Con una decisione che lui stesso ha definito
"superdolorosa", il presidente del Brasile ha dovuto destituire l'amico
fraterno e fedele compagno di partito, José Graziano da Silva, dal
ministero per la Sicurezza Alimentare. Questa mossa rientra nel grande
rimpasto di governo fatto da Lula il 23 gennaio scorso, che ha visto
cambiare nove ministeri. L'intento è stato di rendere più
efficiente la macchina governativa. "Col nostro governo la
chanche dello sviluppo è finalmente arrivata - ha spiegato
Lula - e il Brasile deve afferrarla con le unghie e con i
denti". Dello stesso parere è Graziano, che, pur rimasto fuori
dal governo, continua ad appoggiare l'ambizioso
progetto Fame
Zero
La fame è un problema politico. La sua persistenza nel XXI
secolo, in un pianeta con capacità produttive e tecnologiche che
sfamerebbero il doppio della popolazione attuale, denuncia l’assenza di
voce e diritto alla vita per 800 milioni di esseri umani. Nel piatto
dei dimenticati non manca solo il pane, ma anche la cittadinanza. Il
menù dell’esclusione riflette la logica insostenibile di un ordine
incapace di suddividere, perché privo di quei meccanismi regolatori che
potrebbero democratizzare l’accesso dei poveri alle eccedenze
finanziarie e produttive. Per far sparire le asimmetrie di questa
natura è insufficiente distribuire le briciole, siano esse proteine o
aiuti internazionali. Indispensabile ed anche doveroso è
invece ridistribuire il potere. La fame non può aspettare.
Fianco a fianco con le politiche d’emergenza, è
necessario promuovere meccanismi che permettano ai poveri di rompere il
circolo vizioso della dipendenza e di diventare i protagonisti della
propria emancipazione. Pane e partecipazione comunitaria è stato l’antidoto che
ha inspirato il Programma Fame Zero, che ho avuto l’onore di
coordinare nel primo anno del governo Lula. La
risonanza nazionale ed internazionale del programma è comprensibile.
Quando lo ha adottato, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha
svelato l’insufficienza strutturale dei programmi sociali applicati
altrove, su ispirazione di organismi sovranazionali. Tali
programmi ignorano la natura endemica dell’esclusione nei paesi poveri.
Sembra quasi che la miseria sia dovuta a storie di vita particolarmente
difficili, in cui convivono analfabetismo, alta natalità, spreco
alimentare, inettitudine al lavoro. Sembra cioè che si debba attribuire
questo fenomeno a mancanze individuali e che non sia invece un prodotto
della storia sociale.
Attribuire ai poveri le cause della povertà – dunque, la
responsabilità individuale per il suo superamento – genera sollievo in
certe élite. E’ forse per questo che le forze conservatrici dei paesi
in via di sviluppo accolgono, a braccia aperte e a occhi chiusi, i
piani delle politiche compensative preconfezionate dalle agenzie
internazionali.
Fame Zero, nel 2003, è
arrivato in 2.369 località e ha coinvolto 1 milione e 900 famiglie
povere del semi-arido nord est brasiliano, inaugurando così un nuovo
tipo di politica sociale. Basandosi su comitati di gestione – formati
democraticamente per due terzi da componenti della comunità e per un
terzo da autorità municipali – Fame Zero si è assicurato una struttura
democratica che ha suddiviso la responsabilità della gestione delle
risorse pubbliche tra i beneficiari stessi. Il pericolo di eventuali
abusi è stato dunque ridotto al minimo e la gestione è risultata molto
più semplice ed efficiente che in presenza di pesanti burocrazie. Tutto
questo ha dimostrato che la democrazia partecipativa funziona e che c’è
una vera differenza tra un’azione palliativa e una politica sociale
giusta, basata su principi democratici, repubblicani.
Il comitato di gestione ha fatto diventare la tessera di
Fame Zero uno strumento di cittadinanza, non una
trappola di dipendenza clientelista, usata a scopi
elettorali. Condividere la gestione del programma, porta ad avere un
atteggiamento democratico costante, anche nelle decisioni di bilancio.
È così che si sradicano fame ed esclusione: costruendo una spirale
virtuosa di redistribuzione del potere che arrivi a colmare le
ineguaglianze. La comunità tornerà ad essere importante nella vita dei
cittadini soltanto quando arriverà ad avere rilevanza nella definizione
delle politiche pubbliche locali. È una strada più lunga che
distribuire briciole compensatrici, e sicuramente impraticabile per
coloro che sono soliti usare altre vie, quali lo scambio di voti o i
favoritismi. Ma è la strada effettiva per il cambiamento: riesce a
sfamare e contemporaneamente insegna la democrazia. E’ chiaro che la
fame rimane, in Brasile come nel mondo, ma Fame
Zero lo esplicita e ne porta il dramma in primo
piano.
Fame Zero ha
inaugurato un procedimento per combatterla e ha aperto un dibattito
pedagogico su come rendere universali i diritti sociali.
È stata un’esperienza ricca in una lunga
alba, per prendere in prestito un’espressione di Celso
Furtado. Il governo Lula è stato eletto per inaugurare questa nuova
era. Per l’equipe di Fame Zero è stato un onore
aver contribuito ai primi passi.
José Graziano da Silva
Ex-ministro di Stato Speciale per la Sicurezza Alimentare e la Lotta contro la
Fame del governo Lula