Dopo decenni di
tirannia, finalmente gli sciiti possono festeggiare liberamente la loro
festivita' più attesa. Due bombe, a Baghdad e a Kerbala,
trasformano la festa in una tragedia
“Stamattina, verso le 8.30,
si è diffusa la notizia di queste esplosioni a Baghdad, dove mi trovo e
a Karbala. A Baghdad ci sono state quattro esplosioni, ma la più grave
è quella nel quartiere settentrionale di Khadimiya, principale luogo di culto
sciita della
capitale, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere tra la folla
nella moschea dell’Imam Mussa al Khazem.”
Karim, giornalista algerino, ci racconta quello che è
successo a Baghdad, dove si trova. “La città della medicina, come qui
chiamano la zona degli ospedali, era un inferno: auto civili e
ambulanze viaggiano avanti e indietro. Si parla di cento morti e
centinaia di feriti.”
La capitale era
stracolma di pellegrini che da una settimana arrivavano
dall’Iraq e dall’estero. “La folla di fedeli ha cominciato ad
ammassarsi nei luoghi di culto fin dalla notte di ieri”, continua
Karim, “felici di poter finalmente festeggiare liberamente la festa
sciita più importante. Ora il clima è rovente. Si parla di scontri tra
la popolazione inferocita e i militari statunitensi, contro cui vengono
lanciate pietre. Il parere più diffuso tra la gente è che a mettere le
bombe siano i militari occupanti. Per due motivi: mettere le fazioni
religiose una contro l’altra e ritardare così facendo il più possibile
il passaggio di poteri agli iracheni.”
La capitale è deserta, con le
strade attraversate solo dai mezzi militari della coalizione, visto che
la maggioranza dei negozi e degli uffici è chiusa per la festività
religiosa. L’altro luogo santo per lo sciitismo è la città di Karbala,
e gli attentatori hanno colpito quasi contemporaneamente anche lì.
“La gente è preoccupata e arrabbiata con
gli statunitensi. Chiede che finisca l’occupazione militare, chiede la
libertà. Gridano che l’Islam è pace e che tutto questo accade perché ci
sono i soldati.” Gianluca, giornalista italiano, ci racconta al
telefono il clima di Karbala che stamattina si era svegliata presto per
festeggiare l’Ashura (giorno dell’espiazione), una
delle massime festività della confessione sciita, quella in cui si
commemora il martirio dell’imam Hussein, nipote di Maometto, nella
battaglia di Karbala nel 680 d.c.
“Tutti sono molto aggressivi
con gli occidentali. Credono che le colpe siano di chi occupa il Paese
e genera tensioni. Ho incontrato 4-5 posti di blocco, ma con soldati
iracheni. La città è piena di pellegrini provenienti da tutto il Paese
e dal mondo arabo”, continua il giornalista italiano, “e molti
sostengono che il primo degli otto attentatori suicidi non fosse
iracheno, ma straniero. Un poliziotto l’ha notato mentre entrava in
moschea e l’uomo si è fatto esplodere. E’ rimasta solo la testa. In un’altra zona
della città, l’attentatore era in una
macchina della polizia e questo ha depistato i controlli.”
Girando per la città si ha un'impressione raggelante
“c’è sangue dappertutto, è difficile fare un bilancio dei morti, anche
perché ho visto tantissimi feriti” racconta
Gianluca.
La città è sconvolta. I
preparativi per la festa andavano avanti da giorni, ma ora tutto si è
paralizzato e “i pellegrini, come quelli che sono venuti a piedi da
Bassora e hanno impiegato 15 giorni, sono disperati. Le strade sono
piene di gente che piange e tutti si recano in moschea. Per l’Ashura si
cucina il riso per i poveri”, dice Gianluca, "ma ora tutti i fornelli
sono spenti."