scritto per noi da
Nabil Salameh*
La vittoria elettorale di Hariri nella quarta ed ultima
fase delle elezioni legislative in Libano determina i nuovi equilibri politici
del prossimo Parlamento nel 'paese
dei cedri'.
La regione del nord del
Libano, dove si è svolta domenica scorsa l’ultima fase delle elezioni, ha
regalato alla lista elettorale di Hariri
il successo che aveva inseguito dall’inizio della sua entrata in
politica all’indomani dell’assassinio del padre Rafiq. Con l’elezione di
tutti i 28 candidati della coalizione di Hariri in quest’ultima tappa
della corsa elettorale, il figlio dell’ex primo ministro si assicura una
maggioranza assoluta di 72 seggi sui 128 che compongono il Parlamento libanese.
Il fronte pro-siriano. Il grande
sconfitto della quarta fase delle elezioni, l’ex generale Michel Aoun, ammette
la sua
debacle nella regione nel Nord dopo una serie di vittorie accumulate
nelle precedenti fasi elettorali che hanno lasciato pensare alla sua
candidatura come Presidente della Repubblica e all’ingresso del suo
partito nella coalizione di forze politiche che avrebbe guidato il
futuro del Paese nella nuova epoca post-protettorato siriano.
Il ritorno del generale Aoun
dal suo esilio parigino, all’inizio della battaglia elettorale, ha in effetti
causato una sorta di terremoto politico in Libano, in particolare all’interno
del
panorama della leadership cristiana dell’opposizione. Dopo 15 anni di esilio in
Francia, ( il generale Aoun si è rifugiato nell’ambasciata francese in Libano
in seguito all’attacco dell’esercito siriano, nel 1989,contro la sede del
governo militare guidato dallo stesso Aoun e nel 1990 ha ottenuto l’asilo politico
dal governo francese e si era trasferito a Parigi) l’ex primo ministro del
presidente Amin Gemayel rientra a Beirut e conduce una campagna elettorale che
punta tutto sulla denuncia della corruzione dell’intera classe politica libanese,
inclusa la
leadership cristiano-maronita. Aoun riesce a raccogliere una largo appoggio
popolare in un Paese dove il disagio sociale è diventato una morsa infernale
per l’intera popolazione. In seguito alla proclamazione ufficiale
dei risultati delle elezioni, il generale Aoun ha dichiarato di volersi
collocare nell’opposizione politica in quanto i vincitori (la coalizione di
Hariri) non rispecchiano il suo programma di riforme nel Paese.
Il fronte anti-siriano. Saad Hariri, il vero vincitore
delle
elezioni in Libano, ha tutte le carte in regola per
proporsi come Primo Ministro. Hariri ha una maggioranza assoluta
in Parlamento e non deve fare nessun compromesso con altre forze
politiche per formare il Governo.A questo punto sono due gli scenari
possibili
per il prossimo premier. Il primo è quello che prevede la formazione
di un governo con gli
stessi principi di lottizzazione su base religiosa (Hariri è musulmano
sunnita) che hanno regolato i precedenti governi libanesi e con un
limitato margine di
manovra determinato dalle continue interferenze del Presidente della
Repubblica
(il cristiano-maronita Emile Lahoud, filo-siriano) per bloccare ogni
tentativo di riforma o risanamento
politico-sociale del Paese. In questo caso Hariri si accontenterà di
essere
il leader dei sunniti in Libano con il rischio di ripercorrere il
cammino del
padre e finire come il debole rappresentante della sua sola comunità.
E' possibile anche che Saad Hariri scelga un altro uomo politico
del suo
schieramento alla guida del governo a causa della sua inesperienza
politica.
La seconda possibilità del futuro politico libanese è che Hariri
decida di formare un governo con la volontà di operare una vera
riforma politico-sociale ed economica nel Libano coinvolgendo tutti i settori
religiosi della sua coalizione che comprende, oltre ai sunniti, i rappresentati
cristiani, armeni e diversi politici dell’area della sinistra libanese. È la
strada più difficile ma è quella che serve al 'paese dei cedri'.