05/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sequestri, torture, esecuzioni. Ecco cosa succede ogni giorno in Cecenia
Un blindato da trasporto truppe russo in CeceniaLa famiglia Masuev viveva in affitto in una povera casupola nel villaggio di Troitskaya, in Inguscezia. Erano ceceni, fuggiti dal loro villaggio durante l’invasione russa del 1999.
Il capofamiglia, l’anziano Turko, 73 anni, era noto in paese per il suo fervore religioso e per la sua approfondita conoscenza del Corano. Sua moglie Zama, di 60 anni, si occupava delle faccende domestiche. A portare un po’ soldi a casa ci pensavano le tre figlie, Kulsum di 35 anni, Petman di 32 e Khavu di 28, vendendo in una bancarella semi fritti e pane tostato, e l’unico figlio maschio Badrudi, di 26 anni, carpentiere in un cantiere privato.
Alle quattro di mattina del 3 settembre, prima dell’alba, due blindati da trasporto truppe, due camion Ural e due fuoristrada Niva sono arrivati davanti alla loro abitazione. Decine di soldati russi, tutti in mimetica e con il volto coperto da passamontagna, hanno circondato la casa mentre altri hanno fatto irruzione portando via tutta la famiglia.
Nessuno sa dove siano finiti. Da quel giorno non si hanno più loro notizie.
 
Un condominio di GroznySayev Idris era un ragazzo ceceno di 22 anni, abitava in via Admirala Makarova, nel centro di Grozny.
Il 4 settembre stava aspettando l’autobus sotto casa, quando due vecchie Zhiguli si sono fermate davanti a lui. Ne sono scesi alcuni uomini armati, in mimetica e passamontagna, e lo hanno portato via di peso, caricandolo su una delle auto e dileguandosi ad alta velocità. La scena è stata descritta dai commercianti del vicino mercato.
Due giorni dopo, il 6 settembre, il cadavere di Sayev è stato ritrovato tra le macerie del palazzo dell’Università Statale, in via Sheripova. Sul suo corpo i segni di torture con scariche elettriche, un braccio rotto e il cranio sfondato.
 
Amuev Khasan aveva 36 anni e abitava nel villaggio di Dzugurty, nel distretto di Kurchaloy.
Mazhidov Musa era invece originario della cittadina di Shali, poco lontano. Entrambi avevano combattuto nella resistenza anti-russa durante la prima guerra (1993-1996), ma da allora non avevano più toccato un kalashnikov.
Di loro non si sapeva più nulla da agosto, quando furono rapiti da miliziani ‘kadyroviti’ (ceceni collaborazionisti al servizio delle forze federali d’occupazione).
L’8 settembre i loro corpi senza vita sono stati rinvenuti in un fosso nelle campagne fuori dal villaggio di Geldagan, con i soliti orrendi segni delle torture. A Geldagan si trova una grossa base delle milizie kadyrovite, in cui, come raccontano gli abitanti del villaggio, vengono portate le persone rapite per essere ‘interrogate’.
 
Civili ceceni e soldati russiVitaev Alikhan, Machiev Anzor e Ruslan Chergizov erano tre ragazzi intorno ai venticinque anni che abitavano nel villaggio di Assinovskaya. Secondo le persone che li conoscevano, questi tre amici, che giravano sempre insieme, non avevano nulla a che fare con la guerriglia indipendentista. L’11 settembre stavano tornando da Grozny a bordo di una Uaz. Uscendo dalla superstrada ‘Caucasica’ si sono trovati davanti un posto di blocco di miliziani kadyroviti in mimetica nera e passamontagna. Questi hanno intimato loro di fermarsi, ma i tre giovani hanno provato a fuggire, immaginando bene quale sarebbe stata la loro sorte. I miliziani hanno allora aperto il fuoco sull’auto con le mitragliatrici, crivellandola di colpi e facendola finire nel fossato. Poi si sono avvicinati, hanno aperto gli sportelli e hanno finito i tre ragazzi con un colpo di pistola alla testa.
 
Khalimat Sadullaeva è una donna di 37 anni, madre di quattro bambini. Viveva nella cittadina di Argun, in via Novaja 31. Si era trasferita lì da soli tre mesi, dopo che la sua vecchia casa di famiglia, in via Gagarin 26, era bruciata durante un combattimento tra soldati russi e guerriglieri.
All’alba del 12 settembre, una Uaz, una Zhiguli e un furgoncino Gazela sono arrivati sotto casa sua. Ne sono scesi militari russi in mimetica e passamontagna, che hanno fatto irruzione in casa ordinando a tutta la famiglia (madre, sorella e nipoti di Khalimat) di riunirsi in una stanza. Sotto la minaccia dei mitra hanno chiesto chi di quelle donne fosse Khalimat e se la sono portata via.
Di lei non si sa più nulla da quel giorno.
 
Bambini ceceni a GroznyMukhaev Kh. M. era un ragazzo di 26 anni. Viveva con sua nonna, di 84 anni, in via Pervomajskaya, nel villaggio di Kotar-Yurt, nel distretto di Achkhoi-Martan.
La notte del 16 settembre una ventina di soldati russi in mimetica e passamontagna, sono arrivati sotto casa sua a bordo di un blindato e due furgoncini Gazela.
Sono entrati e hanno portato via Mukhaev. Sua nonna ha supplicato i militari di lasciarlo perdere, e uno di loro l’ha colpita con il calcio del fucile, uccidendola.
Del ragazzo non si sa più nulla.
 
Il 23 settembre , poco dopo le otto del mattino, circa trecento guerriglieri separatisti sono entrati nel villaggio di Alleroj, distretto di Kurchaloy. Hanno circondato il locale comando delle milizie kadyrovite, ma senza attaccarlo. Hanno dato alle fiamme una Volga parcheggiata nel piazzale. Poi sono entrati nell’abitazione privata di Suleyman Abuev, comandante dei kadyroviti del villaggio, e dopo aver ordinato a tutti di uscire hanno dato fuoco alla casa. L’esercito russo non è intervenuto, se non sorvolando il villaggio con un elicottero attorno alle 11 di mattina. Per tutto il resto della giornata i guerriglieri si sono aggirati per il villaggio in massima tranquillità, addirittura entrando a fare spese nei negozi, e pagando il conto. Verso mezzanotte se ne sono andati via.
Due giorni dopo, il 25 settembre, squadre di kadyroviti sono arrivati al villaggio, terrorizzando la popolazione, minacciando di distruggere tutto e appiccando il fuoco a nove abitazioni.
 
Vladimir UstinovIl 29 ottobre il corpulento procuratore generale russo Vladimir Ustinov ha tenuto un allucinante discorso alla Duma di Mosca (il parlamento russo) chiedendo che la nuova legislazione antiterrorismo allo studio del Cremino dopo i fatti di Beslan preveda anche di autorizzare le forze di sicurezza russe a compiere sequestri di familiari dei sospetti terorristi.
“Credo che se i terroristi compiono atti disumani - ha detto Ustinov - sarebbe opportuno prendere i loro parenti e dimostrare che anche noi possiamo far subire loro la stessa cosa”.
Lo stanno già dimostrando.

Enrico Piovesana

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