13/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Lettera di José Graziano da Silva, ex-ministro di Fame Zero
José Graziano da SilvaCon una decisione che lui stesso ha definito "superdolorosa", il presidente del Brasile ha dovuto destituire l'amico fraterno e fedele compagno di partito, José Graziano da Silva, dal ministero per la Sicurezza Alimentare. Questa mossa rientra nel grande rimpasto di governo fatto da Lula il 23 gennaio scorso, che ha visto cambiare nove ministeri. L'intento è stato di rendere più efficiente la macchina governativa. "Col nostro governo la chanche dello sviluppo è finalmente arrivata - ha spiegato Lula - e il Brasile deve afferrarla con le unghie e con i denti". Dello stesso parere è Graziano, che, pur rimasto fuori dal governo, continua ad appoggiare l'ambizioso progetto Fame Zero
 
La fame è un problema politico. La sua persistenza nel XXI secolo, in un pianeta con capacità produttive e tecnologiche che sfamerebbero il doppio della popolazione attuale, denuncia l’assenza di voce e diritto alla vita per 800 milioni di esseri umani. Nel piatto dei dimenticati non manca solo il pane, ma anche la cittadinanza. Il menù dell’esclusione riflette la logica insostenibile di un ordine incapace di suddividere, perché privo di quei meccanismi regolatori che potrebbero democratizzare l’accesso dei poveri alle eccedenze finanziarie e produttive. Per far sparire le asimmetrie di questa natura è insufficiente distribuire le briciole, siano esse proteine o aiuti internazionali. Indispensabile ed anche doveroso è invece ridistribuire il potere. La fame non può aspettare.
 
Fianco a fianco con le politiche d’emergenza, è necessario promuovere meccanismi che permettano ai poveri di rompere il circolo vizioso della dipendenza e di diventare i protagonisti della propria emancipazione. Pane e partecipazione comunitaria è stato l’antidoto che ha inspirato il Programma Fame Zero, che ho avuto l’onore di coordinare nel primo anno del governo Lula. La risonanza nazionale ed internazionale del programma è comprensibile. Quando lo ha adottato, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha svelato l’insufficienza strutturale dei programmi sociali applicati altrove, su ispirazione di organismi sovranazionali. Tali programmi ignorano la natura endemica dell’esclusione nei paesi poveri. Sembra quasi che la miseria sia dovuta a storie di vita particolarmente difficili, in cui convivono analfabetismo, alta natalità, spreco alimentare, inettitudine al lavoro. Sembra cioè che si debba attribuire questo fenomeno a mancanze individuali e che non sia invece un prodotto della storia sociale.
 
Attribuire ai poveri le cause della povertà – dunque, la responsabilità individuale per il suo superamento – genera sollievo in certe élite. E’ forse per questo che le forze conservatrici dei paesi in via di sviluppo accolgono, a braccia aperte e a occhi chiusi, i piani delle politiche compensative preconfezionate dalle agenzie internazionali.
 
Fame Zero, nel 2003, è arrivato in 2.369 località e ha coinvolto 1 milione e 900 famiglie povere del semi-arido nord est brasiliano, inaugurando così un nuovo tipo di politica sociale. Basandosi su comitati di gestione – formati democraticamente per due terzi da componenti della comunità e per un terzo da autorità municipali – Fame Zero si è assicurato una struttura democratica che ha suddiviso la responsabilità della gestione delle risorse pubbliche tra i beneficiari stessi. Il pericolo di eventuali abusi è stato dunque ridotto al minimo e la gestione è risultata molto più semplice ed efficiente che in presenza di pesanti burocrazie. Tutto questo ha dimostrato che la democrazia partecipativa funziona e che c’è una vera differenza tra un’azione palliativa e una politica sociale giusta, basata su principi democratici, repubblicani.
 
Il comitato di gestione ha fatto diventare la tessera di Fame Zero uno strumento di cittadinanza, non una trappola di dipendenza clientelista, usata a scopi elettorali. Condividere la gestione del programma, porta ad avere un atteggiamento democratico costante, anche nelle decisioni di bilancio. È così che si sradicano fame ed esclusione: costruendo una spirale virtuosa di redistribuzione del potere che arrivi a colmare le ineguaglianze. La comunità tornerà ad essere importante nella vita dei cittadini soltanto quando arriverà ad avere rilevanza nella definizione delle politiche pubbliche locali. È una strada più lunga che distribuire briciole compensatrici, e sicuramente impraticabile per coloro che sono soliti usare altre vie, quali lo scambio di voti o i favoritismi. Ma è la strada effettiva per il cambiamento: riesce a sfamare e contemporaneamente insegna la democrazia. E’ chiaro che la fame rimane, in Brasile come nel mondo, ma Fame Zero lo esplicita e ne porta il dramma in primo piano.
 
Fame Zero ha inaugurato un procedimento per combatterla e ha aperto un dibattito pedagogico su come rendere universali i diritti sociali.
 
È stata un’esperienza ricca in una lunga alba, per prendere in prestito un’espressione di Celso Furtado. Il governo Lula è stato eletto per inaugurare questa nuova era. Per l’equipe di Fame Zero è stato un onore aver contribuito ai primi passi.
 
José Graziano da Silva
Ex-ministro di Stato Speciale per la Sicurezza Alimentare e la Lotta contro la Fame del governo Lula
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Brasile