Raccolta di dichiarazioni riguardo alla costruzione del muro tra Israele e Palestina
scritto per noi da
Maurizio Debanne
Barriera difensiva o muro dell'apartheid? Le
opinioni dei principali attori nello scacchiere mediorientale
Le Nazioni Unite Il 22
ottobre 2003 con 144 voti favorevoli, 4 contrari e 12 astensioni,
l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato una risoluzione di condanna
del muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania. A Israele viene
richiesto di "porre termine alla costruzione della barriera difensiva
nei territori occupati palestinesi perché contraria alle leggi
internazionali". Tuttavia la risoluzione, non essendo vincolante, non
impedisce al governo Sharon di continuare i lavori.
Il Segretario Generale delle Nazioni
Unite “La costruzione del muro fra Israele e
Cisgiordania viola la legge internazionale e potrebbe danneggiare le
prospettive di pace a lungo termine". Lo ha scritto il segretario
generale dell'Onu Kofi Annan in un rapporto
all'Assemblea generale diffuso il 29 novembre 2003. "L'aver posto gran
parte della struttura sui territori palestinesi occupati potrebbe
pregiudicare futuri negoziati. [...] Nel corso del processo della Road
Map, quando ogni parte dovrebbe compiere gesti di buona volontà per la
costruzione della fiducia, la barriera in via di realizzazione in
Cisgiordania non può essere vista che come un atto profondamente
controproducente", scrive Annan. Il segretario generale delle Nazioni
Unite precisa che Israele ha il dovere di difendersi dagli attacchi
terroristici, ma ha anche il dovere di far in modo che tutte le misure
di sicurezza adottate a tal fine non siano "in contraddizione con la
legge internazionale". Nel settembre scorso, le Nazioni Unite hanno
presentato un documento che denuncia l'illegalità del muro. Nel
rapporto si sottolinea che 210mila palestinesi residenti nell'area tra
il muro e lo Stato di Israele potrebbero essere completamente tagliati
fuori dai servizi sociali, dalle scuole e dai posti di lavoro.
Gli Stati
Uniti Nell’incontro avuto il 29 giugno 2003 con i
vertici israeliani, il consigliere per la sicurezza nazionale
statunitense, Condoleeza Rice, ha avuto un duro
confronto con il premier israeliano Ariel Sharon
riguardo la costruzione del muro lungo la Cisgiordania. Secondo la
Rice, la costruzione di questo muro rappresenta in realtà la volontà di
Israele di stabilire unilateralmente un confine politico con il futuro
Stato di Palestina. "L'amministrazione – ha detto la Rice a Sharon -
ritiene inopportuno il muro che state costruendo perché può essere
visto come un tentativo di stabilire un confine politico. Anche se
comprendiamo che è una difesa contro il terrorismo, tuttavia potrebbe
essere letto anche come una scelta politica". Ferma è stata la risposta
alle critiche statunitensi del ministro delle Finanze israeliano, Netanyhau: "Il
muro è assolutamente necessario per
ostacolare l'ingresso in Israele degli attentatori palestinesi". · Nel
corso dell'incontro avuto alla Casa Bianca con il primo ministro
palestinese Abu Mazen il 25 luglio 2003, George W.
Bush ha definito il muro “un problema”. Queste le sue parole:
"E' difficile che ci sia mai fiducia tra palestinesi e israeliani con
un muro che attraversa la Cisgiordania". · Il 26 novembra 2003 gli
Stati Uniti hanno annunciato che dedurranno dall’anno prossimo "$289.5
million from a $9 billion package of loan guarantees for Israel". La
conferma di questo provvedimento è venuta dall'ambasciatore di Israele
a Washington. L'ambasciata ha dichiarato, tramite un breve comunicato,
che "Israele accetta il fatto che gli Stati Uniti non vedano di buon
occhio alcune nostre politiche nella Giudea, nella Samaria e nella
Striscia di Gaza".
Croce
Rossa Il Comitato internazionale della Croce
Rossa (Cicr) ha affermato lo scorso 18 febbraio che il Muro in
costruzione da parte di Israele in Cisgiordania è, nella sua forma
attuale, una violazione del diritto umanitario internazionale.
"L'opinione del Cicr è che il Muro in Cisgiordania, fintanto che il suo
percorso devia dalla "Linea verde" verso i territori occupati, è
contraria alla legge umanitaria internazionale", si legge in un comunicato rilasciato
dalla sede di Ginevra.
Giovanni Paolo II Nell’Angelus domenicale del 16 novembre 2003, Giovanni Paolo II ha
parlato del muro che Israele sta erigendo in Terra Santa. Queste le
parole del Papa: "Rinnovo la mia ferma condanna per ogni azione
terroristica compiuta, in questi ultimi tempi, in Terra Santa. Debbo al
tempo stesso rilevare che, purtroppo in quei luoghi il dinamismo della
pace sembra essersi fermato. La costruzione di un muro tra il popolo
israeliano e quello palestinese è vista da molti come un nuovo ostacolo
sulla strada verso una pacifica convenienza. In realtà non di muri ha
bisogno la Terra Santa, ma di ponti. Senza riconciliazione degli animi,
non ci può essere pace. I responsabili abbiano il coraggio di
riprendere il dialogo e il negoziato, liberando così la strada verso un
Medio Oriente riconciliato nella giustizia e nella pace".
Ariel Sharon, Primo
ministro israeliano “La barriera è solo un mezzo in più per la nostra
lotta contro il terrore”, ha dichiarato il premier israeliano in
un’intervista al Washington Post lo scorso
novembre. “Non è una barriera politica, né servirà a stabilire le
nostre frontiere future”.
L’altro Likud All'interno del
partito di Ariel Sharon non mancano esponenti contrari alla costruzione
del Muro perché questo potrebbe costituire in futuro il confine tra lo
Stato palestinese e quello ebraico svanendo così il sogno del
Grande Israele. Inoltre,
molti degli insediamenti israeliani risulterebbero esterni alla
protezione muraria e perciò indifendibili.
Israeliani al confine Molti
israeliani, che vivono nella zona limitrofa alla costruzione, sono
molto preoccupati perché, a loro avviso, la muraglia di difesa porterà
ad un deterioramento delle relazioni con la vicina popolazione araba.
Il segretario del kibbutz Metzer, Doron Liber, in
una intervista al quotidiano Haaretz non ha
nascosto i suoi dubbi.
Shimon
Peres, Nobel per la pace e Presidente dei Laburisti
israeliani In un'intervista, pubblicata sul quotidiano la
Repubblica il 6 luglio 2003, il premio nobel per la pace
Shimon Peres, ha dichiarato che "la creazione di un muro fra israeliani
e palestinesi complica le cose e causa un problema permanente. Così
come è stato progettato, includendo porzioni palestinesi, sembra
un'annessione".
Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel per la pace In un’intervista al Corriere della Sera (16
novembre 2003) Elie Wiesel si è dichiarato favorevole alla costruzione
di un muro tra israeliani e palestinesi. “Al contrario del terrorismo,
la separazione non ha causato la morte di nessuno e semmai ha salvato
tante vite. Questo è il suo obbiettivo.”
Avraham B.Yehoshua Lo
scrittore pacifista israeliano, autore di numerosi studi sulla
convivenza tra israeliani e palestinesi, è un sostenitore della
costituzione di un muro che serva da frontiera tra i due popoli.
Secondo lo scrittore pacifista, Israele deve però abbandonare tutti gli
insediamenti in Cisgiordania perché rappresentano "un vero insulto ai
palestinesi". (La Stampa, 29 giugno 2003).
David Grossman "Il muro riflette il bisogno degli israeliani di
sentirsi sicuri e protetti da una solida barriera. Ma riflette anche il
comportamento di Israele, che impone o cerca di imporre soluzioni con
la forza e non con il dialogo. Un confine tra noi e i palestinesi deve
nascere da un accordo, non da una imposizione”. ( La
Repubblica, 13 agosto 2003).
Naomi Chazan (parlamentare del
Meretz, sinistra sionista) Chazan, una delle promotrici
dell’Accordo di Ginevra, intervistata l’11 novembre dall’ Unità ha dichiarato:
«Nessuno mette in dubbio la
necessità e il dovere di lottare contro quei gruppi che hanno come
obiettivo la destabilizzazione e come pratica la violenza più cieca. Ma
nello specifico del conflitto israelo-palestinese, la concezione di
lotta al terrorismo che anima Sharon e la destra oltranzista si è
rivelata del tutto fallimentare. Perché Sharon non ha realizzato il
muro sui confini del 1967? Che necessità aveva di incunearsi per decine
di chilometri nel cuore della Cisgiordania, requisendo terra
palestinese, dividendo villaggi, frantumando il territorio?».
