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Il compromesso fra
l’Esercito zapatista di liberazione nazionale del Chiapas e il governo
messicano è finito. Il subcomandante Marcos ha dichiarato allarme rosso
generale in tutto il territorio zapatista e si è ritirato sulle
montagne
assieme al suo popolo. I Caracoles sono stati chiusi, le truppe
regolari
mobilitate e le Juntas de Buen Gobierno che amministrano i territori
passate alla
clandestinità. Non solo. A destare le maggiori preoccupazioni è la
chiusa del
comunicato urgente trasmesso via internet sul sito ufficiale zapatista:
“L'Ezln solleva tutte le persone e le organizzazioni civili, politiche,
culturali,
civiche, non governative, i comitati di solidarietà e i gruppi di
appoggio che si sono avvicinati a noi dal 1994 da qualsiasi
responsabilità per nostre azioni future. Ringraziamo tutti e tutte
coloro che, con sincerità e onestà, in questi quasi 12 anni, hanno
appoggiato la lotta civile e pacifica degli indigeni zapatisti
per il riconoscimento costituzionale dei diritti e della loro cultura
indigeni”. Insomma, tutto sembra preannunciare niente meno
che un’imminente offensiva dell’esercito federale messicano, che non ha
mai
rinunciato a pressare più o meno violentemente gli zapatisti.
I fatti. Cosa abbia
scatenato questa reazione difensiva della comunità zapatista non è ancora molto
chiaro. Sicuramente gli equilibri con il governo federale sono da sempre assai
precari e quindi facili da scalfire. Ma addirittura un allarme rosso nessuno lo
immaginava. Fatto sta che esattamente un giorno dopo che l’Ezln riappare pubblicamente,
dopo molte settimane
di silenzio, con la dichiarazione d’emergenza del
subcomandante, la Segreteria della difesa nazionale (Sedena) dichiara di aver
invaso i territori autonomi del Chiapas con una moltitudine di soldati. La
scusa ufficiale? Distruggere 44 piantagioni di marijuana nella zona di los Altos.
“Siamo intervenuti immediatamente, appena avvistate le coltivazioni illegali”,
ha spiegato la Sedena, precisando che sono intervenuti sia l’esercito che
agenti federali e poliziotti. “Con questa azione di penetrazione nell’area di
influenza zapatista abbiamo evitato che venissero raccolte 4 tonnellate di
marijuana, dalle quali si sarebbero ricavate 130 mila dosi per un costo di
circa 5milioni di pesos”, hanno dichiarato ufficialmente. L’alto comando
dell’Esercito messicano ha comunque precisato che respinge ogni nesso evidente
fra l’Ezln e il narcotraffico.
Il governo federale ha violato il
patto. Dunque i
compromessi cadono? Questo viene da pensare analizzando i
fatti, carte alla mano. Ma la versione ufficiale di Marcos non c’è. C’è
invece che il
Chiapas si sta preparando a difendersi dietro un’eloquente “alerta
roja”. Il resto è supposizione. Sicuramente la severità e la serietà
con le quali i territori degli
indigeni zapatisti sono amministrati; il ferreo divieto di traffico di
armi e droga imposto dall'Ezln; l’amministrazione ligia
alle regole da sempre sostenuta dagli indios chiapanechi
non ammettono nessuna violazione. Specialmente da parte di un governo
che ha sempre faticato nel rispettare la loro autonomia, cercando in
ogni modo di sopraffarla. Stella Spinelli