Nella terra del Nilo, devastato da decenni di guerra e dal gioco perverso del neocolonialismo
dal nostro
inviato
Maso Notarianni
Khartoum, ufficialmente una città di tre milioni di
abitanti, secondo le stime fornite dal governo ospita circa sette
milioni di persone. In molti, però, pensano che ad
abitare questo pezzo di Africa che si incastra nella confluenza tra il
Nilo Bianco e quello Azzurro siano dieci milioni di persone. Arabi,
neri, abitanti delle montagne dell’ovest e abitanti del sud del Paese
scappati qui, nella migliore delle ipotesi, da condizioni di vita
difficile. Ma più spesso fuggiti da guerre cui nessuno riuscirebbe a
dare un senso che non sia quello di sempre: il controllo delle
ricchezze economiche della culla della civiltà occidentale. Che sono
tante, e che vanno dall’acqua dei due grandi fiumi su cui si
insediarono i padri dei faraoni d’Egitto, i faraoni neri, al petrolio,
all’oro e ai minerali di cui questa terra è ricca.
Non ci sono
ideologie comprensibili che si scontrano. Qui nessuna spiegazione
etnica reggerebbe un momento, anche se sono popoli che abitano regioni
diverse a scontrarsi. Popolazioni diverse che da migliaia di anni
convivono insieme. Come anche altrove, a dire il vero, molte questioni etniche
non
reggerebbero al vaglio del buon senso libero dalle
menzogne. In questo paese convivono persone di ogni
colore, e di ogni origine. Eppure qui si combatte da anni una guerra
che, forse, adesso si vuole chiudere davvero. Se non fosse per quelle
maledette ricchezze che le potenze
ex–coloniali vogliono gestire in esclusiva.
Nella regione del Darfur sono centinaia di migliaia gli
sfollati, i cosidetti Internally displaced people. Ogni via
per accedere alla regione è chiusa. I pochi giornalisti e osservatori
che riescono ad arrivare sono tenuti rigidamente al chiuso in zone sicure, dalle
quali non ci si rende conto di
quanto sia drammatica una situazione probabilmente scappata di mano
anche ai burattinai che sono dietro ad ogni scontro di civiltà.
E capita di incontrare donne
bellissime che arrivano da laggiù o studenti universitari che sono
nella capitale da più tempo e che chiedono, implorano alle agenzie
umanitarie di non inviare più aiuti. Di solito capita esattamente il
contrario. Gli aiuti vengono chiesti e spesso dati senza
pianificazione, senza uno studio prima e un lavoro durante e dopo la
distribuzione E se va bene si costruisce una
economia di sussistenza, se va male si creano le mafie degli aiuti umanitari e
i nuovi
ricchi che ne approfittano diventano i nuovi
potenti.
Qui succede invece che
chi riceve gli aiuti, proprio perché come sempre sono distribuiti a pioggia e
senza
personale adeguato, diventa bersaglio dei predoni che
scorazzano liberamente nella zona. E massacrano centinaia di
migliaia di persone, distruggono villaggi e persino città, violentano
donne e spezzano, quando non strappano, le braccia e le gambe dei
bambini. “Così da grandi non potranno combattere”, sostengono questi
assassini malati di bisogno di sangue. Così da grandi non
potranno vivere, aggiungiamo noi.
Il
giochino del rinforzare questa o quella parte, armate l’una contro
l’altra, per contendersi senza scrupolo il controllo di una
zona, ancora una volta è sfuggito di mano alle potenze ex-coloniali.
Anzi, viene voglia di toglierlo
una volta per tutte quell’"ex", dopo aver visto i ricchi e ben pasciuti
commercianti di ogni bene di dio riposare satolli e ben accuditi da
quelli che per loro sono ancora e sempre negri, niggers, al bordo delle piscine
degli Hilton.
Dopo aver fatto un giro nei ricchi centri
commerciali frequentati solo da bianchi e da potenti locali, dove la
merce è la stessa che si vende nei nostri ma ad un prezzo ancora più
alto. Dopo aver visto allontanarsi dalle rive del Nilo muli carichi di
paglia impastata di fango, sorpassati da limousine che son tanto lunghe
e larghe e basse che non possono girare nemmeno per la città ma solo
per i suoi viali principali, mandando bagliori da tutte le cromature e
dai vetri oscurati.
E soprattutto dopo
aver visto, là
dove sono impastati la paglia e il fango destinati alle
temporanee abitazioni di chi sfrutta quel pezzetto di terra che l’acqua
in questa stagione libera sulle rive del Nilo, splendenti
abitazioni di consoli onorari nelle quali in bella vista, lampade di
designer scandinavi non si riescono a scaldare con la luce delle
lampadine, da tanta aria condizionata gira per le stanze a tener fuori,
oltre alle mosche dei miserabili, anche i trenta gradi che la stagione
fresca riserva a chi vive in quest’angolo di centr’Africa.