19/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Ollanta Humala precipita nei sondaggi per colpa delle ingerenze di familiari ingombranti e impopolari. E Garcia approfitta degli ultimi giorni per favorire le multinazionali

 

Il Perù saluterà il suo nuovo presidente, Ollanta Humala,  il prossimo 28 luglio. E nel frattempo non si annoia. Se da una parte resta sul chi va là nei confronti del mandatario uscente, Alan Garcia, che sta cercando di favorire i soliti noti approfittando degli ultimi giorni di potere, dall'altra deve fare i conti con i familiari non certo discreti del neoeletto, il quale intanto ha scelto Cuba per concludere un giro di visite all'estero in cui ha tessuto la tela delle alleanze.

Veniva dal Messico, Humala, quando è atterrato all'Avana, dove incontrerà Raul Castro. "Siamo venuti a incontrare un popolo fratello, il popolo di Cuba, e stabilire un'agenda aperta con il suo presidente", ha dichiarato al canciller cubano, Bruno Rodríguez e al viceministro degli Esteri, Rogelio Serra. Stessa cosa espressa a Ciudad de México, paese con il quale ha promesso di migliorare le relazioni bilaterali e ottimizzare quelle commerciali e con il presidente del quale si è impegnato a "lottare contro la povertà, il crimine organizzato e ogni tipo di violenza, nonché contro disuguaglianza e denutrizione". Buoni propositi che però non bastano per mantenere entusiasmo e consensi che lo hanno circondato nella corsa alla presidenza.

In pochi giorni, infatti, la sua popolarità è scesa in picchiata da di 29 punti, dal 70 al 41 percento. Perché? A quanto pare per i parenti ingombranti e le loro mosse azzardate. Prima fra tutti quella che ha portato il fratello minore, Alexis, imprenditore e membro della cupola del partito nazionalista Gana Perù, in Russia, dove ha incontrato membri del governo e uomini d'affari. Tutti quanti lo hanno ricevuto quale inviato speciale del fratello, il presidente eletto. È con queste mansione che è stato accolto anche dai capi di Gazprom con i quali ha parlato di collaborazione in materia di nucleare. E qualche testimone è pronto a giurare che abbia trattato anche il tema delle armi. Le conseguenze: uno scandalo che ha indignato il popolo peruviano ormai stanco della corruzione e dei soliti mezzucci che hanno travolto Garcia e che lo stesso Ollanta ha denunciato durante tutta la campagna elettorale.

A poco son servite le prese di distanza del futuro presidente, peraltro subito smentite da Mosca. L'ambasciata russa a Lima si è precipitata a emettere un comunicato per precisare che il viaggio è stato organizzato dietro richiesta del Perù e che Alexis Humala è stato ricevuto come inviato speciale di suo fratello.

Grandi grattacapi arrivano anche dall'altro fratello, il chiacchierato Antauro, in prigione per aver organizzato il tentato golpe nella città di Andahuaylas, conclusosi con la morte di quattro poliziotti. Era il 2005. E' di pochi giorni fa il suo messaggio dal carcere diretto al fratello con i consigli su come formare l'esecutivo. E che dire del padre, Isaac, che insiste con proclami xenofobi sulla superiorità della razza andina, e dell'altro dei fratelli, Ulises, convertitosi in uno dei suoi maggiori detrattori. Per fortuna c'è la fedele mogliettina, Nadine Heredia, fra le più papabili a una poltrona di ministro.

Una strada tutta in salita, dunque, quella che dovrà percorrere il nuovo presidente del Perù, che succederà a un García che lascia al 42 percento dei consensi. E che non si lascia certo sfumare gli ultimi giorni da presidente senza dispensare proficui favori.

È di questi giorni l'annuncio del dipartimento agli affari indiani del Perù nel quale ha reso pubblici i piani di apertura delle riserve degli Indiani incontattati alle compagnie petrolifere. Si tratta di nuove leggi che autorizzerebbero lo Stato a far entrare le compagnie del gas e del petrolio nelle riserve, nonostante l'enorme rischio rappresentato per la vita di queste tribù.

A denunciarlo è Survival International, la Ong che difende i diritti dei popoli nativi. Circa 15 tribù dell'Amazzonia peruviana hanno scelto di resistere al contatto con l'esterno, dunque se le loro terre dovessero essere aperte e invase, rischierebbero tutte l'estinzione. La proposta ha suscitato un'ondata di critiche tra le organizzazioni indigene, che hanno posto l'accento sulla coincidenza temporale con i piani di espansione dell'enorme giacimento di gas Camisea, nel Perù sud orientale. Il controverso progetto energetico interessa una parte rilevante della riserva Kugapakori-Nahua-Nanti, dove si sa che vivono molte tribù incontattate.

Secondo l'organizzazione degli Indiani amazzonici Aidesep, qualsiasi nuova esplorazione nella riserva violerebbe le condizioni poste dalla Banca di Sviluppo Interamericana, che ha finanziato lo sviluppo del progetto. La legge internazionale e quella peruviana affermano entrambe che i popoli indigeni debbano essere consultati in merito a qualsiasi progetto che interessi le loro terre. Nel caso dei popoli incontattati, questa consultazione è impossibile. E il governo se ne sta approfittando.

"Questa decisione è una mossa incredibilmente cinica da parte del governo uscente - ha dichiarato il direttore generale di Survival International Stephen Corry -. Se saranno mantenuti questi tipi di programmi, il Dipartimento agli affari indiani non avrà più nessun Indiano di cui prendersi cura. L'apertura delle riserve delle tribù incontattate le porterà quasi certamente all'estinzione e se la nuova amministrazione ha intenzione di impegnarsi per proteggere i popoli indigeni, deve certamente abbandonare il progetto".

 

 

Stella Spinelli

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