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"Il Sud Sudan segni la propria indipendenza con l'adozione di misure chiave per promuovere una solida agenda sui diritti umani". Questo l'appello congiunto di Amnesty International, Human Rights Watch e, per l'Italia, Italians for Darfur, lanciato alla vigilia del 9 luglio, data ufficiale della proclamazione ufficiale del 54° Stato africano. Attraverso una nota congiunta le organizzazioni che si battono per i diritti umani in Sudan chiedono che tra i primi atti del neo governo di Juba ci sia una moratoria sulla pena di morte e la liberazione dei detenuti la cui prigionia sia ingiustificata. "Il Sud Sudan marchi da subito una differenza da Khartoum - sottolinea Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, promotrice della coalizione internazionale impegnata da anni nella campagna per il Sudan - ratificando la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti".
"Siamo consapevoli delle enormi sfide che attendono il Sud Sudan - prosegue Napoli - una regione devastata dalla lunga guerra civile e da un sottosviluppo estremamente grave. Ma riteniamo, come i colleghi di Amnesty e Human rights watch, che il neo Stato possa e debba adottare da subito una serie di misure per assicurare la protezione, il rispetto e la promozione dei diritti dei suoi cittadini che ha dimostrato grande fiducia nel futuro di questo Paese con un voto plebiscitario al referendum per l'autodeterminazione dello scorso 9 gennaio". Le organizzazioni hanno anche invitato i leader del Sud a dichiarare tolleranza zero per i matrimoni forzati e precoci e le violenze con motivazioni sessiste. "Il governo dovrebbe urgentemente sviluppare una strategia nazionale per affrontare entrambe le questioni, che comprenda la formazione dei leader tribali incaricati del diritto ordinario".