scritto per noi da
Pietro Orsatti
Dopo le dimissioni di José Dirceu causate
dalle accuse di corruzione, è stato nominato ieri il suo successore. Il
presidente della repubblica brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha
confermato nella serata di ieri la scelta di Dilma Rousseff come ministro della
Casa Civil, al posto di
José Dirceu. E' la prima donna nella storia del Brasile
ad occupare questo incarico. E' stata una scelta sofferta, contestata anche da
parte del Pt, il partito di Lula, e da alcuni ministri e alleati di governo.
Lula ha convinto Dilma Rousseff garantendole una nuova funzione dello stesso
istituto della Casa Civil, che ha avuto finora le funzioni di vicepresidenza,
passando da un profilo fortemente politico incarnato da Dirceu a un profilo più
tecnico e meno esposto nella battaglia politica che si è aperta con l'avviso di
garanzia recapitato al potentissimo braccio destro del presidente brasiliano.
Il ruolo della nuova esponente del governo è estremamente delicato e viene assunto
in uno dei momenti più drammatici della recente storia brasiliana.
Sull'orlo del baratro. La crisi politica apertasi con la messa in
stato di accusa di Dirceu è la più grave e pericolosa creatasi in questi anni
di governo Lula. La violenza della campagna di stampa contro il presidente e
contro i suoi più stretti collaboratori che ha condotto la magistratura a
aprire un fascicolo contro il ministro della Casa Civil per corruzione, è montata
nel corso degli scorsi mesi sulla stampa legata alla destra e ai partiti di
opposizione come il Psdb, il partito socialdemocratico.
In particolare, a dare risalto a indiscrezioni e voci
anonime incontrollate che ipotizzavano coinvolgimenti in casi di corruzione di
alti esponenti del governo fino a raggiungere Planalto e la Casa Civil, sono
state le televisioni più legate al mondo imprenditoriale. La situazione ha
iniziato a diventare esplosiva quando, circa un mese fa, un servizio di Rede
Globo denunciava il direttore delle poste di aver incassato tangenti, coinvolgendo
nel caso anche la direzione del PTB, partito che fa parte della coalizione oggi
al governo con Lula.
Niente prove. "Esiste una campagna diffamatoria in cui
alcune persone parlano e fanno denunce senza avere nessun tipo di
responsabilità - afferma José Genoino, presidente del PT - e senza mostrare e
documentare fatti, circostanze, prove. Queste persone sono andate dalla stampa,
intervenendo in alcune trasmissioni e facendo
dichiarazioni senza nessun contraddittorio, come è successo durante Fantástico
(popolare trasmissione di Rete Globo) con la moglie del deputato federale Valdemar
da Costa Neto del partito di destra PL-SP". Proprio durante questa
trasmissione sono state fatte le accuse più gravi a Dirceu, ma senza che
venisse, in effetti, presentata alcuna prova o testimonianza diretta.
Strane coincidenze. In molti poi segnalano la strana coincidenza
dei tempi dell'inizio della campagna di attacchi verso Dirceu. Il suo nome ha
iniziato a circolare quando, lo scorso novembre, il ministro della Casa Civil
attaccò duramente i vertici dell'esercito
perché questi si rifiutavano di rendere pubblici gli archivi del periodo della
dittatura militare.
Il caso era esploso dopo la pubblicazione sul
giornale carioca O Globo delle foto delle sevizie subite negli anni '70 dal
giornalista Vladimir Herzog durante gli interrogatori in una caserma della
polizia militare dove era stato rinchiuso a seguito di accuse generiche di
sedizione.
All'epoca l'esercito disse che Herzog non
aveva subito alcuna sevizia e che, senza alcuna ragione, dopo alcune ore di
reclusione, questi, preso da una crisi di depressione, si era suicidato. Le
foto invece dimostravano che il giornalista era stato lasciato nella sua cella
nudo per giorni, che era stato percosso, umiliato e minacciato di morte.
Dirceu, spinto anche dal suo passato di
militante dei movimenti di resistenza al regime, aveva chiesto l'immediata
apertura degli archivi, ottenendo un secco rifiuto dai vertici e sfiorando una
crisi che solo un intervento di Lula in extremis era riuscito a ricomporre.
La destra coglie la palla al balzo. Dal giorno delle dimissioni di Dirceu,
intanto, la destra sta chiedendo a gran voce anche le dimissioni di Lula e le
elezioni anticipate in autunno. La richiesta dei partiti di destra è appoggiata
in modo trasparente da una grande fetta del mondo imprenditoriale, in particolare
finanziario. Luis Marinho, presidente della Cut, il più grande sindacato
dell'America Latina diretto da anni proprio da Lula, è molto chiaro
sull'argomento: "parte dell'impresa di Sao Paulo ha già concluso che Lula
non può e non deve essere rieletto". E Dirceu, dal canto suo, ha già
iniziato la sua controffensiva. "Attraverso me - ha dichiarato - vogliono
colpire il presidente. Non devo dire altro. Il mio obiettivo ora è andare a
parlare in tutto il Brasile, denunciando questa situazione scandalosa e
mobilitando il partito".
Ancora più chiaro l'Mst, il Movimento dei Sem
Terra. "E' chiaro che la destra ha utilizzato la situazione per anticipare
il calendario elettorale" si legge in documento diffuso ieri dalla direzione
nazionale.
" Questo è un momento di decisione -
prosegue il comunicato - si tratta di uno scontro di progetti. Il governo può
sviluppare il tipo di politica sviluppato fin qui, o decidersi a schierarsi dalla
parte del popolo, riassumere i suoi impegni
della campagna elettorale con i 53 milioni di brasiliani e brasiliane
che lo hanno eletto". Ancora più categorico Joao Pedro Stedile, uno dei
leader storici del movimento, che dichiara che "la crisi esplosa a
Brasilia è il risultato di un movimento
golpista, che include motivazioni
internazionali".
In difesa di Lula. Dopo tre anni di rapporti alterni, di appoggio
e di contrapposizione, sindacato e movimenti sociali hanno deciso di scendere
apertamente in campo per difendere Lula e il suo governo. Oggi pomeriggio Mst
e
Cut hanno organizzato, insieme agli altri movimenti rappresentati dal Cms
(Coordinamento dei Movimenti Sociali), una grande manifestazione a Brasilia
"contro il golpismo e la corruzione".