07/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un progetto Onu in Paraguay nasconde le attività illecite di alcune compagnie brasiliane. Quattromila ettari di foresta spazzata via per far posto agli allevamenti di bestiame

Dalle aride distese di terra che compongono il Chaco, regione semi-desertica a nord del Paraguay al confine con Argentina e Bolivia, gli indios Ayoreo-Totobiegosode fanno sentire la loro voce gridando il loro dissenso contro la modernità, fatta soprattutto di grandi compagnie multinazionali e multimilionarie in grado di comprare tutto, dalla terra alle persone.

Sulla graticola questa volta c'è finito il Global Compact delle Nazioni Unite, un progetto, anzi meglio un'iniziativa politica strategica per aziende che si impegnano a far coincidere le loro attività produttiva con dieci principi base. Fra questi diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione. Scopo primario del progetto è quello di garantire i mercati e il commercio alle compagnie in cambio dello sviluppo delle aree interessate.

Ma sembra non essere proprio cosi. I leader indigeni denunciano attività illecite e gravi abusi dei diritti umani. "Siamo preoccupati e frustrati per l'inclusione nel programma di una controversa compagnia di allevatori di nazionalità brasiliana, la Yaguarete Porá.

Il gruppo ha scritto ai responsabili Onu del progetto ricordando come meno di un anno fa questa compagnia, dopo una serie interminabile di disboscamenti nelle aree dove vivono gli ultimi indios che non hanno mai conosciuto al civiltà, fu multata. Non solo. In quella circostanza la compagnia pur di continuare la sua attività aveva nascosto alle autorità locali la presenza degli indios. Inoltre, grazie ai satelliti il mese scorso sono stati nuovamente scoperti a tagliare foresta e quindi nuovamente multati. Oggi i rappresentanti indigeni chiedono la totale estromissione della compagnia brasiliana da qualsiasi progetto Onu. La deforestazione in questione non riguarda piccoli appezzamenti di terreno ma ben 4mila ettari di foresta.

Dunque il principio di salvaguardia dell'ambiente, almeno in questo caso e per colpa di questa compagnia brasiliana viene totalmente disatteso. Deludenti le risposte pervenute finora alla comunità Ayoreo che si è sentita rispondere dai responsabili del progetto che "Global Compact non ha né le risorse né il mandato per condurre indagini su nessuno dei suoi partecipanti".

La questione avrà un seguito. Innanzitutto per l'importanza del progetto ma anche per i rapporti di forza messi in campo fino a oggi. Da un lato indios e organizzazioni in difesa dei diritti umani, dall'altra ricche compagnie e interessi trasnazionali.

Nel 2010 la Yaguarete Porá fu 'premiata' da Survival International "per aver spacciato la massiccia distruzione di un'enorme area della foresta degli Ayoreo per un nobile gesto di conservazione dell'ambiente".

La situazione è davvero complicata. Le aree colpite della deforestazione nascondono una biodiversità unica al mondo e non solo. Sono le uniche abitate da gruppi indigeni che non hanno mai conosciuto la civiltà. Di questi gruppi poco ancora si conosce anche se alcuni di loro, per difendere la comunità, sono stati costretti a abbandonare le loro case per uscire allo scoperto e presentarsi alla società per far conoscere la loro situazione.

Se chi di dovere non interverrà per tempo le conseguenze per esseri umani e animali di quelle foreste potrebbero essere disastrose.

 

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità