scritto per noi da
Luis Badilla Morales
Contro tutte le previsioni e dopo aver contrastato con fermezza e
aggressività ogni sorta di pressioni, oggi il Presidente Nestor
Kirchner ha dato il via libera al pagamento di una scadenza da 3,1
miliardi di dollari al Fondo monetario
internazionale (Fmi), evitando così che, al default con i
creditori privati in atto da oltre due anni, si sommasse anche quello
con gli organismi internazionali del credito.
La fumata bianca, però, è arrivata al termine
di ventiquattro ore di febbrili trattative, durante le quali,
secondo quanto rivelano oggi i mass-media argentini, Kirchner ha tenuto
duro respingendo le diverse esigenze presentategli dalla statunitense
Anne Krueger, titolare ad interim dell'Fmi, sul fronte della
ristrutturazione dei bond in default.
In
effetti,
il Fondo, anche se l'Argentina ha soddisfatto oltre misura le esigenze
fiscali e monetarie dell'organismo, ha cercato di imporre a Buenos
Aires determinate condizioni per le trattative con i creditori privati.
La decisione di Kirchner è arrivata, durante la notte, al
termine di un colloquio di oltre mezz'ora con Anne Krueger, che gli ha
assicurato che "raccomanderà" al board dell'organismo, che si riunirà
il 22 marzo prossimo, di approvare la seconda verifica dell'accordo con
il Paese, in pratica che il giorno successivo l'esborso di oggi sarà
rifinanziato.
Secondo fonti ufficiali
citate dall'agenzia di stampa statale Telam,
Kirchner ha ottenuto quanto voleva su diverse questioni: le banche
designate per la ristrutturazione del debito in default saranno obbligate a rispondere
pienamente
alle esigenze del governo (in pratica non potranno cambiare l'offerta
che prevede un taglio del 75 percento dei bond );
non è stata fissata una percentuale (che dovrà essere solo
"ragionevole", mentre il Fondo voleva che fosse dell'80 percento),
sulla quantità di creditori che dovranno accettare la proposta
argentina perché sia effettiva; il Committee Global Argentina
Bondholers (Cgab), guidato dall'italiano Nicola Stock, non sarà
considerato un interlocutore privilegiato.
Non è ancora trapelato nulla, invece, su un significativo
fattore che, ieri, secondo i
media, ha visto Kirchner opporsi al Ministro dell'economia Roberto
Lavagna. Questi, infatti, si era detto pronto ad accettare che la
giurisdizione per eventuali problemi per i futuri bond fosse quella di New York,
mentre il
Presidente avrebbe mantenuta ferma la posizione di chi sostiene che
deve essere l'Argentina.
È evidente che
Kirchner esce dal durissimo braccio di ferro con un sostanzioso
successo politico. Il Presidente argentino ha sempre assicurato che
avrebbe pagato solo se accettavano le sue condizioni, tanto più poi
che, nel corso del colloquio con Anne Krueger, da sempre intransigente
nei confronti di Buenos Aires, la titolare ad interim dell'Fmi si è
espressa favorevolmente sull'andamento dell'economia argentina e gli ha
detto che vuole conoscerlo personalmente. L'occasione non mancherà. Tra
sei mesi, infatti, governo e Fondo dovranno accordarsi sul fatidico
attivo primario, ora fissato al 3 percento del PIL, da
destinare ai pagamenti del debito
estero.
Alla luce della forte
crescita economica del paese, il Fmi vorrebbe portarlo ad almeno il 3,5
percento, cioé vicino al 4,5 percento che ha imposto al
Brasile. Ma Buenos Aires non ne vuole sapere. Tanto più ora che è sceso
in lizza anche il Presidente brasiliano Luiz
Inacio Lula da Silva che, negli ultimi giorni, ha telefonato
a Bush, Aznar, Chirac, Blair e Schroeder, chiedendo il loro appoggio
affinché il Fondo sia più clemente con i paesi latinoamericani
sul fronte del debito
estero.