24/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Raccolta di dichiarazioni riguardo alla costruzione del muro tra Israele e Palestina
scritto per noi da
Maurizio Debanne

Il muroBarriera difensiva o muro dell'apartheid? Le opinioni dei principali attori nello scacchiere mediorientale
 
Le Nazioni Unite Il 22 ottobre 2003 con 144 voti favorevoli, 4 contrari e 12 astensioni, l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato una risoluzione di condanna del muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania. A Israele viene richiesto di "porre termine alla costruzione della barriera difensiva nei territori occupati palestinesi perché contraria alle leggi internazionali". Tuttavia la risoluzione, non essendo vincolante, non impedisce al governo Sharon di continuare i lavori.
 
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite “La costruzione del muro fra Israele e Cisgiordania viola la legge internazionale e potrebbe danneggiare le prospettive di pace a lungo termine". Lo ha scritto il segretario generale dell'Onu Kofi Annan in un rapporto all'Assemblea generale diffuso il 29 novembre 2003. "L'aver posto gran parte della struttura sui territori palestinesi occupati potrebbe pregiudicare futuri negoziati. [...] Nel corso del processo della Road Map, quando ogni parte dovrebbe compiere gesti di buona volontà per la costruzione della fiducia, la barriera in via di realizzazione in Cisgiordania non può essere vista che come un atto profondamente controproducente", scrive Annan. Il segretario generale delle Nazioni Unite precisa che Israele ha il dovere di difendersi dagli attacchi terroristici, ma ha anche il dovere di far in modo che tutte le misure di sicurezza adottate a tal fine non siano "in contraddizione con la legge internazionale". Nel settembre scorso, le Nazioni Unite hanno presentato un documento che denuncia l'illegalità del muro. Nel rapporto si sottolinea che 210mila palestinesi residenti nell'area tra il muro e lo Stato di Israele potrebbero essere completamente tagliati fuori dai servizi sociali, dalle scuole e dai posti di lavoro.
 
Gli Stati Uniti Nell’incontro avuto il 29 giugno 2003 con i vertici israeliani, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, Condoleeza Rice, ha avuto un duro confronto con il premier israeliano Ariel Sharon riguardo la costruzione del muro lungo la Cisgiordania. Secondo la Rice, la costruzione di questo muro rappresenta in realtà la volontà di Israele di stabilire unilateralmente un confine politico con il futuro Stato di Palestina. "L'amministrazione – ha detto la Rice a Sharon - ritiene inopportuno il muro che state costruendo perché può essere visto come un tentativo di stabilire un confine politico. Anche se comprendiamo che è una difesa contro il terrorismo, tuttavia potrebbe essere letto anche come una scelta politica". Ferma è stata la risposta alle critiche statunitensi del ministro delle Finanze israeliano, Netanyhau: "Il muro è assolutamente necessario per ostacolare l'ingresso in Israele degli attentatori palestinesi". · Nel corso dell'incontro avuto alla Casa Bianca con il primo ministro palestinese Abu Mazen il 25 luglio 2003, George W. Bush ha definito il muro “un problema”. Queste le sue parole: "E' difficile che ci sia mai fiducia tra palestinesi e israeliani con un muro che attraversa la Cisgiordania". · Il 26 novembra 2003 gli Stati Uniti hanno annunciato che dedurranno dall’anno prossimo "$289.5 million from a $9 billion package of loan guarantees for Israel". La conferma di questo provvedimento è venuta dall'ambasciatore di Israele a Washington. L'ambasciata ha dichiarato, tramite un breve comunicato, che "Israele accetta il fatto che gli Stati Uniti non vedano di buon occhio alcune nostre politiche nella Giudea, nella Samaria e nella Striscia di Gaza".
 
Croce Rossa Il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha affermato lo scorso 18 febbraio che il Muro in costruzione da parte di Israele in Cisgiordania è, nella sua forma attuale, una violazione del diritto umanitario internazionale. "L'opinione del Cicr è che il Muro in Cisgiordania, fintanto che il suo percorso devia dalla "Linea verde" verso i territori occupati, è contraria alla legge umanitaria internazionale", si legge in un comunicato rilasciato dalla sede di Ginevra.
 
