La sfida elettorale tra George W. Bush e
John Kerry è entrata nel vivo giovedì 4 marzo, quando sulle tv
statunitensi sono apparsi per la prima volta gli spot che invitano a
votare per l’attuale presidente. Una tempistica scelta non a caso: solo
due giorni prima Kerry aveva praticamente acquisito la certezza di
essere il candidato democratico che a novembre cercherà di conquistare
la Casa Bianca.
Appena il suo sfidante è
stato chiaramente individuato, Bush ha mostrato subito come spenderà
gli oltre 200 milioni di dollari già raccolti per la sua campagna
elettorale (contro le poche decine di Kerry): con pubblicità che hanno
l’obiettivo di convincere gli elettori a confermarlo al potere per
altri quattro anni, puntando sul bisogno di continuità in un momento
difficile per gli Usa, che devono affrontare enormi scogli come la
crisi economica e la guerra al terrorismo.
Gli spot di Kerry, in mancanza della conferma matematica
della nomination, non sono ancora partiti: ma il
“popolo di Internet”, quella fascia di giovani che è tornata a pesare
sul piano politico sostenendo la candidatura del radicale Howard Dean e
che ora è compatta nel sostenere Kerry, ha già pensato a come
rintuzzare gli attacchi del presidente in carica: usando la sua stessa
arma, la pubblicità. Però in versione parodistica.
Sul sito Music
for America è già comparso un remix di uno spot confezionato con le
immagini utilizzate per i commercial pro-Bush che
in questi giorni vanno in onda in continuazione, con qualche aggiunta
grafica e una profonda voce fuori campo che ribaltano il senso del
messaggio. L’effetto è di farlo sembrare più vero di quelli originali:
ma il bello è che gli argomenti usati demoliscono con sarcasmo la
politica seguita da “Dubya” nei suoi tre anni al governo.
Qui sotto pubblichiamo la traduzione del testo dello
spot. Comincia con la voce di Bush che dice – seguendo le regole di
trasparenza della campagna elettorale negli Stati Uniti – di “aver
approvato questo messaggio”.
Lo spot Gli ultimi anni hanno messo alla prova l’America in molti
modi. Ci siamo trovati di fronte a un’economia in
recessione, un mercato borsistico in calo, migliaia
di posti di lavoro cancellati o portati oltremare (in Asia, nda), una tragedia
non descrivibile a
parole.
E un arrogante ometto
di presidente, che si è piegato al grande
business, ha guidato con l’inganno il Paese in una guerra
brutale e non necessaria, e ha fatto grandi passi nel dividere la
nazione a un livello mai visto in
precedenza. Ecco perché l’unico uomo che può
tirarci fuori da questo
casino è proprio quello che ci ha messo
tutti dentro di esso.
"So
esattamente dove voglio guidare questo Paese (queste sono frasi di Bush
che compaiono anche nei suoi spot, nda),so cosa dobbiamo fare per rendere
il mondo più libero e pacifico e cosa dobbiamo fare per far sì
che ogni persona abbia la possibilità di realizzare il sogno
americano. So cosa dobbiamo fare per prolungare la crescita
economica, così che la gente possa trovare lavoro”.
George Bush ha un piano (riprende il narratore, nda): far finire la guerra in
Iraq, fare dell’istruzione una priorità, lavorare
verso un sistema sanitario economicamente accessibile a
tutti, proteggere le libertà civili di tutti gli
americani. In altre parole, sarà come se gli
ultimi quattro anni non sono mai esistiti.
Sì, George Bush ha un piano: per scoprire
qual è, votate per lui in novembre. E poi, parla un ottimo
spagnolo (e parte la voce iniziale di Bush per gli spot destinati alla
comunità ispanica, nda): “Soy George W.
Bush, y aprobè este mensaje”.