Dal nostro inviato
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Albert Einstein, Howard
Zinn*, il più importante storico statunitense, e Gino Strada, chirurgo e
fondatore di Emergency, si incontreranno a Roma giovedì 23 giugno 2005 per parlare di guerra.
PeaceReporter ha intervistato in anteprima questo grandissimo esponente del mondo
pacifista.
Se
dovesse scrivere la “storia del popolo americano dal 1492 a oggi"
dall’11 settembre 2001 a oggi – per
americani e arabi – cosa scriverebbe?
”Direi che gli
eventi dell’11 settembre non sono stati un cataclisma solo per le
vittime di quel giorno e per le loro famiglie, ma hanno avuto un
effetto profondo sulla società americana, offrendo al governo
statunitense una scusa per dichiarare guerra e dando vita a
un’atmosfera di paura in tutto il Paese, che ha portato ad attacchi
contro le libertà civili di tutti gli americani. L’effetto è
stato particolarmente devastante nei confronti dei diritti degli
arabi americani, che sono stati associati automaticamente al
terrorismo. Così, venti milioni di americani musulmani sono
diventati cittadini di seconda classe, molestati e messi sotto
sorveglianza”.
Secondo
lei, la guerra al terrorismo dichiarata dall’amministrazione Bush
può terminare con un risultato certo?
”La ‘guerra
al terrorismo’ di Bush non può avere successo, perché
la guerra stessa è terrorismo e i conflitti in Medio Oriente –
prima l’Afghanistan e poi l’Iraq – hanno scatenato un’enorme
rabbia nella regione, facendo crescere il sostegno al terrorismo. La
minaccia terroristica diminuirà solo quando gli Stati Uniti
saranno costretti a ritirarsi dalle guerre che hanno iniziato”.
Crede
che gli americani si stancheranno mai di vivere in questo clima di
guerra permanente?
”Sì, ma è impossibile
prevedere tra quanto accadrà. Una cosa è sicura: che
sempre più americani sono contrari a questa guerra. Abbiamo
visto lo stesso fenomeno durante il Vietnam: una crescente
diminuzione della fiducia nel governo. Prima o poi gli americani si
stancheranno di vedere morti, feriti, le ricchezze del Paese spese
per la guerra, mentre allo stesso tempo diminuiscono i soldi per la
salute, l’istruzione e la previdenza sociale”.
Alcuni
dati recenti mostrano che la mobilità tra classi negli Stati
Uniti non è alta come alcuni decenni fa, e che il divario tra
le classi sociali alte e basse è più ampio che mai. C’è
chi dice che gli Usa non sono più “la terra delle
opportunità”. Lei crede che questa tendenza si
invertirà?
”Gli Stati Uniti non sono mai stati una
terra delle opportunità, eccetto che per una piccola
minoranza. C’è sempre stata la coabitazione tra la classe
dei grandi ricchi e quella dei veramente poveri, con in mezzo un
cuscinetto costituito dagli americani di classe media, insicuri
riguardo il loro futuro. Negli ultimi anni, anche prima che andasse
al potere l’amministrazione Bush, il divario tra ricchi e poveri si
è allargato in maniera drammatica. La retribuzione media di un
amministratore delegato è oltre 400 volte più alta di
quella di un normale lavoratore. Questa tendenza potrà finire
solo se ci sarà un grande movimento di protesta nel Paese, che
rimpiazzi la classe politica esistente con leader nuovi, e crei nuove
leggi per tassare più pesantemente i ricchi e dare maggiori
benefici sociali alle classi povere e medie”.
La
maggior parte degli osservatori sostiene che l’amministrazione Bush
ha seriamente danneggiato la reputazione degli Usa nel mondo, anche
tra gli alleati storici. Quanto tempo crede ci vorrà per
riparare questo danno?
”Le reputazioni possono cambiare
molto velocemente, in qualunque direzione. Se ci sarà un
cambiamento radicale nella politica estera statunitense, dopo poco
tempo la gente ritornerà a guardare agli Stati Uniti in modo
positivo”.
Una
volta il presidente Bush ha detto: “Sull’Iraq mi giudicherà
la storia”. Come pensa che sarà questo giudizio?
”Sarà
che la guerra di Bush all’Iraq è stata disastrosa sia per
gli iracheni sia per gli americani, e che l’amministrazione Bush ha
esteso l’impero statunitense fino al suo limite, al punto da farlo
collassare".
Alessandro Ursic