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"Sono in centro da circa un'ora, hanno chiuso l'intero quartiere dell'attentato, che è il quartiere del governo. Ci sono i cordoni della polizia e nessuno può entrare, neanche i giornalisti. Vedo passare macchine della polizia e ambulanze, ma sono tutte senza sirene".
Dal centro di Oslo, ci descrive la situazione Irene Peroni, giornalista freelance che vive nella capitale norvegese.
"Mi trovo nel quartiere adiacente, quasi tutti i vetri degli edifici sono distrutti, l'esplosione deve essere stata molto forte. Ci sono molti vetri dei negozi per strada, la gente li raccoglie e pulisce in terra. Da qui vedo chiaramente che si è rotto l'orologio del duomo.
Ma ciò nonostante, la gente cammina normalmente, ci sono molti curiosi. Sembra quasi un venerdì sera 'normale' e la gente è in giro - padri con i bambini, famigliole - anche se la polizia ha detto a tutti di starsene a casa.
Molti si fermano a parlare con i poliziotti, fanno foto, sembra una situazone molto naturale.
Questa zona è quella degli immigrati, vedo delle donne che potrebbero essere pachistane che chiacchierano con un poliziotto.
Le autorità non fanno ipotesi a parte l'ovvio, cioè che è un attacco terroristico in grande stile: qualcosa - hanno detto - che non si è più visto dalla fine della seconda guerra mondiale.
Molti giovani, soprattutto quelli impegnati, criticano le missioni militari all'estero e dicono che dovevamo aspettarcelo.
C'è poi la vicenda dell'attacco al campo dei giovani laburisti sull'isola di Utoya che confonde le acque. Se questo è un attacco jihadista, non si capisce come mai un uomo che hanno definito "scandinavo" si sia preso la briga di andare su questa isola, dire che doveva fare un controllo di routine a causa della bomba di Oslo, e poi si sia messo a sparare con una mitraglietta."
Gabriele Battaglia