Giovanni Paolo II Nell’Angelus domenicale del 16 novembre 2003, Giovanni Paolo II ha parlato del muro che Israele sta erigendo in Terra Santa. Queste le parole del Papa: "Rinnovo la mia ferma condanna per ogni azione terroristica compiuta, in questi ultimi tempi, in Terra Santa. Debbo al tempo stesso rilevare che, purtroppo in quei luoghi il dinamismo della pace sembra essersi fermato. La costruzione di un muro tra il popolo israeliano e quello palestinese è vista da molti come un nuovo ostacolo sulla strada verso una pacifica convenienza. In realtà non di muri ha bisogno la Terra Santa, ma di ponti. Senza riconciliazione degli animi, non ci può essere pace. I responsabili abbiano il coraggio di riprendere il dialogo e il negoziato, liberando così la strada verso un Medio Oriente riconciliato nella giustizia e nella pace".
 
Ariel Sharon, Primo ministro israeliano “La barriera è solo un mezzo in più per la nostra lotta contro il terrore”, ha dichiarato il premier israeliano in un’intervista al Washington Post lo scorso novembre. “Non è una barriera politica, né servirà a stabilire le nostre frontiere future”.
 
L’altro Likud All'interno del partito di Ariel Sharon non mancano esponenti contrari alla costruzione del Muro perché questo potrebbe costituire in futuro il confine tra lo Stato palestinese e quello ebraico svanendo così il sogno del Grande Israele. Inoltre, molti degli insediamenti israeliani risulterebbero esterni alla protezione muraria e perciò indifendibili.
 
Israeliani al confine Molti israeliani, che vivono nella zona limitrofa alla costruzione, sono molto preoccupati perché, a loro avviso, la muraglia di difesa porterà ad un deterioramento delle relazioni con la vicina popolazione araba. Il segretario del kibbutz Metzer, Doron Liber, in una intervista al quotidiano Haaretz non ha nascosto i suoi dubbi.
 
Shimon Peres, Nobel per la pace e Presidente dei Laburisti israeliani In un'intervista, pubblicata sul quotidiano la Repubblica il 6 luglio 2003, il premio nobel per la pace Shimon Peres, ha dichiarato che "la creazione di un muro fra israeliani e palestinesi complica le cose e causa un problema permanente. Così come è stato progettato, includendo porzioni palestinesi, sembra un'annessione".
 
Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e Premio Nobel per la pace In un’intervista al Corriere della Sera (16 novembre 2003) Elie Wiesel si è dichiarato favorevole alla costruzione di un muro tra israeliani e palestinesi. “Al contrario del terrorismo, la separazione non ha causato la morte di nessuno e semmai ha salvato tante vite. Questo è il suo obbiettivo.”
 
Avraham B.Yehoshua Lo scrittore pacifista israeliano, autore di numerosi studi sulla convivenza tra israeliani e palestinesi, è un sostenitore della costituzione di un muro che serva da frontiera tra i due popoli. Secondo lo scrittore pacifista, Israele deve però abbandonare tutti gli insediamenti in Cisgiordania perché rappresentano "un vero insulto ai palestinesi". (La Stampa, 29 giugno 2003).
 
David Grossman "Il muro riflette il bisogno degli israeliani di sentirsi sicuri e protetti da una solida barriera. Ma riflette anche il comportamento di Israele, che impone o cerca di imporre soluzioni con la forza e non con il dialogo. Un confine tra noi e i palestinesi deve nascere da un accordo, non da una imposizione”. ( La Repubblica, 13 agosto 2003).
 
Naomi Chazan (parlamentare del Meretz, sinistra sionista) Chazan, una delle promotrici dell’Accordo di Ginevra, intervistata l’11 novembre dall’ Unità ha dichiarato: «Nessuno mette in dubbio la necessità e il dovere di lottare contro quei gruppi che hanno come obiettivo la destabilizzazione e come pratica la violenza più cieca. Ma nello specifico del conflitto israelo-palestinese, la concezione di lotta al terrorismo che anima Sharon e la destra oltranzista si è rivelata del tutto fallimentare. Perché Sharon non ha realizzato il muro sui confini del 1967? Che necessità aveva di incunearsi per decine di chilometri nel cuore della Cisgiordania, requisendo terra palestinese, dividendo villaggi, frantumando il territorio?».
 
