17/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ripresa economica tra attacchi missilistici e conflitti
Strada di BaghdadAttacchi missilistici. Conflitti politici e settari. In tutta questa confusione, è facile perdere di vista quello che, ad un anno dalla fine della guerra, comincia ad andare abbastanza bene in Iraq: la ripresa economica. Nonostante la disoccupazione- anche se adesso le cose sembrano migliorare -  e i numerosi blackout energetici, gli iracheni stanno osservando un grande rilancio negli affari: una svolta importante che può migliorare la stabilità politica della nazione.
 
"E' sconvolgente, - ci racconta Rawon un amico che vive in Iraq - ci sono addirittura dei contadini che, a bordo della strada mentre fanno pascolare il bestiame, tengono in mano un cellulare. Peccato che la stragrande maggioranza non lo sappia ancora usare. Ci sono molte compagnie telefoniche, tutte straniere, come la Asiacell e la Sana (svedese) che coprono tutto il nord dell'Iraq. Poi ci sono le compagnie kuwaitiane e dell'Arabia Saudita. Poi quelle egiziane. Insomma il telefono cellulare è diventato un oggetto alla portata di tutti. Addirittura alcune compagnie prima hanno provveduto a vendere i cellulari e poi a costruire una rete satellitare.."
 
"Ma non solo questo. Qui si è avuto un vero e proprio boom tecnologico. Si cominciano a vedere i primi negozi che vendono computer, gli internet cafè sono strapieni e bisogna fare molta coda prima di accedervi. Tutto quello che è tecnologia sta invadendo il mercato, una vera e propria occasione di business. Fra l'altro adesso c'è anche una sorta di benessere collettivo che galvanizza gli acquisti".
 
"I distretti iracheni sono molto ricchi - ricchezza dovuta agli investimenti della coalizione - e si permettono di assumere personale. Il problema è che non esiste controllo quindi gli impiegati comunali recepiscono un salario e magari lavorano solo un giorno. Tutto questo produce la circolazione dei soldi. Certo rispetto ad un anno fa le cose sono molto cambiate..."
 
"Effettivamente però in Iraq ancora non si produce molto - se non il petrolio. Ci sono ancora poche realtà imprenditoriali - anche se pur poche che siano funzionano benissimo - vista la condizione in cui viviamo".
 
Tuttavia la ripresa non sarà sufficiente a pagare gli enormi debiti accumulati dal Paese. Ci sarà, inoltre, bisogno di altre enormi somme di denaro che giungano in aiuto dagli Stati Uniti e dalle altre nazioni. L’analisi a breve termine è incoraggiante. Secondo l’Iraq Reconstruction Report, “l’Iraq potrebbe diventare una nazione guida a livello mondiale.
 
Per la prima volta milioni di iracheni stanno comprando telefonini, antenne satellitari, televisori, lavatrici, condizionatori, automobili e molto altro. Le aziende, invece, stanno acquistando i loro primi computer, le apparecchiature terrestri, le connessioni satellitari ad internet e molti altri dispositivi aziendali”.
 
Secondo una stima della Banca Mondiale, dopo un declino durato due anni, il prodotto interno lordo dell’Iraq – l’insieme della produzione di beni e servizi – aumenterà quest’anno più del 30 per cento. L’economia del Paese, valutata oltre i 20 miliardi di dollari, potrà competere con quella del Lussemburgo.
 
Al centro dell’analisi della Banca Mondiale vi è il presupposto che l’Iraq possa continuare a produrre petrolio – la sua più grande fonte di rendita. La Banca prevede, per la fine dell’anno, una ripresa pari ai livelli pre-bellici, con la produzione di quasi 3 milioni di barili al giorno e l’esportazione di 2,5 milioni barili al giorno.
 
Il petrolio e le altre esportazioni non potranno coprire per intero le spese per la ricostruzione. La Banca Mondiale crede che le entrate, legate al petrolio e alle altre risorse irachene, saranno sufficienti a coprire solo le spese “periodiche”. Una speranza è che il Paese possa continuare ad aumentare le esportazioni di petrolio.
 
Adesso, il greggio è esportato dal sud, attraverso il porto di Basra, poiché azioni di sabotaggio hanno bloccato le esportazioni di petrolio dal nord attraverso la Turchia. Una notizia giunta da Baghdad rivela che il ministro iracheno del petrolio ha stipulato un accordo, in principio, con l’Iran per la costruzione di un piccolo oleodotto che attraversi Shatt al-Arab fino al porto iraniano di Abadan al fine di ampliare le esportazioni irachene di greggio.
 
La maggior parte degli iracheni sono poveri e la metà sono disoccupati. Per l’Iraq Reconstruction Report, tuttavia, la borghesia del paese, che ha beneficiato della caduta di Saddam Hussein è in rapida crescita e la ricostruzione dovrebbe portare ad un aumento dell’occupazione. Le aziende, americane e non, si stanno contendendo la vincita degli appalti dell’Autorità Provvisoria di Coalizione, dei ministeri e delle aziende private. “Non possiamo permettere che l’Iraq scivoli nel caos e nella guerra civile, sarebbe una disfatta economica”.
 
Alessandro Grandi
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq