Ore di paura a Port au Prince per il rapimento di Gigliola Martino, rapita e rilasciata nel giro di 24 ore
Sequestro lampo di un'italiana ad Haiti: è stata
sequestrata ieri, intorno alle 7.45 ora locale, ed è stata liberata
nella notte, dopo 20 ore di terrore. Ma sta bene. La Farnesina ha detto
che "si è trattato di un sequestro senza riflessi politici" organizzato
da una banda di criminali comuni.
La notizia è stata confermata da Giovanni De Matteis, Console Onorario ad Haiti.
L'unità di crisi del ministero degli Affari Esteri ha subito fatto sapere di essere stato in continuo contatto con l’ambasciatore
italiano
nella Repubblica Dominicana (che è il competente per quella regione), e di aver
lavorato per il rilascio in stretta
collaborazione con l’ambasciata francese a Port-au-Prince, e la Minustah, la Missione dei caschi blu dell’Onu.
“Noi familiari ci appelliamo ai sequestratori affinché liberino presto
Gigliola” aveva detto Mimmo Porpiglia, Console Onorario di Haiti in Italia
e parente dell’ostaggio. La famiglia di Gigliola Martino aveva chiesto la
massima riservatezza sulla vicenda per accelerare la liberazione della
donna.
E' una famiglia
di commercianti che vive ad Haiti da lunghissimo tempo. Furono i nonni
della Martino a sbarcare sull'isola.
Il sequestro. “Il rapimento è avvenuto nella centralissima Rue Pavè, una zona molto trafficata dove ci sono grandi depositi per stipare le merci
che arrivano nella capitale e moltissime banche.
"E’ una zona piuttosto movimentata”
dice da Haiti il giornalista italiano Francesco Fantoli, che racconta:
“Non si conoscono bene i dettagli del sequestro. Non è dato modo di
venirne a conoscenza. Qui purtroppo non c’è polizia, non c’è autorità,
non c’è
niente. Dunque nessuno si prende la briga di indagare sul caso e quindi
non si
hanno notizie”.
I rapimenti sono diventati una consuetudine a Haiti negli ultimi mesi.
A differenza di altre volte però in questo caso si è venuto a sapere subito del
rapimento della donna italiana. Come sottolinea Fantoli, “Abitualmente si viene
a sapere di un rapimento solo dopo che è avvenuta la liberazione dell’ostaggio.
E in questo caso non si capisce perché la notizia si sia diffusa così velocemente.”
Trattative. Chi è stato? Chi sono stati gli intermediari per una eventuale richiesta di
riscatto? Non è dato saperlo. Molto probabilmente saranno stati dei delinquenti
comuni che hanno approfittato dell’occasione per racimolare denaro. Come avviene spesso a Port au Prince negli ultimi mesi.
“Le trattative sono compito esclusivo dei familiari. L’unica
cosa positiva di tutta questa vicenda è quella che i sequestri sono
piuttosto brevi. Si risolvono quasi tutti nel giro di 24/48 ore”,
precisa Fantoli che aggiunge: “le trattative sono rapide e avvengono in
maniera sbrigativa. Si chiudono, spesso, anche con il pagamento di
riscatti piuttosto bassi. E’ desolante. E’ come andare al mercato. Una
mera questione di soldi”, ribadisce da Haiti il giornalista
italiano.
Sport nazionale? Il sequestro. Come già anticipato nei giorni scorsi da PeaceReporter, ad Haiti, soprattutto nella capitale Port au Prince, si vive una
situazione assurda. “Per essere precisi ci sono stati negli ultimi 10
giorni almeno 86 rapimenti a scopo di estorsione. Siamo ad una media di
8 rapimenti al giorno.” E ci sono casi incredibili, situazioni assurde,
racconta Fantoli: “I ricchi, non li rapiscono più. Li hanno già rapiti
e rilasciati tutti ormai. E comunque adesso si spostano con le guardie
del corpo, quindi sono abbastanza sicuri. A queste bande,
(se di bande
si tratta), quindi, non resta che rapire la gente normale.
Rapiscono anche i poveri. C’è stato un caso clamoroso dove la richiesta
di riscatto è stata pari a 80 dollari americani. E pazzesco”.
La drammatica realtà. “Questo è un paese allo sbando e non si capisce nemmeno dove voglia andare”. Nella
capitale si vive veramente male. Paura e angoscia sono compagne quotidiane. “Port
au Prince?”, conclude sconsolato Fantoli, “Su Port au Prince si potrebbe veramente
scrivere un film. E’ diventato un posto allucinante”.