10/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Paga ma vince
scritto per noi da
Luis Badilla Morales
 
Nestor KirchnerContro tutte le previsioni e dopo aver contrastato con fermezza e aggressività ogni sorta di pressioni, oggi il Presidente Nestor Kirchner ha dato il via libera al pagamento di una scadenza da 3,1 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale (Fmi), evitando così che, al default con i creditori privati in atto da oltre due anni, si sommasse anche quello con gli organismi internazionali del credito.
 
La fumata bianca, però, è arrivata al termine di ventiquattro ore di febbrili trattative, durante le quali, secondo quanto rivelano oggi i mass-media argentini, Kirchner ha tenuto duro respingendo le diverse esigenze presentategli dalla statunitense Anne Krueger, titolare ad interim dell'Fmi, sul fronte della ristrutturazione dei bond in default.
 
In effetti, il Fondo, anche se l'Argentina ha soddisfatto oltre misura le esigenze fiscali e monetarie dell'organismo, ha cercato di imporre a Buenos Aires determinate condizioni per le trattative con i creditori privati. La decisione di Kirchner è arrivata, durante la notte, al termine di un colloquio di oltre mezz'ora con Anne Krueger, che gli ha assicurato che "raccomanderà" al board dell'organismo, che si riunirà il 22 marzo prossimo, di approvare la seconda verifica dell'accordo con il Paese, in pratica che il giorno successivo l'esborso di oggi sarà rifinanziato.
 
Secondo fonti ufficiali citate dall'agenzia di stampa statale Telam, Kirchner ha ottenuto quanto voleva su diverse questioni: le banche designate per la ristrutturazione del debito in default saranno obbligate a rispondere pienamente alle esigenze del governo (in pratica non potranno cambiare l'offerta che prevede un taglio del 75 percento dei bond ); non è stata fissata una percentuale (che dovrà essere solo "ragionevole", mentre il Fondo voleva che fosse dell'80 percento), sulla quantità di creditori che dovranno accettare la proposta argentina perché sia effettiva; il Committee Global Argentina Bondholers (Cgab), guidato dall'italiano Nicola Stock, non sarà considerato un interlocutore privilegiato.
 
Non è ancora trapelato nulla, invece, su un significativo fattore che, ieri, secondo i media, ha visto Kirchner opporsi al Ministro dell'economia Roberto Lavagna. Questi, infatti, si era detto pronto ad accettare che la giurisdizione per eventuali problemi per i futuri bond fosse quella di New York, mentre il Presidente avrebbe mantenuta ferma la posizione di chi sostiene che deve essere l'Argentina.
 
È evidente che Kirchner esce dal durissimo braccio di ferro con un sostanzioso successo politico. Il Presidente argentino ha sempre assicurato che avrebbe pagato solo se accettavano le sue condizioni, tanto più poi che, nel corso del colloquio con Anne Krueger, da sempre intransigente nei confronti di Buenos Aires, la titolare ad interim dell'Fmi si è espressa favorevolmente sull'andamento dell'economia argentina e gli ha detto che vuole conoscerlo personalmente. L'occasione non mancherà. Tra sei mesi, infatti, governo e Fondo dovranno accordarsi sul fatidico attivo primario, ora fissato al 3 percento del PIL, da destinare ai pagamenti del debito estero.
 
Alla luce della forte crescita economica del paese, il Fmi vorrebbe portarlo ad almeno il 3,5 percento, cioé vicino al 4,5 percento che ha imposto al Brasile. Ma Buenos Aires non ne vuole sapere. Tanto più ora che è sceso in lizza anche il Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva che, negli ultimi giorni, ha telefonato a Bush, Aznar, Chirac, Blair e Schroeder, chiedendo il loro appoggio affinché il Fondo sia più clemente con i paesi latinoamericani sul fronte del debito estero.
Categoria: Politica
Luogo: Argentina