20/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri e morti nei villaggi della Cina rurale, dove la situazione è sempre più tesa
Un contadino cinese al lavoro nei campiI contadini del villaggio di Shengyou, un centinaio di chilometri a nord di Pechino, nella provincia rurale di Hebei, sono in lotta da due anni per difendere l’unica cosa che hanno: la loro terra. Sedici ettari di terreno su cui lo Stato ha deciso di costruire una delle più grandi centrali elettriche del paese. Per questo le autorità del partito del distretto di Dingzhou, cui il villaggio appartiene, hanno ordinato l’esproprio dei terreni, offrendo un indennizzo. La gente di Shengyou, che sa bene come spesso i rimborsi promessi non vengano poi dati, ha chiesto alle autorità locali e all’azienda elettrica di poter vedere le carte e tutti i documenti legali. Ma la loro richiesta è stata rifiutata. Così hanno deciso di occupare a oltranza le proprie terre, costruendo tende e scavando trincee nei campi, organizzando una vigilanza di contadini armati di falci, zappe e forconi.
 
L'assalto di Shengyou del 11 giugno20 aprile, il primo assalto. Il 20 aprile scorso, a notte fonda, una ventina di persone hanno assaltato l’accampamento dei contadini di Shengyou, picchiando alla cieca con mazze e bastoni. Sono stati fronteggiati e messi in fuga e uno di loro è stato anche catturato e fatto prigioniero. Il suo nome è Zhu Xiaorui, 20 anni, disoccupato di Pechino. E’ stato rinchiuso in una casa ma non è stato maltrattato. Ogni giorno gli sono state date da mangiare carne e uova. Zhu ha raccontato ai suoi carcerieri-contadini di essere stato pagato cento yuan (12 dollari) dalla compagnia elettrica municipale di Dingzhou per andare a picchiarli.
 
L'assalto di Shengyou del 11 giugno11 giugno, il secondo assalto. Sabato scorso, 11 giugno, prima dell’alba, gli amici di Zhu sono tornati. Questa volta erano duecento, in mimetica e elmetto da operaio, armati di fucili da caccia, spade, bastoni e lunghi tubi d’acciaio. Hanno iniziato a sparare, uccidendo sette contadini, e poi a picchiare selvaggiamente chiunque capitasse loro a tiro.
I contadini di Shengyou hanno provato a difendersi, ma sono stati sopraffatti dalla violenza degli assalitori. Dopo un'ora di inaudita violenza, testimoniata dalle riprese amatoriali di un contadino, i duecento attaccanti sono fuggiti. Solo dopo è arrivata la polizia e le ambulanze, che hanno portato in ospedale decine e decine di feriti gravi.
Il governo cinese, come sempre, ha scaricato ogni responsabilità sulle autorità locali, cacciando il segretario del comitato municipale del partito e il sindaco di Dingzhou. I contadini di Shengyou hanno rimesso in piedi il loro accampamento per continuare a occupare e a difendere la propria terra. Zhu, il loro ‘ostaggio’, è ancora prigioniero del villaggio.
 
Shengyou: le armi degli assalitori 12 marzo, la rivolta di Huaxi. La gente di Shengyou non vuole fare la fine dei contadini di Huaxi, villaggio nella provincia orientale di Zhejiang. Le autorità hanno espropriato le loro terre e hanno costruito una grande industria chimica. L’inquinamento da essa prodotto ha provocato malattie nella popolazione e ha danneggiato i raccolti dei campi. Lo scorso 12 marzo duecento contadini hanno protestato davanti ai cancelli della fabbrica chiedendone la chiusura. E’ intervenuta la polizia: due donne sono state uccise, travolte da un mezzo con cui gli agenti stavano disperdendo la folla. Il villaggio è allora insorto contro gli agenti dando alle fiamme i loro mezzi, la stazione di polizia e gli uffici del partito. Solo l’intervento di rinforzi ha permesso alle autorità di riprendere il controllo del villaggio.
 
Un contadino cinese a lavoro nei campiSituazione tesa nella Cina rurale. La situazione nelle campagne cinesi si fa sempre più esplosiva. Il crescente malcontento dei contadini per le misere condizioni di vita, le vessazioni dei corrotti funzionari locali di partito, le espropriazioni forzate dei terreni, la repressione poliziesca, l’inquinamento prodotto dalle nuove fabbriche si traduce in sempre più frequenti e violenti episodi di protesta e di vera e propria rivolta. Una situazione sempre meno controllabile da parte delle autorità centrali di Pechino, il cui potere poggia ora sulle nuove classi cittadine benestanti nate sull’onda del boom economico degli ultimi anni. Un ‘grande balzo in avanti’ da cui però 900 milioni di contadini (quasi i tre quarti del paese) non hanno tratto nessun beneficio. Anzi. Le loro condizioni di vita stanno peggiorando vertiginosamente creando una pericolosa situazione di instabilità sociale che il regime sembra non riuscire più a gestire.

Enrico Piovesana

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