Ministro di Lula si dimette per accuse di corruzione:"Tentano di affondare la democrazia"
“Tutti sanno che ho sempre sognato di poter governare il Brasile a fianco di
Lula. Continuerò a farlo da semplice deputato e come dirigente del Partido dos
Trabalhadores. Non mi
considero fuori dal governo. Il governo di Lula è la mia passione, la mia vita.
Esco da qui a testa alta e lasciandoci parte della mia anima. Del mio cuore. Ma
non smetterò di lottare. Ho le mani pulite e lo dimostrerò”. Con queste parole,
Josè Dirceu, capo-gabinetto (la Casa Civil) del Governo Lula, nonché eminenza
grigia del presidente e uomo forte del Pt e del governo, ha rassegnato
le dimissioni. L’avviso di garanzia recapitatogli per corruzione ha deciso per
lui.
L'accusato accusatore. Compagno storico di tante battaglie, fondatore con il "presidente operaio" del
Partito dei lavoratori, l’uomo dal passato pieno di misteri, che fin da giovane
ha lottato contro la dittatura come militante comunista e presidente dell'Unione
degli Studenti, è stato travolto dalle accuse lanciate da Roberto Jefferson, presidente
del Partito Laburista Brasiliano, a sua volta investito da un enorme scandalo
che lo vede indagato per corruzione. “Se dovrò affondare non lo farò da solo”,
aveva commentato Jefferson nel difendersi dalle accuse che lo vedono implicato
in un giro
di incassi di commissioni illegali alla Compagnia statale delle Poste, e così
è stato.
Ai giornalisti ha spiegato come, in cambio di appoggio parlamentare,
il governo abbia pagato mensilità e finanziato campagne elettorali ad altri partiti,
illegalmente. Nonostante la totale mancanza di credibilità di Jefferson – dati
i suoi attuali guai con la giustizia e visto che è capo di un partito, il Ptb
appunto, fedelissimo del ex-presidente Collor de Mello ('90-'92) destituito per
corruzione
- le denunce sono almeno da prendere in considerazione.
Difficile ma inevitabile. Decidere le dimissioni è stato difficile quanto inevitabile, sia per Lula che
per Dirceu. Tornando a essere un deputato semplice, però, potrà affrontare il
processo e difendere se stesso e il suo governo come meglio vorrà. Non solo:
così ha potuto evitare che tutto il governo venisse spazzato via dallo scandalo.
Sono già in tanti, infatti, a chiedersi come, se fosse colpevole, Dirceu possa
aver agito all’insaputa di Lula.
Questione complessa, dunque, che non può che
far tornare alla mente l’altra losca faccenda in cui si è trovato implicato il
ministro. Nel febbraio 2004 venne fuori che il suo braccio destro, Waldomiro Diniz,
faceva parte di una rete di scommesse clandestine. Il ministro negò ogni suo coinvolgimento
e riuscì a farsi perdonare da Lula, che però non gli concesse più il potere plenario
che aveva avuto nel primo anno di governo.
Ma chi è Josè Dirceu? Nato nel 1946, è una delle figure leggendarie della resistenza contro la
dittatura militare. Militante comunista e presidente dell'Unione degli Studenti,
aderì al gruppo armato che organizzò il rapimento dell'Ambasciatore statunitense
in Brasile.
Arrestato una prima volta il 12 ottobre del '68 mentre guidava
una manifestazione studentesca repressa ferocemente dalla dittatura, fu poi arrestato
una seconda volta nel settembre del '69 durante le retate che seguirono la liberazione
dell'ambasciatore, e trascorse alcuni mesi in carcere fino a quando, ancor prima
della conclusione del processo, venne bandito dal paese. Da qui si rifugiò a Cuba
dove lavorò e studiò anni, fino al '75, quando rientrò in Brasile clandestinamente.
Proprio con il suo rientro inizia la leggenda di Dirceu: a Cuba aveva
subito drastici interventi di chirurgia plastica che lo hanno reso non
identificabile. Tornò dunque con una nuova identità a Cruzeiro do
Oeste, nel Paraná, nel più totale anonimato. Molti lo avevano dato
addirittura per morto, perfino amici, parenti e compagni di lotta e
prigionia.
Riemerse dalla clandestinità e tornò a Sao Paulo nel '79 a seguito di un'amnistia,
senza però mai raccontare come avesse trascorso gli anni cubani e quelli successivi.
Il suo ritorno a Sao Paulo è segnato dall'incontro con Ignacio
Lula Da Silva, allora segretario della
Cut, il sindacato dei
metalmeccanici. Da questo incontro nacque l'idea di costituire il
Partito del Lavoratori.
Dirceu era la garanzia di un legame con la componente comunista e i movimenti
di resistenza degli anni '60. Da quel momento in poi la carriera politica di Dirceu
è legata indissolubilmente a quella di Lula.
E' lui, infatti, che prende la guida
del partito quando Lula decide di partecipare alle elezioni presidenziali. E'
lui a gestire la trattativa con i partiti alleati per disegnare la composizione
del governo. E' lui a guidare la Casa Civil (una sorta di vicepresidenza) quando
Lula si insedia. E’ lui la spalla del presidente. Fino a oggi.
"Stanno tentando di affondare Lula". "So lottare in pianura come nel Planalto (sede del governo brasiliano, ndr)",
ha sottolineato Dirceu, puntando il dito sul tentativo dell’opposizione di destabilizzare
il governo Lula. "Collaborerò con gli investigatori federali – ha precisato –
con quelli ministeriali e con quelli del congresso. Mobiliterò l’intero Pt per
combattere coloro i quali stanno tentando di interrompere il processo politico
democratico in atto in Brasile".
Pietro Orsatti