07/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Arturo di Corinto, attivista per i diritti civili, fa chiarezza sul caso Agcom e diritto d'autore

"Bastava applicare il diritto d'autore così com'è. Non c'era alcun bisogno di un ulteriore intervento dell'Agcom".

Arturo Di Corinto studia da anni la Rete. A PeaceReporter racconta quale strada sarebbe stata più breve per intervenire sul diritto d'autore nel web.

"La via giudiziaria sulle violazioni del copyright al momento non ha avuto degli eccessi negativi. Agcom, considerato il suo ruolo di garanzia, aveva l'occasione di andare oltre e immaginare insieme agli organi competenti, Parlamento e società civile, un modo diverso per approcciarsi a questi problemi. Questo non ci esime dal constatare che c'è un conflitto di attribuzione con il Parlamento e dobbiamo considerare che è giunta l'ora di mettere mano a una seria riforma del diritto d'autore anche in Italia".

La protesta che si è diffusa in rete quanto ha pesato?
"Le pressioni della società civile, a mio avviso, hanno avuto effetto. Il fatto che ci sia stata una sorta di mobilitazione popolare contro la delibera in discussione ha riportato i consiglieri a più miti consigli".

Agcom ha ribadito che il diritto di autore deve essere bilanciato da altri diritti, che sono i diritti della persona e della collettività e che appartengono a differenti sfere dell'attività degli individui nella società.

"Questo è importante nel senso che da una parte si continua a riconoscere il diritto di autore come strumento giuridico per la tutela del diritto degli autori e degli editori, dall'atra parte si riconosce il diritto della comunità alle eccezioni. Ma a ben guardare il diritto d'autore è il riconoscimento di un'opera di ingegno. Anche l'Agcom dice: nessuno mette in discussione le eccezioni e le limitazioni al diritto d'autore. Nel momento in cui dice: tutti potranno continuare a usare pezzi di opere altrui, qualsiasi siano, per i più diversi motivi, nessuno li va a toccare. Insomma, tanto caos per nulla. Bastava applicare il copyright così com'era prima senza pretendere troppo. La verità è anche un'altra".

Quale?
"Tutto questo scontro è nato perchè ci sono forti pressioni statunitensi sul quadro delle regole europee e soprattutto italiane. Pressioni che vengono indirizzate  sulle persone che devono decidere: questo avviene alla Farnesina, piuttosto che alla presidenza del Consiglio. Questa delibera doveva essere una sorta di azione di buona volontà del governo italiano per allinearsi alla linea statunitense su tutti quei Paesi che gli Stati uniti includono nella lista dei Paesi che hanno un'economia criminale e in questo caso violano il copyright. La questione è che gli Usa hanno una grande influenza sul mondo e nessuno vuole rovinare i rapporti con Obama, un presidente che si è dimostrato capace di gestire le questioni legate alle nuove tecnologie".

Agcom dice che non attueranno misure di inibizione all'accesso.
"In realtà si dice: facciamo un atto amministrativo che può passare al giudiziale. Nel senso che, se non c'è un accordo tra le parti o se non si è d'accordo nel riconoscere la violazione del copyright, o ancora se non c'è accordo nel rimuovere i contenuti e inibirne l'accesso, si adisce la strada prettamente giuridica. Sono sempre stato molto critico nei confronti della maniera in cui ha agito l'Autorità. Si sono mossi come un rullo compressore: nonostante abbiano ascoltato decine e decine di soggetti diversi sono venuti fuori con una delibera che era irricevibile. A leggere i comunicati di Agcom mi sembra che abbiano usato maggiore ragionevolezza e, come detto, credo che tutto questo possa essere imputato al lavoro della società civile in questi giorni".

 

Parole chiave: Agcom, diritto d'autore
Categoria: Diritti, Economia
Luogo: Italia