La svolta del colonnello libico serve anche a farlo rientrare nella politica che conta
Colpo di scena in Libia. Dopo
mesi di trattative con diplomatici britannici e statunitensi, il leader
libico Muhammar Gheddafi, da oltre trentacinque anni assoluto
protagonista della scena politica nord africana, ha stupito ancora il
mondo con la sua proverbiale capacità politica. Gheddafi ha annunciato
il 19 dicembre 2003 la ferma decisione della Libia di rinunciare a ogni
programma nucleare sviluppato nel periodo che va dal 1990 a oggi. Il
primo risultato che potrebbe ottenere il leader libico, è il termine
dell’isolamento mondiale cui è sottoposto il suo Paese dagli anni
ottanta.
Le recenti azioni
del governo di Tripoli, in primis la decisione di
risarcire, con 2.7 miliardi di sterline, le famiglie
delle vittime del volo Pan Am 103 che nel 1986 cadde a
Lockerbie, mirano a far traslocare la sua nazione dalla periferia al
centro della politica mondiale.
E’ di
martedì 24 febbraio la notizia secondo la quale il Primo
Ministro libico
Shukri Ghanem ha detto che l’iniziativa di pagare un indennizzo alle
famiglie delle vittime di Lockerbie è servita per comprarsi la pace e
la tranquillità, suscitando scalpore per l’ufficialità della fonte. Va
ricordato che il governo di Tripoli non ha mai ammesso le proprie colpe
per il disastro aereo, ha solo accettato (non ammesso) le
responsabilità sulla strage. Da poche settimane la Libia pare essere
tornata nella lista delle nazioni bene del pianeta addirittura con
l’approvazione degli Stati Uniti che fra poco la potrà depennare dalla
lista nera che il presidente Bush aveva stilato nel 2002.
Questa lista
comprendeva la Corea del Nord, la Siria, l’Iran e l’Iraq. Per quanto
riguarda la politica internazionale la decisione di porre fine
ai progetti nucleari dovrebbe permettere
a Gheddafi di traghettare la nazione in una
situazione più tranquilla dal punto di vista della convivenza civile
fra nazioni. La vera data del mutamento radicale del leader libico,
sembra sia il 9 ottobre del 2003, quando l’intelligence europea
intercettò una nave da carico tedesca, nel mediterraneo, con a bordo
delle turbine per la costruzione di reattori nucleari, arrivato dai
mercati asiatici e destinate alla Libia, lo sequestrò facendolo
attraccare a Taranto in Italia. Forse fu quello il momento in cui
decise di rinunciare agli armamenti nucleari.
Nonostante questo non si può nascondere che i contatti
europei dei libici erano già stati ristabiliti all’inizio del 2003 (si
parla anche di incontri semi ufficiali fra i rappresentanti
anglo-americani e quelli libici) grazie soprattutto i buoni rapporti con l’Italia.
Dal
canto suo l’Unione Europea si è detta disponibile a
trovare una soluzione al problema delle sanzioni, unica eccezione la
Germania. Il governo di Berlino si opporrà alla fine del blocco nei
confronti del colonnello fino a quando non otterrà anch’essa un
indennizzo per la strage ad una famosa discoteca di Berlino avvenuto
nel 1986. Dunque sono finiti i tempi in cui il colonnello libico
osannava i fratelli palestinesi e incitava gli ebrei a abbandonare la
terra che occupavano e a trovarsi una nuova sistemazione dall’altra
parte del mondo? Pare proprio di si. Il governo di Tripoli sembra
intenzionato ad avviare, a piccoli passi, il cammino della
riconciliazione anche con Israele. Anche se da parte di Tel
Aviv si avverte un atteggiamento ancora freddo.
Nello
scacchiere internazionale si pensa già al processo
di eliminazione del programma nucleare libico. Questa volta
onde evitare le figuracce fatte in Iraq, dove le armi nucleari e
chimiche non sono mai state rinvenute, Mohammad Al- Baradei direttore
dell’AIEA, l’Agenzia per l’Energia Atomica
dell’Onu è riuscito a strappare la garanzia che sarà l’agenzia da lui
diretta a dirigere le ricerche sul campo libico, e a valutarne il
potenziale nucleare, lasciando agli Stati Uniti il compito di
distruggere le armi.
Le aperture
libiche hanno premiato la la politica internazionale Usa che in questa
occasione non ha sparato nemmeno un colpo di
cannone.