25/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Due treni superveloci si scontrano, oltre quaranta morti. La gente è arrabbiata, le istituzioni annaspano

"Brutto tempo", questa è la spiegazione dell'incidente ferroviario che sabato scorso ha mietuto oltre quaranta vittime dalle parti di Wenzhou, la città da cui provengono quasi tutti i cinesi residenti in Italia. Il treno D3115 da Hangzhou a Fuzhou è stato colpito da un fulmine, si è fermato, ed è stato centrato in pieno da quello che lo seguiva, il D301 da Pechino alla stessa destinazione.

È una spiegazione che evidentemente non basta più all'opinione pubblica: ma come - protesta la gente - stiamo costruendo 13mila chilometri di linee ad alta velocità in Cina, intendiamo vendere l'intero pacchetto (linee, treni e servizi) al resto del mondo come punta di diamante del nostro export, e basta un fulmine per provocare una catastrofe?
Né serve, a questo punto, la consueta strategia utilizzata dalle autorità di Pechino in questi casi: contrizione, identificazione dei colpevoli, accuse di corruzione - parola prêt-à-porter per liquidare ogni problema - per qualche funzionario, punizioni drastiche e assicurazioni che non avverrà mai più.
È tutto il modello che finisce in discussione.

Lo sviluppo basato sul binario era già al centro di molte critiche, simili per certi versi a quelle che investono la Tav in Italia, ma su scala cinese: i treni ad alta velocità non servono a portare sviluppo ovunque e in più devastano l'ambiente e il tessuto sociale, con il trasferimento forzoso di interi villaggi.
Ora, si apprende con sconcerto che l'incidente è stato probabilmente provocato da una concatenazione di inefficienze tecnologiche e gestionali da terzo mondo, altro che prodotto da esportazione.

Primo. Già nei mesi - e finanche nei giorni - precedenti, alcuni treni veloci erano rimasti bloccati da cali di corrente imputabili a fulmini. Nessuno si è posto il problema di risolvere i guai perché questo avrebbe rallentato il gran lancio dell'economia del binario.
Secondo. I due treni che si sono scontrati non comunicavano tra loro, perché pur essendo sulla stessa linea, dipendevano da due diverse centrali di controllo: il D3115 da Shanghai e il D301 da Nanchang.

Impietosamente, i fatti emergono. Tanto che il Global Times - spin off del Quotidiano del Popolo - se ne è uscito con un editoriale in cui invita l'opinione pubblica a continuare con le critiche, per "spingere le autorità a rispondere velocemente e a risolvere i problemi". Ovviamente, si insiste con la politica dell'alta velocità, ma il vaso di Pandora sembra ormai aperto.

Immediatamente dopo la diffusione del primo bilancio ufficiale delle vittime, sono circolati in rete delle immagini e dei video presi sul luogo dell'incidente in cui apparivano dei vagoni semisepolti nel fango. Subito si è diffusa la voce che le autorità stessero "seppellendo" delle carrozze piene di morti per occultare il loro numero reale. Il portavoce delle ferrovie è stato costretto a smentire questi rumors in conferenza stampa. A peggiorare la situazione c'è stata la dichiarazione affrettata secondo cui tutte le vittime fossero ormai state recuperate. Un video apparentemente girato dopo il comunicato del governo e diffuso in rete, ha invece mostrato la raccolta di altri corpi.
Che tiri brutta aria per la credibilità delle istituzioni, lo dimostra anche un sondaggio creato dagli utenti su Weibo, da cui emerge che ben il 93 per cento dei partecipanti si dichiara molto insoddisfatto per come il governo ha gestito l'incidente, perché ha dimostrato "poco rispetto per la vita umana". In un altro sondaggio che chiedeva se il disastro avesse origine "naturali" o "umane", il 98 per cento ha optato per la seconda ipotesi.

Che una tragedia abbia colpito un settore così importante per l'immagine della Cina ha un valore simbolico e concreto enorme. Nella cultura tradizionale cinese può essere interpretato come un segno di disarmonia celeste, una sorta di delegittimazione del potere politico che, ironia della sorte, ha puntato sulla crescita armoniosa per restare in sella.
Ciò che c'è di nuovo è che, forse per la prima volta, il governo cinese si trova esplicitamente a inseguire un'opinione pubblica che appare molto consapevole e determinata. L'alta velocità non verrà bloccata (però probabilmente sarà meno esportabile), ma è chiaro che le vecchie risposte non bastano più. Ciò che i vertici temono di più è proprio questo: un progressivo calo di fiducia e autorevolezza che si traduca nella perdita del "mandato del cielo".

Per il momento, il programma dell'alta velocità è stato rallentato, mentre è stata ordinata un'inchiesta di due mesi. Le azioni delle imprese collegate al settore ferroviario sono crollate e quelle del trasporto aereo, letteralmente, decollate.

 

Gabriele Battaglia

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