“Dare visibilità e sostegno alla lotta dei bananeros nicaraguesi è un
obiettivo importante e urgente. Questa gente è impegnata dagli anni
Novanta in una causa variamente ostacolata contro le multinazionali
statunitensi, che negli anni Settanta detenevano il controllo della
produzione e dell’esportazione di banane in Nicaragua. Queste sono
accusate di palesi e perpetrate aggressioni ai diritti umani”. A
raccontarlo è Giorgio Trucchi responsabile della Campagna Bananeros a
Managua per l’associazione Italia-Nicaragua. “Negli ultimi mesi in
particolare, la lotta condotta dagli ex-lavoratori delle piantagioni di
banane si sta facendo dura. E’ gente gravemente malata a causa degli
effetti devastanti dei pesticidi utilizzati dalle multinazionali, ed in
particolar modo del Nemagon. E non hanno nessuna intenzione di
arrendersi”.
Pur colpita da vari tipi di
cancro, alterazioni nervose, problemi della pelle, cecità progressiva,
sterilità totale o parziale, parte della popolazione nicaraguese si è
coraggiosamente mobilitata nel gennaio di quest’anno, organizzando una
lunga marcia (140 chilometri) e un presidio durato settimane nelle
strade della capitale, Managua, per chiedere giustizia e per bloccare
l’ultimo tentativo, in ordine di tempo, delle compagnie statunitensi,
di ostacolare i processi in atto, che le vedono responsabili di
centinaia di vittime ed incalcolabili danni umani e ambientali.
E’ del 23 dicembre 2003, infatti, la
controdenuncia presentata dalla Dole Food Company e da altre compagnie,
contro i contadini e i rappresentanti degli ex bananeros malati, che
nel 2001 avevano chiesto e ottenuto dal governo nicaraguese
l’approvazione di una legge specifica, la legge 364, e l’avviamento di un processo
per
ottenere risarcimenti e indennizzi. Le compagnie imputate non solo non
riconoscono legittime le rivendicazioni mosse loro da migliaia di
malati, da decine di associazioni e dagli stessi organi di giustizia
nicaraguesi ma, appellandosi a vizi di forma che presentano gli atti
del processo, accusano ora di truffa gli stessi querelanti.
“Un’offesa gravissima – spiega Trucchi - che ha
scatenato l’interesse e la solidarietà manifestati dall’intera
popolazione e dagli organi di informazione nazionali ed internazionali,
che hanno dato appoggio, risalto e voce alla lotta dei bananeros. Le
resistenze e l’indifferenza inizialmente manifestata dal governo sono
state vinte dopo cinquantuno giorni di protesta ininterrotta. Il 22
marzo 2004 il presidente della repubblica, Enrique Bolaños, ha ricevuto
e firmato con i rappresentanti dei bananeros un accordo che dovrebbe
assicurare, se rispettato, l’appoggio del governo alla lotta ed alla
difesa degli ex lavoratori”.
I manifestanti
hanno lasciato Managua, ma sono loro stessi a non considerare la firma
ottenuta come l’epilogo della lunga via crucis che li vede impegnati da
decenni nel tentativo di intaccare i giganteschi meccanismi che
regolano il sistema politico-economico del Nicaragua come di altri
paesi del sud del mondo. E’ l’esperienza probabilmente a consigliare
loro di tener alta la guardia e di diffidare della promessa giustizia
istituzionale.
“Vista l’importanza che, nel
portare a tale primo risultato, hanno avuto la solidarietà e gli organi
di stampa nazionali – riprende l’esperto - il tentativo di dare un
volto e una visibilità internazionale ai protagonisti e alle ragioni di
questa nuova guerra invisibile ha ispirato una campagna di
sensibilizzazione e di raccolta fondi per l’assistenza sanitaria agli
ex-lavoratori delle piantagioni, promossa dalla associazione
Italia-Nicaragua”. Si tratta di un ciclo di incontri in tutta Italia,
attraverso i quali si potrà penetrare nella vicenda umana di questa
gente, offesa, maltrattata e umiliata, che ha scelto di non arrendersi
e di lottare contro i mulini a vento multinazionali.