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George W. Bush è stato rieletto presidente degli Stati Uniti e tutte le aspettative
dei democratici si sono dimostrate vane: la speranza è durata il tempo dei primi
exit poll, poi l’Ohio ha tinto di pessimismo il dopo-elezioni e la mazzata definitiva
è venuta ieri pomeriggio, con la telefonata di Kerry al rivale per ammettere la
sconfitta, come vuole la prassi. Il presidente che ha spaccato la nazione in due,
facendosi amare od odiare senza mezzi termini, rimarrà alla Casa Bianca fino al
2008. Per la metà degli States che non lo può sopportare, quella che tanto si
era battuta per mandarlo a casa, è un colpo duro da digerire. Lo si vede dalle
centinaia di commenti postati sui blog Internet dei simpatizzanti democratici:
rabbia, amarezza e scoramento imperano.
C’è amarezza perché il tanto decantato voto dei giovani, che nelle previsioni
avrebbe potuto essere decisivo in qualche Stato chiave, è stato forse sopravvalutato.
“Ma che cavolo di giovani abbiamo? Si meritano solo di essere mandati in Iraq
con la leva obbligatoria”, ruggisce un altro simpatizzante. Gli rispondono per
le rime molti ragazzi che hanno fatto il loro dovere andando al seggio e che non
si sentono certo responsabili della sconfitta. La verità è che gli elettori della
fascia di età più giovane sono andati a votare in percentuale più alta del passato.
Ma il loro sforzo è stato controbilanciato da una mobilitazione altrettanto massiccia
degli adulti che votano repubblicano.
Gli Stati Uniti e tutti quelli che si sono battuti per cambiare le sorti delle
elezioni si trovano comunque di fronte a un dilemma: dopo quattro anni che hanno
visto il più grande attentato su territorio americano della storia, due guerre
contro Paesi accusati di avere legami con il terrorismo, tagli alle tasse per
miliardi di dollari, una recessione economica e una polarizzazione delle menti
senza precedenti, la mappa politica del Paese è praticamente la stessa del 2000:
finora solo il New Hampshire ha cambiato colore (quattro anni fa votò in maggioranza
per Bush, oggi per Kerry).Alessandro Ursic