02/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimoni oculari raccontano quella che doveva essere una giornata di festa
Dopo l'attentato a KerbalaDopo decenni di tirannia, finalmente gli sciiti possono festeggiare liberamente la loro festivita' più attesa. Due bombe, a Baghdad e a Kerbala, trasformano la festa in una tragedia
 
“Stamattina, verso le 8.30, si è diffusa la notizia di queste esplosioni a Baghdad, dove mi trovo e a Karbala. A Baghdad ci sono state quattro esplosioni, ma la più grave è quella nel quartiere settentrionale di Khadimiya, principale luogo di culto sciita della capitale, dove un attentatore suicida si è fatto esplodere tra la folla nella moschea dell’Imam Mussa al Khazem.”
 
Karim, giornalista algerino, ci racconta quello che è successo a Baghdad, dove si trova. “La città della medicina, come qui chiamano la zona degli ospedali, era un inferno: auto civili e ambulanze viaggiano avanti e indietro. Si parla di cento morti e centinaia di feriti.”
 
La capitale era stracolma di pellegrini che da una settimana arrivavano dall’Iraq e dall’estero. “La folla di fedeli ha cominciato ad ammassarsi nei luoghi di culto fin dalla notte di ieri”, continua Karim, “felici di poter finalmente festeggiare liberamente la festa sciita più importante. Ora il clima è rovente. Si parla di scontri tra la popolazione inferocita e i militari statunitensi, contro cui vengono lanciate pietre. Il parere più diffuso tra la gente è che a mettere le bombe siano i militari occupanti. Per due motivi: mettere le fazioni religiose una contro l’altra e ritardare così facendo il più possibile il passaggio di poteri agli iracheni.”
 
La capitale è deserta, con le strade attraversate solo dai mezzi militari della coalizione, visto che la maggioranza dei negozi e degli uffici è chiusa per la festività religiosa. L’altro luogo santo per lo sciitismo è la città di Karbala, e gli attentatori hanno colpito quasi contemporaneamente anche lì.
 
“La gente è preoccupata e arrabbiata con gli statunitensi. Chiede che finisca l’occupazione militare, chiede la libertà. Gridano che l’Islam è pace e che tutto questo accade perché ci sono i soldati.” Gianluca, giornalista italiano, ci racconta al telefono il clima di Karbala che stamattina si era svegliata presto per festeggiare l’Ashura (giorno dell’espiazione), una delle massime festività della confessione sciita, quella in cui si commemora il martirio dell’imam Hussein, nipote di Maometto, nella battaglia di Karbala nel 680 d.c.
 
“Tutti sono molto aggressivi con gli occidentali. Credono che le colpe siano di chi occupa il Paese e genera tensioni. Ho incontrato 4-5 posti di blocco, ma con soldati iracheni. La città è piena di pellegrini provenienti da tutto il Paese e dal mondo arabo”, continua il giornalista italiano, “e molti sostengono che il primo degli otto attentatori suicidi non fosse iracheno, ma straniero. Un poliziotto l’ha notato mentre entrava in moschea e l’uomo si è fatto esplodere. E’ rimasta solo la testa. In un’altra zona della città, l’attentatore era in una macchina della polizia e questo ha depistato i controlli.”
 
Girando per la città si ha un'impressione raggelante “c’è sangue dappertutto, è difficile fare un bilancio dei morti, anche perché ho visto tantissimi feriti” racconta Gianluca.
 
La città è sconvolta. I preparativi per la festa andavano avanti da giorni, ma ora tutto si è paralizzato e “i pellegrini, come quelli che sono venuti a piedi da Bassora e hanno impiegato 15 giorni, sono disperati. Le strade sono piene di gente che piange e tutti si recano in moschea. Per l’Ashura si cucina il riso per i poveri”, dice Gianluca, "ma ora tutti i fornelli sono spenti."
 
Christian Elia
Categoria: Guerra, Religione
Luogo: Iraq