18/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ore di paura a Port au Prince per il rapimento di Gigliola Martino, rapita e rilasciata nel giro di 24 ore
Le strade della capitale Port au Prince (foto A. Grandi/peacereporter.net)
Sequestro lampo di un'italiana ad Haiti: è stata sequestrata ieri, intorno alle 7.45 ora locale, ed è stata liberata nella notte, dopo 20 ore di terrore. Ma sta bene. La Farnesina ha detto che "si è trattato di un sequestro senza riflessi politici" organizzato da una banda di criminali comuni. 
La notizia è stata confermata da Giovanni De Matteis, Console Onorario ad Haiti. L'unità di crisi del ministero degli Affari Esteri ha subito fatto sapere di essere stato in continuo contatto con l’ambasciatore italiano nella Repubblica Dominicana (che è il competente per quella regione), e di aver lavorato per il rilascio in stretta collaborazione con l’ambasciata francese a Port-au-Prince, e la Minustah, la Missione dei caschi blu dell’Onu.
“Noi familiari ci appelliamo ai sequestratori affinché liberino presto Gigliola” aveva detto Mimmo Porpiglia, Console Onorario di Haiti in Italia e parente dell’ostaggio. La famiglia di Gigliola Martino aveva chiesto la massima riservatezza sulla vicenda per accelerare la liberazione della donna.
E' una famiglia di commercianti che vive ad Haiti da lunghissimo tempo. Furono i nonni della Martino a sbarcare sull'isola. 
 
HaitiIl sequestro. “Il rapimento è avvenuto nella centralissima Rue Pavè, una zona molto trafficata dove ci sono grandi depositi per stipare le merci che arrivano nella capitale e moltissime banche.
"E’ una zona piuttosto movimentata” dice da Haiti il giornalista italiano Francesco Fantoli, che racconta: “Non si conoscono bene i dettagli del sequestro. Non è dato modo di venirne a conoscenza. Qui purtroppo non c’è polizia, non c’è autorità, non c’è niente. Dunque nessuno si prende la briga di indagare sul caso e quindi non si hanno notizie”.

I rapimenti sono diventati una consuetudine a Haiti negli ultimi mesi. A differenza di altre volte però in questo caso si è venuto a sapere subito del rapimento della donna italiana. Come sottolinea Fantoli, “Abitualmente si viene a sapere di un rapimento solo dopo che è avvenuta la liberazione dell’ostaggio. E in questo caso non si capisce perché la notizia si sia diffusa così velocemente.”  
 
Trattative. Chi è stato? Chi sono stati gli intermediari per una eventuale richiesta di Il traffico caotico per le strade di Port au Prince riscatto? Non è dato saperlo. Molto probabilmente saranno stati dei delinquenti comuni che hanno approfittato dell’occasione per racimolare denaro. Come avviene spesso a Port au Prince negli ultimi mesi.  “Le trattative sono compito esclusivo dei familiari. L’unica cosa positiva di tutta questa vicenda è quella che i sequestri sono piuttosto brevi. Si risolvono quasi tutti nel giro di 24/48 ore”, precisa Fantoli che aggiunge: “le trattative sono rapide e avvengono in maniera sbrigativa. Si chiudono, spesso, anche con il pagamento di riscatti piuttosto bassi. E’ desolante. E’ come andare al mercato. Una mera questione di soldi”, ribadisce da Haiti il giornalista italiano.
 
Un giorno ad Haiti, nella capitale. (foto A.Grandi/peacereporter.net)Sport nazionale? Il sequestro. Come già anticipato nei giorni scorsi da PeaceReporter, ad Haiti, soprattutto nella capitale Port au Prince, si vive una situazione assurda. “Per essere precisi ci sono stati negli ultimi 10 giorni almeno 86 rapimenti a scopo di estorsione. Siamo ad una media di 8 rapimenti al giorno.” E ci sono casi incredibili, situazioni assurde, racconta Fantoli: “I ricchi, non li rapiscono più. Li hanno già rapiti e rilasciati tutti ormai. E comunque adesso si spostano con le guardie del corpo, quindi sono abbastanza sicuri. A queste bande,
(se di bande si tratta), quindi, non resta che rapire la gente normale. Rapiscono anche i poveri. C’è stato un caso clamoroso dove la richiesta di riscatto è stata pari a 80 dollari americani. E pazzesco”.
 
La drammatica realtà. “Questo è un paese allo sbando e non si capisce nemmeno dove voglia andare”. Nella capitale si vive veramente male. Paura e angoscia sono compagne quotidiane. “Port au Prince?”, conclude sconsolato Fantoli, “Su Port au Prince si potrebbe veramente scrivere un film. E’ diventato un posto allucinante”.

Alessandro Grandi

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