Un sito creato da due statunitensi calcola
il costo dell'intervento militare Usa in Iraq e dell'occupazione del
Paese. Un’enormità di denaro, che potrebbe essere speso per
tante altre attività più utili: come l’istruzione pubblica, la sanità e
le case popolari
La cifra
dei soldati statunitensi morti in Iraq è quella
che più viene ricordata dai media, e ha ormai raggiunto quota 550 in
350 giorni. Quella dei civili iracheni è già meno nota, pur essendo
quasi 20 volte più grande: il sito IraqBodyCount, che la aggiorna
continuamente, al momento calcola tra 8.437 e 10.282 vittime tra la
popolazione. Ma l’intervento Usa in Iraq e l’occupazione militare del
Paese mediorientale, oltre ad avere costi umani altissimi, ha anche un
prezzo in dollari che pochi sanno, e che continua a
correre. Tra qualche giorno raggiungerà i 105 miliardi di
dollari.
Così calcola il sito CostofWar.com, creato da due cittadini
statunitensi che correggono il conto periodicamente, in modo da tenerlo
aggiornato in base alle stime del dipartimento della Difesa, ai bilanci
di previsione e agli interventi fiscali straordinari dovuti ai
crescenti costi dell’intervento militare in Iraq. Da oggi PeaceReporter
riserverà uno spazio a questa crescente cifra nella sezione Bollettino
Iraq. Ma in base a quali calcoli si muove quel contatore che
sembra correre così all’impazzata? Lo spiegano gli stessi autori del
sito.
Il 16
aprile dell’anno scorso il Pentagono rese noto che fino a quel momento
la guerra era costata 10-12 miliardi di dollari in operazioni militari
– compresi i soldi spesi per trasportare le truppe e il loro
equipaggiamento via mare e via terra – più altri 9 miliardi per le
prime tre settimane e mezzo di conflitto. Far tornare i soldati alla
base sarebbe costato ulteriori 5-7 miliardi, per un totale di 24-28
miliardi. Per non sbilanciarci facciamo 26, hanno deciso quelli di
CostofWar: e questo era il prezzo della guerra al 17 aprile
2003.
Successivamente, altri 8 miliardi
furono allocati da Washington per aiuti economici e militari a diversi
Paesi del Medioriente, tra cui la Giordania, Israele ed Egitto, e per
la ricostruzione dell’Iraq. Il 9 luglio, infine, il segretario alla
Difesa Donald Rumsfeld dichiarò – davanti a una Commissione del Senato
e poi in un’intervista alla Abc – che l’occupazione militare dell’Iraq
da parte degli Usa costava almeno 3,9 miliardi di dollari al mese. Il
calcolo di CostofWar diventa quindi: 34 miliardi di dollari di base (26
più 8), e poi 3,9 miliardi al mese dal 18 aprile in poi.
Ma non è finita. Come scrivono
gli autori del sito, “con un governo che sta creando uno dei più grandi
deficit di bilancio della storia, non basta considerare semplicemente
il costo della guerra oggi: dobbiamo anche pensare a quanti soldi
saranno spesi negli anni a venire”. Entrano dunque in scena gli
interessi che Washington dovrà pagare in futuro su questi miliardi di
dollari, che finora hanno contribuito a scavare la voragine di oltre
500 miliardi di debito nelle casse federali.
CostofWar ha preso come tasso di interesse quello relativo
ai titoli di Stato a dieci anni, il 4 per cento. Il costo della guerra
è quindi proiettato in avanti di un decennio, e aumentato del 40 per
cento: il risultato del tasso moltiplicato per gli anni. E allora quei
34 miliardi più 3,9 miliardi al mese diventano 47,6 di base (34 più
13,6 di interessi decennali) e 5,46 al mese (3,9 più 1,56). I mesi nel
frattempo sono passati, un anno fa in questo periodo la macchina di
guerra statunitense stava scaldando i motori. Gli Usa occupano l’Iraq,
e quei 5,46 miliardi mensili sono ancora attuali: ecco allora che il
costo totale sta per toccare quota 105 miliardi di dollari.
Un’enormità di denaro, che potrebbe essere speso per tante
altre attività più utili: come l’istruzione pubblica, la sanità e le
case popolari. CostofWar ha pensato anche a questo, calcolando quante
persone in più potrebbero trarre beneficio dall’uso di questi soldi a
fini sociali. Con gli attuali 105 miliardi di dollari, per esempio, si
potrebbe finanziare l’anno pre-scolare per più di 10 milioni e mezzo di
bambini delle famiglie più povere. O un anno di cure mediche gratuite
per 32 milioni di piccoli. Oppure garantire borse di studio
universitarie per quasi 2 milioni di studenti. O infine si potrebbero
costruire più di un milione di abitazioni per i meno
abbienti.
Queste cifre cambiano di pari
passo con le spese sostenute da Washington in Iraq, secondo parametri
derivati dai bilanci pubblici relativi ai vari campi. E ogni minuto che
passa si potrebbe aiutare qualche persona in più. Perché il costo della
guerra corre tanto veloce da fare impressione. Nel tempo che avete
impiegato per leggere questo articolo, è aumentato di circa 400.000
dollari.