Scoppia la rivolta Beja nelle regioni orientali del Sudan. Nuovo Darfur?
Scritto per noi da
Gianluca Ursini e
Pablo Trincia
Venti soldati dell'esercito sudanese sarebbero stati catturati da un gruppo ribelle
nel Sudan nord-orientale al termine di una offensiva lanciata dall'Eastern Front sulla città di Tokar, 120 chilometri a sud di Port Sudan, unico sbocco commerciale
marittimo del Paese.
Dopo il Sud cristiano-animista, il Darfur. E dopo il Darfur, adesso il conflitto
con i Beja. Sembra non finire mai il doloroso rosario di conflitti civili che
affliggono lo Stato più grande del continente africano, che ha visto fin dal 1956,
anno dell’indipendenza da Londra, rivendicazioni armate d’autonomia per svariate
regioni.
Giusto mentre sembrava chiusa la ventennale guerra tra sud e il nord islamico
– che ha causato 2 milioni di morti e oltre il doppio di profughi - con gli accordi
di pace dello scorso gennaio, s’imponeva all’attenzione mondiale il problema dei
profughi della regione del Darfur al confine nord-occidentale con il Ciad.
L'ultimo fronte si è riaperto domenica scorsa, con questa nuova offensiva lanciata
dai ribelli Beja.
La missione di pace Onu in Sudan (Unmis) ha confermato i combattimenti, per i
quali da entrambe le parti sono state denunciate perdite pesanti, anche se ancora
non quantificate esattamente.
Giustizia e uguaglianza. Il Congresso Beja sostiene di aver iniziato nelle scorse settimane un’offensiva
massiccia, come non faceva da anni; la rivendicazione di queste milizie, che reclamano
la rappresentanza di quattro milioni di persone – tanti sarebbero i Beja in Sudan
– è per una maggiore attenzione del governo centrale verso un’area marginalizzata
dall’economia nazionale. E che secondo i rapporti delle Ong è afflitta da un tasso
di alfabetizzazione del 5 percento, dall'assenza di un sistema sanitario ed educativo
e malnutrizione endemica.
Questo farebbe dell’est, della zona al confine con l’Eritrea una delle regioni
meno sviluppate di un Paese in cui comunque l’aspettativa di vita è di 56 anni
e il reddito pro capite annuo 186 dollari, secondo quanto riportato dall’Onu.
“Combatteremo finchè non avremo ottenuto giustizia ed eguaglianza per tutto il
Sudan”, ha dichiarato all’emittente britannica Bbc uno dei ribelli, Ali Hamed.
Un Darfur sul Mar Rosso? Giustizia ed Uguaglianza, un binomio che immancabilmente fa pensare ai ribelli
dell’ovest, il ‘Justice and Equity Movement’ (Jem, Movimento per l’uguaglianza
e la giustizia) che si batte per l’autonomia del Darfur.
Il governo di Khartoum accusa il Jem di aver dato supporto ai ribelli Beja. Sempre
una troupe Bbc avrebbe avvistato infatti in zona gruppi di ribelli appartenenti
al Jem in alcuni villaggi vicino il confine orientale, area nella quale sono stati
presenti per anni, ma che avrebbero dovuto evacuare gradualmente da mesi in base
agli accordi di pace di gennaio. Nella serata di lunedì è poi arrivata la conferma
da parte di un rappresentante del Jem da Asmara, Abdel Aziz Osher, che all'Agence
France Presse sottolineava come la sua organizzazione non operi solo in Darfur,
ma anche nelle regioni orientali.
Il ‘Beja Congress’ ha combattuto contro i soldati governativi dal 1996 al 2002,
quando si raggiunse un armistizio per avviare dei negoziati di pace. Secondo alcune
Ong che operano da anni in Sudan, come l’americana ‘International Rescue Committee’,
le regioni orientali potrebbero diventare il prossimo punto caldo del più grande
Paese africano.
Al momento è rimasto infruttuoso il tentativo governativo di avvicinare i ribelli
Beja in maggio, quando si è tenuta nel capoluogo regionale di Kassala una conferenza
di pace, in cui gli emissari di Khartoum hanno promesso nuovi fondi per lo sviluppo
nei prossimi anni.
Destini comuni. Lo scrittore inglese Rudyard Kipling parlò dei Beja nei suoi racconti, descrivendone
la tenacia nell’opporsi agli inglesi, nonostante l’evidente inferiorità in termini
di armi e forza bellica.
Nata nel 1960 come organizzazione politica per rappresentare le aspirazioni della
popolazione Beja, il Beja Congress si unisce, dopo il colpo di stato di Omar al-Bashir
del 1989, alle forze di opposizione della National Democratic Alliance, sostenendo
di essere emarginata e domandando maggior coinvolgimento da parte del governo
nella costruzione di infrastrutture. Ad appoggiarlo è l’Eritrea, storica nemica
di Khartoum, che fornirebbe supporto logistico e campi di addestramento ai ribelli
Beja.
Una ribellione simile a quella scoppiata nel febbraio 2003 nel Darfur, teatro
oggi di un conflitto che ha generato una grave crisi umanitaria, con quasi duecentomila
morti e due milioni tra profughi e sfollati.
A parlare dell'alleanza tra Beja e Jem è anche Hafiz Mohammad, sudanese, operatore
dell’organizzazione Justice for Africa a Londra: “La loro alleanza è recente – spiega a PeaceReporter.net – e forse è la conseguenza dell’avvicinamento tra due popolazioni diverse,
ma con una storia e una guerra comuni”.
Hafiz si riferisce agli attriti tra i Beja e una popolazione di origine araba,
i Rashaida, cui il governo sudanese ha concesso le terre dei Beja, dando vita
a scontri e violenze.
Uno scenario non dissimile dal Darfur, dove Khartoum è sospettata di armare i
miliziani janjaweed contro le popolazioni Fur, Massalit e Zaghawa, anche se la
situazione nelle regioni orientali del paese sembra per ora meno drammatica. Un
gruppo indipendente dei Rashaida, i sedicenti Free Lions, sono tuttavia alleati dei Beja, con cui formano l'Eastern Front, il Fronte dell'Est, con sede ad Asmara.
Speranze per i Nuba. Intanto nelle montagne Nuba è cominciata un’importante operazione di monitoraggio
del processo di pace tra nord e sud da parte delle Nazioni Unite. L’organizzazione
dovrà assicurarsi che nella regione devastata da più di vent’anni di guerra civile,
anche a causa della posizione geografica (che l’ha vista stretta nella morsa tra
esercito governativo e ribelli dello Splam), avverrà il ritiro delle truppe ribelli.