20/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Madri, nonne, ma anche figli di Plaza de Mayo, invitano a non rassegnarsi al crimine dell’oblio
Scritto per noi da
Ludovica Jona 
 
Vera Jarah è una delle “Madri di Plaza de Mayo”. Nata a Milano, emigrata in Argentina dopo le leggi razziali, con la dittatura le è scomparsa una figlia. Per lungo tempo con parenti e amici ha sperato di rivederla. Solo 3 anni fa una testimonianza certa che la ragazza era stata gettata nell’Atlantico con i voli della morte: “E’ durata solo 3 settimane mia figlia nel carcere militare dell’ESMA, nuovi prigionieri erano arrivati e non c’era più posto” dice. Parla, determinata, dell’importanza fondamentale di questa sentenza italiana, della memoria perché mai più si ignori, si sia indifferenti, di fronte alla diffusione del crimine sistematico nella società. La sua voce è serena, anche se non sappiamo come abbia potuto sopravvivere a tanto, la forza pare dargliela questo nuovo spiraglio di giustizia che si è aperto a Roma.
Dante Gullo, di origini calabresi, è venuto in Italia per la prima volta in occasione del processo dei responsabili della morte della madre e del fratello: giovane leader della gioventù peronista nel 1976, era lui il vero obbiettivo del sequestro dei familiari.  L’Italia è stato il primo Paese straniero che ha processato e dichiarato colpevoli alcuni militari argentini, con la sentenza del dicembre 2000 che condannò i generali Mason e Riveros all’ergastolo, e altri 5 militari a 26 anni di carcere, per l’uccisione di sette cittadini e il rapimento di un minore partorito in carcere, di origine italiana.
        
In questi giorni si è aperto a Roma un nuovo processo contro altri militari, per i fatti avvenuti nell’ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada). Questa caserma della Marina militare,sita nel centro di Buenos Aires, si distingue tra i circa 300 luoghi del terrore della dittatura argentina, in cui migliaia di giovani sono stati rinchiusi, torturati, narcotizzati, caricati su aerei e gettati nudi, ancora vivi, nell’Atlantico (le cifre ufficiali parlano di 6/9000 persone ma per le associazioni la cifra reale è di 30.000 'desaparecidos'). In questo complesso militare di 19 ettari sono passate 5.500 persone delle quali 4.400 sono state uccise e buttate in mare con i “voli della morte”.
 
Nell’udienza preliminare del 25 maggio 2005 il Pubblico Ministero Caporale ha chiesto il rinvio a giudizio dinanzi alla Corte d’Assise di Roma dei 5 militari Argentini responsabili della morte di Angela Ajeta e Giovanni e Susana Pecoraro, quest’ultima incinta all’epoca e la cui figlia è stata “adottata” subito dopo la nascita da un sottufficiale della Marina Argentina. Altri procedimenti rimangono in fase di istruttoria.
Nello stesso giorno il massimo Tribunale spagnolo ha deciso che l’ex marine argentino Adolfo Scilingo, attualmente agli arresti per ordine del Giudice Garzon, dopo aver confessato la partecipazione ai voli della morte, sia processato in Spagna.
Sono passi importanti, che accompagnano il momento storico che in Argentina segue l’annullamento delle amnistie, votato dal Parlamento e fortemente voluto dal Presidente Kirchner. Ma il Vice Presidente della Commissione Esteri del Senato, Franco Danieli rileva che il governo Berlusconi non ha ancora dato segni di partecipazione a questo processo riguardante cittadini italiani, mentre ci si aspetta che si costituisca parte civile, così come fece il governo di centrosinistra che per la sentenza del 2000.
Intanto a Roma, a Palazzo Valentini, si è aperta la mostra fotografica Archeologia dell’Assenza di Lucila Quieto. Figlia ella stessa di un desaparecido, la giovane ha realizzato una serie di opere in cui, sulle fotografie di giovani argentini, sono proiettate le immagini di loro parenti scomparsi durante la dittatura. Si sovrappone così il passato al presente, dandoci visivamente l’idea di ciò che avrebbe potuto essere. Nella percezione di ciò che non è stato, possiamo cogliere i vuoti che questo regime ha lasciato e non dimenticare. 
Nel prologo del libro scritto da Vera Jarah Il silenzio infranto – il dramma dei desaparecidos italiani in Argentina, Sabato parla di “militanza della memoria”: è quello che immagini e parole rappresentano, affinché il passare del tempo, attenuando l’impatto emotivo, non cancelli o ridimensioni il crimine umano e l’insegnamento che per tutti ne deriva.
Categoria: Politica, Popoli
Luogo: Argentina