08/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove occupazioni di latifondi in tutto il Brasile
Contadini Sem Terra I Senza Terra tornano a combattere. Dopo una tregua stabilita grazie alla mediazione del presidente Lula, i contadini Sem Terra (Mst) hanno deciso di rinnovare le pressioni sul governo occupando nuove proprietà. Si tratta di ventiquattro appezzamenti, tutti nel Pernambuco - lo stato dove è nato Lula - che si vanno a sommare agli altri diciotto presi da tempo.
 
“La riforma agraria non si farà con i proclami”, aveva precisato il presidente del Mst, l’economista Joao Pedro Stedile, dando il via alla nuova ondata di insediamenti. Altre ventitre proprietà sono state infatti prese in sette stati differenti e molte altre sembrano comparire nella lista delle prossime mosse del Movimento. Sono 7.442 le famiglie coinvolte in questo spostamento di massa.
 
“Aprile è un mese simbolico nella lotta per la terra – precisano i campesinos – e abbiamo il dovere morale di tornare a farci sentire a gran voce. Il 17 aprile ricorre l’anniversario dell’eccidio di diciannove lavoratori rurali di Eldorado de Carajas, nel Parà, avvenuto nel 1996. Da allora quella data è stata scelta come Giornata internazionale della lotta per la terra”.
 
I dirigenti, comunque, precisano che la loro non è una protesta antigovernativa. “Lottiamo contro il latifondo e contro le assurde disuguaglianze del Brasile – ha spiegato Stedile – non contro il governo. Anzi, continuiamo a sperare che mantenga la promessa espressa nel Piano Nazionale di Riforma Agraria, di sistemare 410mila campesinos entro la fine del suo mandato”. Secondo Stedile il governo ha un impegno storico non soltanto con il Mst, ma anche con la società brasiliana. “Se Lula non avrà la capacità di fare questa riforma, che è la più semplice delle riforme capitalistiche per ridistribuire il reddito, perderà la faccia. Crediamo, infatti, che manterrà questo impegno. E’ un nostro alleato, è con noi e al fianco di tutta la società, per sconfiggere il latifondo. E’ impossibile costruire una società democratica e giusta mentre esistono latifondi dai diecimila ai cinquantamila ettari, alcuni dei quali con lavoratori ancora in stato di schiavitù. Dei 350 milioni di ettari coltivabili ne usiamo soltanto cinquanta. Circa trenta sono gestiti dal gruppo di Roberto Rodrigues, del cosiddetto agrobusiness, che si dedica all’esportazione, e altri venti dalla piccola proprietà che rifornisce il mercato interno. Il resto è un immenso latifondo speculativo, oppure ospita la zootecnia intensiva, e va osteggiato”.
 
Per i Senza Terra la riforma agraria è la più importante tra le alternative del Brasile nella ricerca di una politica di piena occupazione. “E’ anche la più rapida – aggiunge – e quella che raggiunge la popolazione più povera e sprovveduta. Il settore dell’agrobusiness sta aumentando la produzione di soia, arance e canna da zucchero. Ma si tratta di una rendita concentrata, che fa crescere soltanto la ricchezza di quelli che già sono ricchi, senza aumentare l’occupazione, né il consumo di macchine. Negli anni Settanta, quando il credito rurale era meno costoso e più democratico, i contadini compravano trattori e il Brasile vendeva circa 75mila unità all’anno. Passati trent'anni, con tutta questa propaganda dell’agrobusiness, ne sono state venduti solo 40mila. E’ questo il modello che vogliono?”.
 
I Sem Terra dunque non staranno ad aspettare passivamente la Riforma. Dimostrano di essere vigili e attenti e di essere pronti a tutto pur di imporre cambiamenti nella politica economica. “Abbiamo tutte le condizioni obiettive per mobilitare il popolo, perché i problemi sono aumentati – aggiunge il presidente economista - Il governo, infatti, nonostante sia il frutto di una scelta popolare per il cambiamento e contro il neoliberismo, non ha purtroppo una composizione unitaria. Abbiamo ministri neoliberali, ministri che pensano soltanto a riforme parziali e ministri impegnati in un progetto popolare. Ma questo non è il punto più importante, dato che la disputa interna riflette una controversia presente nella società. Il problema reale è la definizione di un progetto per il Paese. Il governo da solo non ha le forze per provocare una svolta e impiantare un nuovo progetto. Lo stato di crisi è grave, dunque. Ad ogni annuncio di posti di lavoro compaiono migliaia di persone in file interminabili. Ad ogni acquazzone muore la gente, a causa delle condizioni indecenti delle abitazioni e perché il servizio pubblico è stato rottamato. Eppure i movimenti di massa vivono un periodo di discesa, che si propaga dal 1989. Il nostro compito è dunque portare avanti un costante lavoro pedagogico fra le masse, è stimolare il popolo affinché prenda coscienza, si mobiliti, dibatta su un nuovo progetto per la società e combatta per esso. Senza mobilitazione popolare non ci saranno cambiamenti”.
 
E i Senza Terra lo dimostrano con i fatti.
 
"E' il momento di piantare alberi, non lattuga. Un giorno cominceranno a dare i frutti".
 
Stella Spinelli
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Brasile