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L'acquirente della prima esportazione petrolifera del neonato Stato del Sud Sudan è la Cina. La società "Chinaoil" ha infatti acquistato la prima partita di greggio (un milione di barili) estratta dai ricchi giacimenti sud-sudanesi ed offerta sul mercato dell'energia fossile. Ad annunciare la notizia è stato un dirigente del ministero per l'Energia di Juba.
Il petrolio esportato, del resto, come ha spiegato il direttore generale del dicastero per l'Energia, Arkangelo Okwang, è stato estratto da un giacimento in concessione a un consorzio guidato dalla China National Petroleum Corporation (Cnpc), oltre che dalla malese Petronas. Una seconda partita di 600mila barili dovrebbe essere esportata venerdì prossimo.
Resta l'incertezza sulla controversia che oppone Juba a Karthoum e che riguarda l'uso degli oleodotti sudanesi puntati verso il Mar Rosso. Il compromesso raggiunto dalle due parti nel 2005, che prevedeva l'uguale spartizione dei proventi petroliferi, si sta avvicinando alla scadenza. E se da un lato il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha ventilato l'ipotesi di una tassa da 15 dollari al barile, il governo di Juba ha voluto ribadire la sua intenzione di tutelare i suoi interessi.
La secessione del Sud Sudan, avvenuta il 9 luglio scorso, ha significato per Khartoum la perdita di circa tre quarti della produzione petrolifera. Secondo quanto stimato dal Financial Times, infatti, sarebbero 375mila i barili di petrolio estraibili nel meridione, su un totale di 500mila barili prodotti in tutto il Sudan.