Gulbuddin
Hekmatyar è uno dei personaggi più rilevanti e controversi
della recente storia dell'Afghanistan. Di
origini pashtun, nato nel 1947 a Kunduz, negli anni
Settanta diventa un esponente di punta del partito islamico
moderato Jamiat-i-Islami (Società islamica) di
Burhanuddin Rabbani. Hekmatyar è noto per il suo odio nei
confronti delle donne: si dice che da giovane ne abbia sfregiate molte
con l'acido, per poi farne un obiettivo privilegiato delle sue azioni
di guerra.
Nel 1973, dopo il colpo di Stato
di Muhammad Daud, cugino del re Zahir Shah, reso possibile
dall'appoggio dalla sinistra e dal Partito Comunista, Hekmatyar fugge
in Pakistan. Diventa il principale beneficiario dei
finanziamenti e delle armi fornite dai servizi segreti pachistani e
statunitensi, e questo gli fa guadagnare grande popolarità tra
la resistenza islamica al regime comunista. Esce poi
dalla formazione di Rabbani e fonda nel 1976 il partito radicale Hezb-i Islami
con l'obiettivo di
instaurare una repubblica islamica in Afghanistan sul modello di quella
creata da Khomeini in Iran. Nel 1979 l'Urss invade il suo
Paese ed Hekmatyar guida i suoi mujaheddin nella guerriglia contro gli
invasori russi.
Dopo il ritiro dei
sovietici (1989), il governo di Najibullah resiste fino al 25 aprile
1992, poi cede alla santa alleanza, una ibrida alleanza di
tutte le formazioni che avevano combattuto contro i russi. La
guerra civile continua però tra le varie fazioni in lotta per
il potere, soprattutto tra il gruppo fedele a Hekmatyar e quello che
sostiene Burhanuddin Rabbani (leader della Società islamica) e il suo
comandante Ahmad Shah Massud.
Quando i mujaheddin di Rabbani e
Massud conquistano Kabul nel 1992, Hekmatyar inizia a
combattere contro il suo ex leader. Dopo una fragile intesa politica
raggiunta nel 1993 (lui diventa primo ministro del governo presieduto
da Rabbani), nel 1994 riesplode la guerra civile. Il leader pashtun
inizia a bombardare la capitale dalle alture circostanti riducendola ad
un cumulo di macerie e provocando la morte di
almeno venticinquemila mila civili.
La minaccia crescente dei talebani mette d'accordo i
contendenti, che stringono un'alleanza contro i nuovi nemici: Hekmatyar
torna a capo del governo. Nel 1996 i Talebani prendono Kabul e
Hekmatyar fugge al Nord per unirsi ai gruppi che combattevano gli
"studenti del Corano". Poco dopo ripara in Iran.
Quando gli Usa attaccano l'Afghanistan, Hekmatyar
annuncia di essere diposto a tornare in patria per combattere al fianco
di Osama Bin Laden contro gli statunitensi. Ma non lo fa, aspetta di
rientrare in Afghanistan a guerra finita, nel febbraio 2002, e si
unisce alla resistenza neo-talebana, facendole compiere nel giro di un
anno un netto salto di qualità dal punto di vista della strategia
militare. La sua roccaforte è la provincia orientale
di Kunar, al confine col Pakistan, ma la sua influenza è fortissima
anche nelle province attorno a Kabul (Nangarhar, Logar, Laghman,
Wardak) e nelle città
di Jalalabad e Kandahar. La sua
forza militare è legata al livello di addestramento delle sue milizie e
alle riserve di armi, in particolare di missili terra-aria Stinger,
eredità delle forniture della Cia. La sua forza
economico-finanziaria deriva dal controllo delle piantagioni d'oppio e
del narcotraffico nella provincia nord-orientale di
Badakhshan, ottenuto grazie ad un accordo con il suo vecchio conoscente
Rabbani.