Yael Dayan (ex parlamentare laburista, scrittrice. Figlia del generale Moshe Dayan) In un’intervista rilasciata al quotidiano L’ Unità il 26 ottobre 2003 Yael Dayan non si è dichiarata pregiudizialmente contraria alla realizzazione del muro. Ha però poi aggiunto che “il muro congegnato dalla destra porta con sé una connotazione politica che ne stravolge il significato originario. Decidendo di inglobare buona parte degli insediamenti, Sharon compie di fatto un’annessione dei territori occupati. La sicurezza non c’entra nulla con l’attulae configurazione della barriera, che nel piano originario, sostenuto dal Labour, doveva realizzarsi lungo i confini del 1967”.
 
Yasser Arafat (Presidente dell’Anp) Il 23 febbraio 2004, il primo giorno di udienze alla Corte dell’Aja, il presidente palestinese Yasser Arafat ha dichiarato in un discorso radiotelevisivo che "il muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania mira a impedire ai palestinesi di creare il loro Stato".
 
Nabil Shaath (Ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese) In un’intervista concessa al quotidiano L’ Unità lo scorso 14 febbraio, Nabil Shaat ha affermato che “il Muro non è un mezzo di difesa ma un’annessione, un attacco”. Ha poi aggiunto: ”Definire difensivo un Muro costruito da Israele all’interno del territorio palestinese è un’offesa perché se si costruiscono recinzioni nel giardino del vicino, non è difesa, è un’annessione, è una offesa. Quel Muro uccide la pace e non fermerà il terrorismo suicida, che invece trova alimento nell’aggressione continua al popolo palestinese; bloccarne la costruzione non è un favore fatto ai palestinesi ma è il passaggio obbligato per scongiurare una crisi regionale che potrebbe avere gravi effetti destabilizzanti non solo per il Medio Oriente”.
 
Yasser Abed Rabbo (artefice insieme a Yossi Beilin dell’Accordo di Ginevra) In un’intervista all'Unità Yasser Abed Rabbo, membro del Comitato esecutivo dell’Olp ha dichiarato: “La realizzazione del Muro dell’apartheid distrugge ogni spazio di dialogo e affossa qualsiasi soluzione negoziale del conflitto israelo-palestinese fondata sul principio di due Stati. Ciò che intendiamo mettere in atto è una grande offensiva politica e diplomatica che contempli tra le sue opzioni anche quella di una proclamazione unilaterale dello Stato di Palestina».
 
Ehud Gol (Ambasciatore di Israele in Italia) L’Ambasciatore di Israele in Italia, in un suo articolo pubblicato sul Messaggero lo scorso 13 febbraio, scrive che il suo Paese “per compiere passi verso la pace bisogna che si senta al sicuro, occorre che le madri israeliane non abbiano più l’angoscia di salutare i propri figli sul bus della scuola, senza sapere se li rivedranno tornare la sera”. Proprio per evitare questo continuo stillicidio di sangue innocente”- prosegue Gol- “Israele è costretto a dotarsi di una barriera difensiva. Non un muro, ma una barriera antiterrorismo. E i risultati ottenuti con la prima parte della barriera già realizzata ci danno ragione. In un anno gli attentati suicidi sono praticamente dimezzati”.
 
La posizione del Comitato Italiano di Appoggio all'Accordo di Ginevra creato dal CIPMO “Il Comitato Italiano di Appoggio all'Accordo di Ginevra non può che esprimere verso il muro una posizione nettamente critica. La costruzione di un muro è sempre un fatto negativo, perché è il contrario dei ponti che devono essere costruiti tra i contendenti, anche se non possono certo essere ignorati i problemi di sicurezza esistenti. Ma l’elemento essenziale di disaccordo con questo progetto è la scelta del governo israeliano di includere nel suo percorso parti consistenti di aree palestinesi, al di là dei confini del ’67, con la creazione di nuovi fatti compiuti, che possono diventare annessioni de facto che renderanno ancora più difficile arrivare alla pace. Poiché l’accordo di Ginevra ha tra le sue scelte qualificanti quella di prendere a base i confini del ’67, salvo possibili scambi territoriali, nella proporzione di 1:1, tra aree palestinesi della Cisgiordania e aree israeliane nella zona di Gaza, il Comitato Italiano di Appoggio non può che esprimere contrarietà a questo.”
Categoria: Muri
Luogo: Israele - Palestina