04/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Da due anni nel Paese è stata sospesa la pratica della pena di morte

Da quando, due anni fa, il governo di Islamabad ha sospeso le esecuzioni capitali, i boia pachistani sono rimasti disoccupati. La situazione è cambiata da quando è arrivato al potere Asif Ali Zardari, che ha promesso di commutare le pene di morte in condanne all'ergastolo. Ma prima che ciò avvenisse, il Pakistan era uno dei Paesi con più esecuzioni capitali al mondo. Sono 27 i reati che prevedono il patibolo - tra cui recentemente è stato aggiunto quello per terrorismo informatico. E nel braccio della morte, secondo le stime, si troverebbero circa settemila prigionieri.

Sabir Masih, boia del carcere di Lahore, ha deciso perciò di cambiare mestiere. Ha solo 27 anni, ma ha già portato al patibolo per l'impiccagione duecento persone. Un mestiere di famiglia ereditato dal padre. Lo zio era Tara Masih, il boia che nel 1979 portò al patibolo il primo ministro Ali Zulfikar Bhutto dopo il golpe del generale Zia-ul-Haq. "Mi sento inutile e sto cercando un nuovo lavoro. Sono sicuro che fino a quando resterà al potere il presidente Zardari non autorizzerà nessuna nuova esecuzione", ha spiegato il giovane in un'intervista pubblicata oggi su The Express Tribune.

 

Parole chiave: Pakistan, Lahore, boia, pena di morte
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Pakistan