16/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nella terra del Nilo, devastato da decenni di guerra e dal gioco perverso del neocolonialismo
dal nostro inviato
Maso Notarianni
 
Khartoum, ufficialmente una città di tre milioni di abitanti, secondo le stime fornite dal governo ospita circa sette milioni di persone. In molti, però, pensano che ad abitare questo pezzo di Africa che si incastra nella confluenza tra il Nilo Bianco e quello Azzurro siano dieci milioni di persone. Arabi, neri, abitanti delle montagne dell’ovest e abitanti del sud del Paese scappati qui, nella migliore delle ipotesi, da condizioni di vita difficile. Ma più spesso fuggiti da guerre cui nessuno riuscirebbe a dare un senso che non sia quello di sempre: il controllo delle ricchezze economiche della culla della civiltà occidentale. Che sono tante, e che vanno dall’acqua dei due grandi fiumi su cui si insediarono i padri dei faraoni d’Egitto, i faraoni neri, al petrolio, all’oro e ai minerali di cui questa terra è ricca.
 
Non ci sono ideologie comprensibili che si scontrano. Qui nessuna spiegazione etnica reggerebbe un momento, anche se sono popoli che abitano regioni diverse a scontrarsi. Popolazioni diverse che da migliaia di anni convivono insieme. Come anche altrove, a dire il vero, molte questioni etniche non reggerebbero al vaglio del buon senso libero dalle menzogne. In questo paese convivono persone di ogni colore, e di ogni origine. Eppure qui si combatte da anni una guerra che, forse, adesso si vuole chiudere davvero. Se non fosse per quelle maledette ricchezze che le potenze ex–coloniali vogliono gestire in esclusiva.
 
Nella regione del Darfur sono centinaia di migliaia gli sfollati, i cosidetti Internally displaced people. Ogni via per accedere alla regione è chiusa. I pochi giornalisti e osservatori che riescono ad arrivare sono tenuti rigidamente al chiuso in zone sicure, dalle quali non ci si rende conto di quanto sia drammatica una situazione probabilmente scappata di mano anche ai burattinai che sono dietro ad ogni scontro di civiltà.
 
E capita di incontrare donne bellissime che arrivano da laggiù o studenti universitari che sono nella capitale da più tempo e che chiedono, implorano alle agenzie umanitarie di non inviare più aiuti. Di solito capita esattamente il contrario. Gli aiuti vengono chiesti e spesso dati senza pianificazione, senza uno studio prima e un lavoro durante e dopo la distribuzione E se va bene si costruisce una economia di sussistenza, se va male si creano le mafie degli aiuti umanitari e i nuovi ricchi che ne approfittano diventano i nuovi potenti.
 
Qui succede invece che chi riceve gli aiuti, proprio perché come sempre sono distribuiti a pioggia e senza personale adeguato, diventa bersaglio dei predoni che scorazzano liberamente nella zona. E massacrano centinaia di migliaia di persone, distruggono villaggi e persino città, violentano donne e spezzano, quando non strappano, le braccia e le gambe dei bambini. “Così da grandi non potranno combattere”, sostengono questi assassini malati di bisogno di sangue. Così da grandi non potranno vivere, aggiungiamo noi.
 
Il giochino del rinforzare questa o quella parte, armate l’una contro l’altra, per contendersi senza scrupolo il controllo di una zona, ancora una volta è sfuggito di mano alle potenze ex-coloniali.
 
Anzi, viene voglia di toglierlo una volta per tutte quell’"ex", dopo aver visto i ricchi e ben pasciuti commercianti di ogni bene di dio riposare satolli e ben accuditi da quelli che per loro sono ancora e sempre negri, niggers, al bordo delle piscine degli Hilton.
 
Dopo aver fatto un giro nei ricchi centri commerciali frequentati solo da bianchi e da potenti locali, dove la merce è la stessa che si vende nei nostri ma ad un prezzo ancora più alto. Dopo aver visto allontanarsi dalle rive del Nilo muli carichi di paglia impastata di fango, sorpassati da limousine che son tanto lunghe e larghe e basse che non possono girare nemmeno per la città ma solo per i suoi viali principali, mandando bagliori da tutte le cromature e dai vetri oscurati.
 
E soprattutto dopo aver visto, là dove sono impastati la paglia e il fango destinati alle temporanee abitazioni di chi sfrutta quel pezzetto di terra che l’acqua in questa stagione libera sulle rive del Nilo, splendenti abitazioni di consoli onorari nelle quali in bella vista, lampade di designer scandinavi non si riescono a scaldare con la luce delle lampadine, da tanta aria condizionata gira per le stanze a tener fuori, oltre alle mosche dei miserabili, anche i trenta gradi che la stagione fresca riserva a chi vive in quest’angolo di centr’Africa.
 
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Sudan