scritto per noi da
Maurizio Campisi
Mentre in Messico la polizia cerca di trovare una
spiegazione ai fatti di Ciudad Juárez, dove 258 donne sono scomparse
negli ultimi dieci anni, le organizzazioni per i diritti umani puntano
ora il dito sul Guatemala, dove solo l’anno passato sono state uccise
383 donne. Una cifra che quest'anno
sembra addirittura destinata a salire. Il
2004 ha già fatto tristemente contare – fino a metà marzo -
già 56 omicidi.
La situazione è stata denunciata lo scorso febbraio alle Nazioni
Unite dove la responsabile per i diritti delle donne, la turca Yakin
Erturk, ha confermato in un’assemblea tenutasi nel Palazzo di Vetro,
che quella guatemalteca supera ogni altra realtà latinoamericana.
Secondo una ricerca più dettagliata, presentata all’Onu, dal 2001 ad
oggi sono state 1049 le donne ammazzate. La Erturk
aveva visitato il Paese lo scorso dicembre, in compagnia dell’attrice Jane Fonda, in rappresentanza del gruppo V
Day, che si batte per il riconoscimento dei diritti delle
donne.
Le organizzazioni civili
guatemalteche stanno chiedendo una riforma della legge sulla violenza
sulle donne che è ferma al Congresso dal
marzo 2002, frenata da una serie di mozioni dal sapore populista che
rispecchiano l’attitudine della maggioranza (maschile) dei deputati, di
vedere scalfito il ruolo predominante dell’uomo nella società. Secondo
una ricerca promossa dall’Ufficio per i Diritti Umani (PDH), la
maggioranza delle aggressioni si svolgono nell’ambito familiare, dove
la donna è oggetto di violenze, spesso taciute, che poi
degenerano fino all’estrema conseguenza. Il 40 per
cento degli omicidi avvengono perchè la vittima risponde ad
una esplicita aggressione sessuale, mentre nel 30 per
cento dei casi si sarebbe di fronte all’azione di soggetti
psicotici, con tendenze maniacali nei confronti delle donne.
Il resto dei crimini viene fatto risalire alle
conseguenze di atti criminali, come furti e rapine sfociati
poi in omicidi, a causa anche della
vulnerabilità delle vittime. Ma preoccupa soprattutto il fatto
che il 20 per cento delle aggressioni abbiano visto un tutore
della legge, un poliziotto, coinvolto.
Una
guerra durata 36 anni, una classe politica corrotta, l’impunità nella giustizia
ed una società che fatica ad amalgamarsi sono
i fattori che vengono chiamati in causa per dare una risposta
a tanta violenza.
Più esplicitamente però è
la mancanza di una cultura di protezione verso la donna a marcare la
società guatemalteca, un argomento che viene discusso in questi giorni
e che ha portato il neo presidente Óscar Berger a chiedere
l’istituzione di una campagna di prevenzione, tesa soprattutto a
promuovere comportamenti diversi tra le mura di casa.
Le denuncie per i casi di aggressione
domestica sono continue: i tribunali guatemaltechi ne hanno contate una
media di 1200 al mese l’anno passato, ma il numero non riesce
a inquadrare la vera portata del fenomeno.
Secondo la Red de la no violencia contra las mujeres le
donne sono sottoposte oltre che alle percosse, a una continua pressione
psicologica all’interno del nucleo familiare, situazione che poi
degenera nella violenza sessuale. Per questa ragione l’organizzazione
chiede che l’iter della legge contro la violenza sulle donne riprenda
il suo corso: sarebbe un primo passo per abbattere pregiudizi e luoghi
comuni radicati nella società guatemalteca. In particolare, una grande
responsabilità viene attribuita al sistema giudiziario che spinge le
coppie alla conciliazione restituendo, di fatto, la donna al suo
universo famigliare di sfruttamento e di violenza.