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"Carcere preventivo per aver cercato di ostruire la Giustizia". Con questa sentenza, la settimana scorsa, un giudice di Bogotà ha ordinato l'incarcerazione di Andrés Felipe Arias, ex ministro dell'agricoltura e ambasciatore in Italia del governo Santos, conosciuto con il nome di Uribito, per la sua vicinanza all'ex presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez. Nonostante sia il primo degli ex ministri del precedente governo a finire in carcere, per l'ex presidente, il suo primo anno lontano dal potere è stato terribile. Ed è di ieri la notizia che anche Bernardo Moreno, che fu segretario generale della presidenza, è stato incarcerato per lo scandalo delle intercettazioni illegali del Das (la polizia segreta alle dipendenze dirette della presidenza della Repubblica).
Nel medesimo scandalo, risultano implicati anche Edmundo del Castillo, ex segretario giuridico della presidenza, e César Mauricio Velásquez, ex segretario di Stampa del palazzo. Ma anche i tre direttori del Das dell'era Uribe hanno problemi legali: Maria del Pilar Hurtado, fuggita in Panamá, Jorge Noguera, incarcerato per legami con il paramilitarismo, e Andres Peñate. Stessa cosa per gli ex direttori dell'Incoder (Istituto colombiano per lo sviluppo rurale), del Dian (direzione tasse e dogana), dell'Uiaf (Unità amministrativa speciale di informazione, analisi e finanza), e del Dne (Direzione nazionale stupefacenti), tutti coinvolti negli scandali o arrestati. Incalzano anche le indagini contro l'ex ministro dell'Interno Sabas Pretelt, altro ambasciatore colombiano a Roma negli ultimi anni di governo Uribe, per lo scandalo della compravendita di voti per ottenere la riforma costituzionale che avrebbe permesso la rielezione di Uribe, e si pensa che finirà presto dietro le sbarre. Per completare il quadro, non si può non rammentare Mario Uribe, da sempre al fianco di suo cugino Álvaro, e oggi condannato per para-politica. Tutti coloro che costituivano la cerchia ristretta dell'ex presidente sono condannati, arrestati o indagati. La prestigiosa rivista Semana parla di un "calvario senza precedenti per un ex presidente". Il portale Lasillavacia parla di "circolo di Uribe sotto accusa". E dal canto suo l'ex presidente esprime la sua frustrazione dal suo account di Twitter, dal quale quotidianamente attacca giudici e procuratori, parlando di "cospirazione antiuribista".
Secondo Luis Carlos Valencia, direttore del master in Studi politici della Pontificia Universidad javeriana, la linea difensiva di Álvaro Uribe è una strategia ad ampio raggio: "Sta dicendo che ci sono élites che si appoggiano al potere dei giudici per improntare una cospirazione criminale contro di lui e contro il suo progetto politico". Secondo l'analista, questo è un tema molto delicato, perché, in un paese come la Colombia, può generare, e in passato lo ha generato, una ondata di violenza. E aggiunge: "Non è possibile insinuare che l'applicazione dello stato di diritto liberale ottocentensco costituisca una cospirazione criminale contro un settore. Semplicemente si stanno applicando le leggi. Uribito lo hanno incarcerato applicando lo stato di diritto, perché stava interferendo con il processo".
A dare ragione a Valencia è un commento dell'ex presidente: "Speriamo che i giudizi contro i miei funzionari si convertano in un altro falso positivo". E contemporaneamente ha definito le accuse come false, aggiungendo che dietro a tutto c'è l'attuale presidente Juan Manuel Santos, ministro della Difesa nel momento dello scandalo dei falsos positivos. "Chiaramente c'è una relazione fra il processo politico e il processo giuridico - ha spiegato Valencia -. È una relazione di contesto, è chiaro. Oggi si può applicare la legge a questi settori perché sono stati politicamente sconfitti. Se avessero vinto politicamente avrebbero continuato ad applicare la medesima macchina autoritaria e arbitraria delle persecuzioni del Das e via dicendo". In effetti, Felipe Arias era considerato il Piano B, se Uribe non avesse potuto candidarsi per la terza volta. Il giovane ministro è passato quindi dall'essere a un passo dalla presidenza alla vita dietro le sbarre, con 16 anni di divieto di ricoprire incarichi pubblici.
I problema di Uribito sono legati al programma Agro Ingreso Seguro (Ais), creato dall'ex ministro nel 2006, quanto sembrava imminente la firma del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti. L'idea del progetto era dare aiuti all'agricoltura colombiana per competere sul nuovo scenario. Lo scandalo lo scoprì la rivista Cambio, chiusa poco dopo. I giornalisti si resero conto che i sussidi finivano nelle mani solo dei grandi possidenti. L'aiuto ai latifondisti è stato il filo conduttore di tutte le politiche agrarie del governo Uribe, mentre la restituzione della terra agli sfollati è stata dimenticata.
León Valencia, direttore del think tank Nuevo Arco Iris e analista della rivista Semana ha spiegato: "Uribe convertì il ministero dell'Agricoltura in un protagonista di prima linea della vita nazionale. Multiplicò i sussidi, tanto che il solo progetto Ais ha ricevuto 3.5 miliardi di pesos (quasi 2mila milioni di dollari); lanciò la semina di palma africana, passata da 65mila ettari a 800 mila; dispose un importante appoggio per grandi allevatori, floricoltori, produttori di zucchero e altri settori; promosse l'approvazione della legge di bonifica della proprietà agraria che permise di legalizzare le terre dopo cinque anni di possesso".
Ma queste politiche, anche se di destra e criticabili, non sono quelle che hanno portato Uribito in carcere. Il problema è che alcuni proprietari terrieri riuscirono a dividere le proprie terre in parcelle e per ogni parcella ricevere un sussidio dell'Ais. E questa stessa gente risultò poi essere fra i principali sostenitori della campagna elettorale presidenziale di Arias. Per questo la Procura ha affermato che: "Tutto ci porta a dire che Arias ha utilizzato il programma Ais come piattaforma politica per il suo programma presidenziale".
Tutti gli scandali che si stanno emergendo e che coinvolgono indirettamente l'ex presidente hanno avuto un effetto molto forte sulla sua popolarità. Secondo le ultime inchieste, l'ex presidente Uribe è sceso dall'80 al 60 percento nei consensi fra i colombiani che lo vedevano positivamente, mentre a vederlo male è il 35 percento. E se pur restano valori più che positivi, sono i più bassi nella storia politica dell'ex presidente da quanto era governatore di Antioquia. Di conseguenza, il partito de la U, creato a sua immagine e somiglianza, dal novembre 2010 a oggi è sceso al 20 percento dei consensi.
Tradotto da
Stella Spinelli