
Ma il segnale più chiaro che la guerra è tornata è forse dato dal riapparire in questi giorni di decine e decine di checkpoint militari lungo la strada Kabul-Kandahar, la principale arteria del paese su cui nessuno da settimane vuole più viaggiare per paura dei sempre più frequenti agguati della guerriglia. 

Enrico Piovesana

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