28/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre la situazione economica è quasi al punto di non ritorno si muovono i poteri forti: campane a morto per il governo

Default o non default. Mentre il Paese pensa alle vacanze e il mondo della politica gira a vuoto attorno all'ennesima legge ad personam e alla più recente provocazione leghista, i mercati ci puniscono: la Deutsche Bank si è appena liberata dei titoli pubblici italiani, un segno di sfiducia senza precedenti. Intanto le aste dei titoli di Stato di agosto sono state annullate.

Escono allo scoperto le parti sociali e chiedono in una nota congiunta che il governo affronti i problemi reali del Paese, con toni che assomigliano più a una sfiducia di fatto che a un'esortazione.
Niccolò Mancini, trader di Piazza Affari, pensa che ormai il cerchio si stia chiudendo attorno all'esecutivo. Il problema è che la situazione economica del Paese è gravissima.

"Dal mio punto di vista siamo tecnicamente in default. La situazione è abbastanza incontrollabile, anche perché il nostro è il terzo debito pubblico del mondo: con la nostra crescita vicina allo zero e gli attuali tassi che tendono al 6 per cento, non è un'esagerazione dire che siamo tecnicamente in default. Non siamo in grado di sostenere questo debito.
A meno che non ci sia un intervento immediato."

E cioè?

Cade il governo, va su un esecutivo tecnico e fa una patrimoniale al volo.

Anche Giuliano Amato, nella sua intervista al Corriere del 27 luglio, ha parlato di patrimoniale.

E' l'unica strada percorribile. Magari non nello stesso modo che utilizzò lui nel '92, cioè la tassazione del 6 per mille sui conti correnti, che penalizza tutti. Ci vuole una patrimoniale vera, cioè in base al reddito. Così arrivano tanti soldi, subito, i conti tornerebbero a posto e l'Italia avrebbe di nuovo credibilità. Infatti, il motivo per cui l'Italia è stata bastonata dai mercati è perché si è capito che con la finanziaria, da qui a due-tre anni, si riescono a raggranellare si è no 7 miliardi.

Ci sono anche attacchi speculativi al nostro Paese?

Non credo sia quello il problema. Deutsche Bank è forse uno speculatore? Eppure ha venduto l'88 per cento del debito italiano in suo possesso tra gennaio e giugno, facendolo sapere attraverso la pubblicazione del rendiconto semestrale. Suppongo che a questo punto si sia già liberata dei titoli italiani che ancora aveva. Questo è un segnale molto forte: vuol dire che anche la Germania non ci crede più.
Dopo di che, è chiaro che prestiamo il fianco anche alla speculazione. Adesso si dice che settembre verranno regolati i Cds (credit default swap, prodotti derivati tipicamente speculativi con cui un investitore può scommettere sul fallimento di uno Stato, ndr) e quindi può darsi che qualcuno voglia farsi l'ultima mangiata. Ma non è quello il problema. La vecchietta che vende i titoli di Stato in suo possesso perché non vuole che facciano la fine dei bond argentini, è forse una speculatrice? Eppure è proprio quello che sta succedendo.

Attraverso l'Italia si attacca l'Europa?

Non credo, perché l'Euro rimane a 1,43 sul dollaro, è forte. È se mai un attacco ai singoli Paesi poco virtuosi, che vi prestano il fianco, per cui la gente vende i titoli italiani e si sente più tutelata comprando i Bund tedeschi o gli Oat francesi.
La cosa molto particolare, come diceva Amato nell'intervista, è che nel 1992 c'era consapevolezza diffusa della situazione grave. Adesso la gente non se ne accorge: si parla di processo lungo e ministeri al Nord. Ma se il dicastero dell'Economia fa saltare le aste pubbliche d'agosto - così come è successo - la situazione è grave, perché significa che tu non sei in grado di ripagare il debito da qui a dieci anni.

Amato fa un appello alle parti sociali - sindacati, confindustria, banche, associazioni di categoria - affinché si coalizzino per affrontare l'emergenza. E puntualmente, ieri sera, esce una nota firmata da tutte queste organizzazioni (tranne la Uil) che "frusta" il governo. Conseguenze?

È come se il governo stesse dicendo: "Venite a prendermi, se ne siete capaci". Il punto è che stanno proprio andando a prenderlo. Si inserisce in questo quadro anche la bocciatura da parte della Corte di giustizia Ue del ricorso di Mediaset sui contributi statali all'acquisto di decoder tv: gli toccherà restituirli. Stanno andando a prendere Berlusconi. I poteri forti non lo vogliono più, le parti sociali non lo vogliono più, è solo lui che resta lì tenendo a libro paga la maggioranza parlamentare. La speranza, a questo punto, è che Napolitano gli garantisca l'amnistia e lui se ne vada. La fine di Berlusconi l'hanno decretata i mercati, come è sempre successo in passato. Non sono i soliti "comunisti" ad attaccarlo, qui ci sono poteri italiani e stranieri. Quello che c'è di nuovo è che lui non è solo un politico: è un imprenditore. Per cui viene attaccato nel suo portafoglio: le aziende quotate in borsa, il lodo Mondadori, il pronunciamento sui decoder e così via.

Quindi c'è una componente politica: non si attacca l'Italia in quanto Italia, ma Berlusconi.

Sì, vogliono togliere di mezzo definitivamente uno che sta tirando gli ultimi.

È vero che, nel frattempo, ci siamo bruciati già la Finanziaria "lacrime e sangue"?

Prima pagina di Milano Finanza di oggi: "Già divorata mezza manovra. Dall'approvazione della Finanziaria, Piazza Affari (ieri -2,8) ha perso 27 miliardi di capitalizzazione e lo spread con i tassi tedeschi è salito di 130 punti". Considera che 18 mesi fa, 300 punti era lo spread della Grecia.

Ci sarà la pausa balneare?

No, non c'è tempo. Bisogna fare qualcosa subito, a settembre non ci arrivi. Le grandi banche, giusto per fare un esempio, non possono continuare a perdere soldi per colpa di Berlusconi.

Passiamo alla patrimoniale: come si può fare?

Temo che l'urgenza faccia propendere su una semplice tassazione dei conti correnti, colpendo tutti indiscriminatamente. Invece un'ipotesi più articolata, alla francese, sarebbe quella di colpire i patrimoni per uno zero-virgola-qualcosa per cento, misura che comunque non metterebbe in ginocchio nessuno. Potrebbe essere una tassa sulle attività finanziarie e sulla casa, a eccezione della prima.

 

Gabriele Battaglia

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