Yael Dayan (ex
parlamentare laburista, scrittrice. Figlia del generale Moshe Dayan) In un’intervista rilasciata al quotidiano L’ Unità
il 26 ottobre 2003 Yael Dayan non si è dichiarata pregiudizialmente
contraria alla realizzazione del muro. Ha però poi aggiunto che “il
muro congegnato dalla destra porta con sé una connotazione politica che
ne stravolge il significato originario. Decidendo di inglobare buona
parte degli insediamenti, Sharon compie di fatto un’annessione dei
territori occupati. La sicurezza non c’entra nulla con l’attulae
configurazione della barriera, che nel piano originario, sostenuto dal
Labour, doveva realizzarsi lungo i confini del 1967”.
Yasser Arafat (Presidente
dell’Anp) Il 23 febbraio 2004, il primo giorno di udienze alla Corte
dell’Aja, il presidente palestinese Yasser Arafat ha dichiarato in un
discorso radiotelevisivo che "il muro che Israele sta costruendo in
Cisgiordania mira a impedire ai palestinesi di creare il loro Stato".
Nabil Shaath (Ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese) In
un’intervista concessa al quotidiano L’ Unità lo
scorso 14 febbraio, Nabil Shaat ha affermato che “il Muro non è un
mezzo di difesa ma un’annessione, un attacco”. Ha poi aggiunto:
”Definire difensivo un Muro costruito da Israele all’interno del
territorio palestinese è un’offesa perché se si costruiscono recinzioni
nel giardino del vicino, non è difesa, è un’annessione, è una offesa.
Quel Muro uccide la pace e non fermerà il terrorismo suicida, che
invece trova alimento nell’aggressione continua al popolo palestinese;
bloccarne la costruzione non è un favore fatto ai palestinesi ma è il
passaggio obbligato per scongiurare una crisi regionale che potrebbe
avere gravi effetti destabilizzanti non solo per il Medio Oriente”.
Yasser Abed
Rabbo (artefice insieme a Yossi Beilin dell’Accordo di
Ginevra) In un’intervista all'Unità Yasser Abed Rabbo, membro del
Comitato esecutivo dell’Olp ha dichiarato: “La realizzazione del Muro
dell’apartheid distrugge ogni spazio di dialogo e affossa qualsiasi
soluzione negoziale del conflitto israelo-palestinese fondata sul
principio di due Stati. Ciò che intendiamo mettere in atto è una grande
offensiva politica e diplomatica che contempli tra le sue opzioni anche
quella di una proclamazione unilaterale dello Stato di Palestina».
Ehud Gol (Ambasciatore di Israele in Italia) L’Ambasciatore di Israele in
Italia, in un suo articolo pubblicato sul Messaggero lo scorso 13 febbraio, scrive
che il
suo Paese “per compiere passi verso la pace bisogna che si senta al
sicuro, occorre che le madri israeliane non abbiano più l’angoscia di
salutare i propri figli sul bus della scuola, senza sapere se li
rivedranno tornare la sera”. Proprio per evitare questo continuo
stillicidio di sangue innocente”- prosegue Gol- “Israele è costretto a
dotarsi di una barriera difensiva. Non un muro, ma una barriera
antiterrorismo. E i risultati ottenuti con la prima parte della
barriera già realizzata ci danno ragione. In un anno gli attentati
suicidi sono praticamente dimezzati”.
La posizione del Comitato Italiano di Appoggio
all'Accordo di Ginevra creato dal CIPMO “Il
Comitato Italiano di Appoggio all'Accordo di Ginevra non può che
esprimere verso il muro una posizione nettamente critica. La
costruzione di un muro è sempre un fatto negativo, perché è il
contrario dei ponti che devono essere costruiti tra i contendenti,
anche se non possono certo essere ignorati i problemi di sicurezza
esistenti. Ma l’elemento essenziale di disaccordo con questo progetto è
la scelta del governo israeliano di includere nel suo percorso parti
consistenti di aree palestinesi, al di là dei confini del ’67, con la
creazione di nuovi fatti compiuti, che possono diventare annessioni de
facto che renderanno ancora più difficile arrivare alla pace. Poiché
l’accordo di Ginevra ha tra le sue scelte qualificanti quella di
prendere a base i confini del ’67, salvo possibili scambi territoriali,
nella proporzione di 1:1, tra aree palestinesi della Cisgiordania e
aree israeliane nella zona di Gaza, il Comitato Italiano di Appoggio
non può che esprimere contrarietà a questo.”