21/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista ad Howard Zinn, il più importante storico Usa
Dal nostro inviato
 
 
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Albert Einstein, Howard Zinn*, il più importante storico statunitense, e Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency, si incontreranno a Roma giovedì 23 giugno 2005 per parlare di guerra.
PeaceReporter ha intervistato in anteprima questo grandissimo esponente del mondo pacifista.

howard zinnSe dovesse scrivere la “storia del popolo americano dal 1492 a oggi"  dall’11 settembre 2001 a oggi – per americani e arabi – cosa scriverebbe? ”Direi che gli eventi dell’11 settembre non sono stati un cataclisma solo per le vittime di quel giorno e per le loro famiglie, ma hanno avuto un effetto profondo sulla società americana, offrendo al governo statunitense una scusa per dichiarare guerra e dando vita a un’atmosfera di paura in tutto il Paese, che ha portato ad attacchi contro le libertà civili di tutti gli americani. L’effetto è stato particolarmente devastante nei confronti dei diritti degli arabi americani, che sono stati associati automaticamente al terrorismo. Così, venti milioni di americani musulmani sono diventati cittadini di seconda classe, molestati e messi sotto sorveglianza”.
 
Secondo lei, la guerra al terrorismo dichiarata dall’amministrazione Bush può terminare con un risultato certo?
”La ‘guerra al terrorismo’ di Bush non può avere successo, perché la guerra stessa è terrorismo e i conflitti in Medio Oriente – prima l’Afghanistan e poi l’Iraq – hanno scatenato un’enorme rabbia nella regione, facendo crescere il sostegno al terrorismo. La minaccia terroristica diminuirà solo quando gli Stati Uniti saranno costretti a ritirarsi dalle guerre che hanno iniziato”.
 
howard zinnCrede che gli americani si stancheranno mai di vivere in questo clima di guerra permanente?
”Sì, ma è impossibile prevedere tra quanto accadrà. Una cosa è sicura: che sempre più americani sono contrari a questa guerra. Abbiamo visto lo stesso fenomeno durante il Vietnam: una crescente diminuzione della fiducia nel governo. Prima o poi gli americani si stancheranno di vedere morti, feriti, le ricchezze del Paese spese per la guerra, mentre allo stesso tempo diminuiscono i soldi per la salute, l’istruzione e la previdenza sociale”.
 
Alcuni dati recenti mostrano che la mobilità tra classi negli Stati Uniti non è alta come alcuni decenni fa, e che il divario tra le classi sociali alte e basse è più ampio che mai. C’è chi dice che gli Usa non sono più “la terra delle opportunità”. Lei crede che questa tendenza si invertirà?
”Gli Stati Uniti non sono mai stati una terra delle opportunità, eccetto che per una piccola minoranza. C’è sempre stata la coabitazione tra la classe dei grandi ricchi e quella dei veramente poveri, con in mezzo un cuscinetto costituito dagli americani di classe media, insicuri riguardo il loro futuro. Negli ultimi anni, anche prima che andasse al potere l’amministrazione Bush, il divario tra ricchi e poveri si è allargato in maniera drammatica. La retribuzione media di un amministratore delegato è oltre 400 volte più alta di quella di un normale lavoratore. Questa tendenza potrà finire solo se ci sarà un grande movimento di protesta nel Paese, che rimpiazzi la classe politica esistente con leader nuovi, e crei nuove leggi per tassare più pesantemente i ricchi e dare maggiori benefici sociali alle classi povere e medie”.
 
La maggior parte degli osservatori sostiene che l’amministrazione Bush ha seriamente danneggiato la reputazione degli Usa nel mondo, anche tra gli alleati storici. Quanto tempo crede ci vorrà per riparare questo danno?
Le reputazioni possono cambiare molto velocemente, in qualunque direzione. Se ci sarà un cambiamento radicale nella politica estera statunitense, dopo poco tempo la gente ritornerà a guardare agli Stati Uniti in modo positivo”.
 
Una volta il presidente Bush ha detto: “Sull’Iraq mi giudicherà la storia”. Come pensa che sarà questo giudizio?
”Sarà che la guerra di Bush all’Iraq è stata disastrosa sia per gli iracheni sia per gli americani, e che l’amministrazione Bush ha esteso l’impero statunitense fino al suo limite, al punto da farlo collassare".

Alessandro Ursic
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Stati Uniti
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