20/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una mostra a Milano per raccontare il lavoro di Fotografi Senza Frontiere
Giovedì 23 giugno, alle 18.30, presso la Galleria FabbricaEos a Milano, verrà inaugurata la mostra di FotografiSenzaFrontiere-Onlus, dal titolo Hasta la Mostra. Non solo una vera e propria mostra fotografica, ma anche un'asta benefica il cui ricavato verrà utilizzato dall'associazione per finanziare l'ultima parte del progetto Sabbia negli Occhi, presso il campo profughi El Ayuon della popolazione saharawi nel deserto del Sahara, in Algeria.
 
una delle foto delle allieve del laboratorio fotografico di fsf all'astaLavorare con passione.
Ma chi sono i Fotografi Senza Frontiere? L'associazione, nella seconda metà degli anni Novanta,  “nasce dalla volontà di utilizzare la fotografia come mezzo per comunicare, diffondere la cultura e sensibilizzare l’osservatore al rispetto del diverso”, recita la presentazione. Lo strumento che i FSF utilizzano è allo stesso tempo semplice e rivoluzionario: creano laboratori fotografici in zone devastate dalla guerra e dalla miseria, che danno ai ragazzi del posto “mezzi e formazione per potersi autorappresentare, raccontandosi dal loro punto di vista, attraverso un canale di comunicazione con il mondo esterno che ha la peculiarità di divulgare le loro realtà in modo autonomo e genuino”, come si legge ancora nel comunicato. L’associazione nasce dalla volontà di tre fotografi: Giorgio Palmera, Emilano Scatarzi e Davide Fusco. Nessuno meglio di un professionista del settore poteva capire l'importanza della fotografia per comunicare se stessi verso l'esterno e portare i drammi del mondo sotto gli occhi di tutti. Inoltre, da un punto di vista pratico, i ragazzi nati in zone particolarmente depresse hanno l'occasione di imparare un mestiere e l'associazione, dopo la fase formativa dei laboratori fotografici, s'impegna anche nella diffusione dei lavori dei ragazzi. Ai progetti realizzati in Algeria nei campi profughi Saharawi e in Nicaragua, si affiancano ai laboratori che FSF vuole realizzare in Vietnam, in Iraq, a Panama e in Guatemala.
 
una delle foto delle allieve del laboratorio fotografico di fsf all'astaIl Sahara, per esempio. Per apprezzare meglio il lavoro di FSF basta pensare ai Saharawi. Questo popolo è passato dal colonialismo (nello specifico quello spagnolo) all'occupazione militare marocchina. La loro terra è il Sahara Occidentale, ma dalla metà degli anni Settanta il loro Paese è occupato militarmente dalle truppe di Rabat. La popolazione civile è sfuggita alla guerra cercando riparo nell'unico mondo che a una comunità di nomadi pareva naturale: il deserto del Sahara. Sotto i bombardamenti dell'aviazione marocchina, i profughi saharawi sono arrivati nella vicina Algeria e qui, in cinque campi profughi, vivono da quel momento migliaia di Saharawi. El Ayoun è uno di questi campi. Dimenticati da tutti, i Saharawi continuano a sperare che la comunità internazionale risolva la questione e, in attesa del referendum che le Nazioni Unite hanno deciso essere lo strumento adatto per risolvere il problema, vivono nelle tende nel deserto nelle condizioni ambientali, sanitarie e psicologiche che tutti possono immaginare. E' facile allora cogliere il messaggio di FSF che, come scrivono nel loro sito, con il progetto Sabbia negli Occhi  intende “valorizzare e diffondere il punto di vista dei Saharawi e coinvolgere alcune giovani donne del campo profughi di El Ayoun in Algeria. Consegnando ad ogni coppia di allieve una macchina fotografica professionale e costruendo un laboratorio fotografico, abbiamo insegnato loro tutti i processi della fotografia, dallo scatto alla stampa finale, rendendole autonome nella realizzazione di immagini fotografiche, atte a rappresentare la loro visione della vita nel campo di El Ayoun e della gente che lo abita”. C'è poco da aggiungere.
 
vai alla photogallery dei FSF 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità