Uribe sta consegnando la
licenza di uccidere agli uomini in uniforme”. Guido Piccoli, scrittore
ed esperto di questioni colombiane, riassume così il progetto che il
presidente del Paese sudamericano Alvaro Uribe nasconde dietro la
catena di riforme costituzionali che sta tentando di far approvare dal
Congresso. “Sta chiaramente cercando di eliminare dalla Carta
costituzionale del ’91 ogni ostacolo alla sua gestione autoritaria del
potere. L’obiettivo è dare tutti gli strumenti all’autorità centrale,
al governo, all’esercito e alla polizia per intervenire arbitrariamente
nella vita dei cittadini. In particolare vuol dare alle forze
dell’ordine e all’esercito funzioni di polizia giudiziaria”.
Le riforme costituzionali preparate, infatti,
prevedono detenzioni e perquisizioni senza mandato e danno facoltà
giudiziali appunto a militari e poliziotti. “E ogni giorno – spiega
Piccoli – già si stanno verificando loschi fatti di sangue che
accennano cosa vorrebbe dire istituire simili poteri. L’ultimo
grave fatto di una lunga serie è il massacro di sette poliziotti e
quattro civili da parte dell’esercito. E’ un episodio oscuro, avvenuto
dieci giorni fa, di cui tutti i giornali continuano a parlare. E’
accaduto nel sud della Colombia. Una prima versione distorta dei fatti
diceva che si trattava di delinquenti, poi la verità è emersa. Ed è uno
scandalo, uno dei tanti”. L’autopsia ha infatti rivelato che i colpi
sono stati sparati a bruciapelo. “Si tratta di un’esecuzione in piena regola –
racconta lo scrittore -.
Per ore e ore gli inquirenti hanno impedito ai giornalisti di
avvicinarsi al luogo degli omicidi. Hanno cercato di insabbiare la
verità, tentando di costruire prove fasulle che dessero una versione
diversa, non compromettente, dell’accaduto. Ma la pressione
dell’opinione pubblica e dei media è stata fortissima. Sia il Tiempo che tanti
altri giornali stanno reclamando
la verità sulla vicenda. E’ chiaro che la polizia e l’esercito si sono
messi d’accordo per mascherare la realtà. E’ qualcosa di molto sporco,
giri di droga, di corruzione. Ma è ancora più allarmante questa
collusione tra le forze dell’ordine: un esempio esplicito di cosa
potranno portare le riforme previste da Uribe. Impunità e licenza di
uccidere legalizzate per gli uomini in uniforme, che già scorrazzano
quasi indisturbati. Trasformare in legge la libertà dell’esercito (o
chi per esso) di uccidere chicchessia. E poi quei sette erano
poliziotti dell’Unità antisequestro (Gaula) e quindi, prima di essere
freddati con colpi a bruciapelo, si saranno pur identificati. E’ un
fatto gravissimo e quel che è peggio premonitore di tutto
quello che potrebbe accadere in Colombia se questa riforma passerà”.
Che la democrazia colombiana sia in
pericolo lo dimostrano anche le reazioni degli editorialisti di testate
vicine al governo che hanno chiesto a gran voce la verità
sull’episodio, puntando anche se indirettamente il dito sul tentativo
reazionario e liberticida di Uribe. Un s.o.s. arriva anche dalla Corte
Costituzionale. “La Corte è l’ultimo baluardo di libertà in Colombia.
Sta cercando in ogni modo di far rispettare quella suddivisione dei
poteri che sta alla base di ogni democrazia. Lo stato della
magistratura, invece, è una vergogna internazionale. Con Uribe si è
addirittura trasformata in una perfetta macchina di montature. Non c’è
più pudore nell’incarcerare la gente. Gli arresti di massa sono la
prassi. Si mette in manette un certo numero di persone, lo si tiene in
galera, si tortura (prassi tornata di moda) e dopo mesi viene
rilasciato anche il 90 per cento degli arrestati. Per non parlare della
sfacciata impunità di cui godono militari e paramilitari legati al
governo. Ci sono episodi vergognosi di personaggi prosciolti o assolti
nonostante prove schiaccianti”.
Un quadro
che non lascia molti spiragli di speranza, anche se qualcuno non ci sta
ad assistere passivamente al piano del presidente. “Il Collettivo degli
avvocati, organismo riconosciuto a livello internazionale e collegato a
varie ong, specialmente dell’Europa settentrionale, sta procedendo con
continue denunce, rivolte anche all’Alto commissariato dei diritti
umani”. Non solo. Da alcuni siti internet arrivano gli inviti di ribellione rivolti
al popolo. In
particolare il Centro dei Media indipendenti della Colombia
sta accusando Uribe di costruire un regime fascista invita i cittadini
a sconfiggere la riforma giudiziale attraverso manifestazioni massicce
in difesa dei propri diritti fondamentali. “La Colombia sta vacillando.
Anche i dati sulla guerriglia non sono confortanti. Sì, a prima vista,
analizzando i freddi numeri, i massacri, gli sfollati sembrano
diminuiti, ma la realtà è molto più complessa. E’ solo la conseguenza
della crudele attività portata avanti, costante, dai paramilitari. La
gente da massacrare, infatti, è sempre meno. L’umanità non è infinita.
E poi si sono fermati perché evidentemente hanno ottenuto ciò che
volevano. Per questo diminuiscono gli omicidi. Non perché la Colombia
si stia democratizzando”. E intanto i desaparacidos continuano ad
aumentare. “Soltanto i sequestri stanno davvero calando perché, dato
che la maggioranza delle vittime sono bambini ricchi, è l’unico crimine
che interessi debellare agli uomini di potere”.
E la guerra civile invece continua. “Uribe ha perfino
distrutto qualsiasi possibilità di trattativa con i guerriglieri, anzi
ha inasprito gli scontri, servendosi di elicotteri e aerei da
combattimento, che bombardano le zone in cui si rifugiano. Questo ha
costretto le Forze armate rivoluzionarie (Farc) e l’Esercito di liberazione nazionale
(Eln) a cambiare strategia di lotta,
sparpagliandosi nel territorio, e a cercare spiragli di trattative con
gli organismi internazionali, come nel caso di Ingrid Betancourt. Ma la
guerra resta. E adesso con un ulteriore inquietante controsenso:
l’Unione europea ha appena inserito nella lista nera del terrorismo
Farc ed Eln. Ma, allora, come può ancora pretendere di aprire i
negoziati ed arrivare ad un accordo costruttivo? E’ chiaro come dietro
a questa decisione dell’Onu ci siano le pressioni statunitensi. Gli Usa
hanno tutto l’interesse affinché la Colombia rimanga nel caos, perché
così potrà continuare a scorrazzare indisturbata e ad agire
direttamente e indirettamente grazie al Plan Colombia”.