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Quello iniziato nei confronti dell'ex presidente Hosni Mubarak è un processo storico. E, come è sempre accaduto in questi tipi di processi, la sentenza è già stata scritta sul libro della storia: la corte non dovrà fare altro che copiarne le motivazioni e il dispositivo di condanna.
Le telecamere, le centinaia di giornalisti e di avvocati stipati nell'aula dell'accademia di polizia al Cairo fanno da contorno al processo evento che tutti aspettavano, non solo in Egitto. L'ottantatreenne Mubarak è arrivato in elicottero dalla clinica di Sharm el-Sheik dove era ricoverato dall'aprile scorso. "Il Faraone è in gabbia" - urlava metà della folla fuori dall'accademia. "Mubarak, a testa alta" - replicava l'altra metà della folla. Sassaiole e scontri tra le due fazioni sono stati a mala pena controllati dalle centinaia di poliziotti schierati all'ingresso del tribunale.
Il Faraone è in gabbia. Disteso su una barella, con il volto emaciato. Visibilmente debole, lento nei movimenti. Le telecamere di Al-Jazeera indugiano sul suo volto, spingendo lo zoom nei pochi spiragli che i due figli Alaal e Gamal - imputati nello stesso processo - lasciano tra le loro figure messe a scudo della privacy del vecchio rais.
Mubarak deve rispondere di trent'anni di corruzione e dell'uccisione di circa 800 persone durante la repressione della rivolta di piazza Tahrir, cominciata il 25 gennaio e conclusasi l'11 febbraio con le dimissioni dell'ultimo faraone d'Egitto. La procura gliene chiede conto oggi puntando sulla premeditazione del massacro: Hosni Mubarak e i due figli si sono dichiarati innocenti, respingendo "categoricamente" le accuse. Le decine degli avvocati che rappresentato associazioni per i diritti umani pretendono un risarcimento per ogni vittima caduta nelle strade della protesta. Si strappano il microfono da mano, ognuno per aggiungere la propria condanna. Il presidente della corte deve rimettere ordine chiedendo agli assistenti di spegnere il microfono e far sedere tutti ai propri posti.
È normale che ci sia tensione, tutti hanno fretta di arrivare al più presto a una conclusione dell'era Mubarak. Amnesty International ha chiesto che il processo si svolga in maniera "corretta e trasparente": troppo alto il rischio che si giunga a un pronunciamento frettoloso a danno delle garanzie a tutela degli imputati. Fuori dal tribunale le fazioni pro e contro Mubarak continuano a fronteggiarsi dipingendo il quadro riassuntivo dello stallo in cui "la primavera araba" sta soffocando. Non solo in Egitto.
Nicola Sessa