Attacchi missilistici. Conflitti politici e
settari. In tutta questa confusione, è facile perdere di vista quello
che, ad un anno dalla fine della guerra, comincia ad andare
abbastanza bene in Iraq: la ripresa economica. Nonostante la
disoccupazione- anche se adesso le cose sembrano migliorare - e i numerosi blackout energetici, gli iracheni stanno
osservando un grande rilancio negli affari: una svolta importante che
può migliorare la stabilità politica della nazione.
"E' sconvolgente, - ci racconta Rawon un
amico che vive in Iraq - ci sono addirittura dei contadini che, a bordo della
strada mentre
fanno pascolare il bestiame, tengono in mano un cellulare. Peccato che
la stragrande maggioranza non lo sappia ancora usare. Ci sono molte
compagnie telefoniche, tutte straniere, come la Asiacell e la Sana (svedese) che
coprono tutto il nord dell'Iraq. Poi
ci sono le compagnie kuwaitiane e dell'Arabia Saudita. Poi quelle
egiziane. Insomma il telefono cellulare è diventato un oggetto alla
portata di tutti. Addirittura alcune compagnie prima hanno provveduto a
vendere i cellulari e poi a costruire una rete satellitare.."
"Ma non solo questo. Qui si è avuto un vero e proprio
boom tecnologico. Si cominciano a vedere i primi negozi che
vendono computer, gli internet cafè sono strapieni e
bisogna fare molta coda prima di accedervi. Tutto quello che è
tecnologia sta invadendo il mercato, una vera e propria occasione di
business. Fra l'altro adesso c'è anche una sorta di benessere
collettivo che galvanizza gli acquisti".
"I
distretti iracheni sono molto ricchi - ricchezza dovuta agli
investimenti della coalizione - e si permettono di assumere personale.
Il problema è che non esiste controllo quindi gli impiegati comunali
recepiscono un salario e
magari lavorano solo un giorno. Tutto questo produce la circolazione
dei soldi. Certo rispetto ad un anno fa le cose sono molto
cambiate..."
"Effettivamente però in Iraq
ancora non si produce molto - se non il petrolio. Ci sono ancora poche
realtà imprenditoriali - anche se pur poche che siano funzionano
benissimo - vista la condizione in cui viviamo".
Tuttavia la ripresa non sarà sufficiente a pagare gli enormi
debiti accumulati dal Paese. Ci sarà, inoltre, bisogno di
altre enormi somme di denaro che giungano in aiuto dagli Stati
Uniti e dalle altre nazioni. L’analisi a breve termine è incoraggiante.
Secondo l’Iraq Reconstruction Report, “l’Iraq
potrebbe diventare una nazione guida a livello
mondiale.
Per la prima volta milioni di
iracheni stanno comprando telefonini, antenne satellitari, televisori,
lavatrici, condizionatori, automobili e molto altro. Le aziende,
invece, stanno acquistando i loro primi computer, le apparecchiature
terrestri, le connessioni satellitari ad internet e molti altri
dispositivi aziendali”.
Secondo
una stima della Banca Mondiale, dopo un declino durato due anni, il prodotto interno
lordo dell’Iraq – l’insieme della produzione di beni e servizi –
aumenterà quest’anno più del 30 per cento. L’economia del Paese,
valutata oltre i 20 miliardi di dollari, potrà
competere con quella del Lussemburgo.
Al centro dell’analisi della Banca Mondiale vi è il
presupposto che l’Iraq possa continuare a produrre petrolio – la sua
più grande fonte di rendita. La Banca prevede, per la fine dell’anno,
una ripresa pari ai livelli pre-bellici, con la produzione di quasi 3
milioni di barili al giorno e l’esportazione di 2,5 milioni barili al
giorno.
Il petrolio e le altre esportazioni
non potranno coprire per intero le spese per la ricostruzione. La Banca
Mondiale crede che le entrate, legate al petrolio e alle altre risorse
irachene, saranno sufficienti a coprire solo le spese “periodiche”.
Una speranza è che il Paese possa continuare ad aumentare le
esportazioni di petrolio.
Adesso, il
greggio è esportato dal sud, attraverso il porto di Basra, poiché
azioni di sabotaggio hanno bloccato le esportazioni di petrolio dal
nord attraverso la Turchia. Una notizia giunta da Baghdad rivela che il
ministro iracheno del
petrolio ha stipulato un accordo, in principio, con l’Iran per la
costruzione di un piccolo oleodotto che attraversi Shatt
al-Arab fino al porto iraniano di Abadan al fine di ampliare
le esportazioni irachene di greggio.
La maggior parte degli iracheni sono poveri e la metà sono
disoccupati. Per l’Iraq Reconstruction Report, tuttavia, la borghesia
del paese, che ha beneficiato della caduta di Saddam Hussein è in
rapida crescita e la ricostruzione dovrebbe portare ad un aumento
dell’occupazione. Le aziende, americane e non, si stanno contendendo la
vincita degli appalti dell’Autorità Provvisoria di Coalizione, dei
ministeri e delle aziende private. “Non possiamo permettere che l’Iraq
scivoli nel caos e nella guerra civile, sarebbe una disfatta
economica”.