07/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Colombia rischia una svolta autoritaria
Alvaro UribeUribe sta consegnando la licenza di uccidere agli uomini in uniforme”. Guido Piccoli, scrittore ed esperto di questioni colombiane, riassume così il progetto che il presidente del Paese sudamericano Alvaro Uribe nasconde dietro la catena di riforme costituzionali che sta tentando di far approvare dal Congresso. “Sta chiaramente cercando di eliminare dalla Carta costituzionale del ’91 ogni ostacolo alla sua gestione autoritaria del potere. L’obiettivo è dare tutti gli strumenti all’autorità centrale, al governo, all’esercito e alla polizia per intervenire arbitrariamente nella vita dei cittadini. In particolare vuol dare alle forze dell’ordine e all’esercito funzioni di polizia giudiziaria”.
 
Le riforme costituzionali preparate, infatti, prevedono detenzioni e perquisizioni senza mandato e danno facoltà giudiziali appunto a militari e poliziotti. “E ogni giorno – spiega Piccoli – già si stanno verificando loschi fatti di sangue che accennano cosa vorrebbe dire istituire simili poteri. L’ultimo grave fatto di una lunga serie è il massacro di sette poliziotti e quattro civili da parte dell’esercito. E’ un episodio oscuro, avvenuto dieci giorni fa, di cui tutti i giornali continuano a parlare. E’ accaduto nel sud della Colombia. Una prima versione distorta dei fatti diceva che si trattava di delinquenti, poi la verità è emersa. Ed è uno scandalo, uno dei tanti”. L’autopsia ha infatti rivelato che i colpi sono stati sparati a bruciapelo. “Si tratta di un’esecuzione in piena regola – racconta lo scrittore -. Per ore e ore gli inquirenti hanno impedito ai giornalisti di avvicinarsi al luogo degli omicidi. Hanno cercato di insabbiare la verità, tentando di costruire prove fasulle che dessero una versione diversa, non compromettente, dell’accaduto. Ma la pressione dell’opinione pubblica e dei media è stata fortissima. Sia il Tiempo che tanti altri giornali stanno reclamando la verità sulla vicenda. E’ chiaro che la polizia e l’esercito si sono messi d’accordo per mascherare la realtà. E’ qualcosa di molto sporco, giri di droga, di corruzione. Ma è ancora più allarmante questa collusione tra le forze dell’ordine: un esempio esplicito di cosa potranno portare le riforme previste da Uribe. Impunità e licenza di uccidere legalizzate per gli uomini in uniforme, che già scorrazzano quasi indisturbati. Trasformare in legge la libertà dell’esercito (o chi per esso) di uccidere chicchessia. E poi quei sette erano poliziotti dell’Unità antisequestro (Gaula) e quindi, prima di essere freddati con colpi a bruciapelo, si saranno pur identificati. E’ un fatto gravissimo e quel che è peggio premonitore di tutto quello che potrebbe accadere in Colombia se questa riforma passerà”.
 
Che la democrazia colombiana sia in pericolo lo dimostrano anche le reazioni degli editorialisti di testate vicine al governo che hanno chiesto a gran voce la verità sull’episodio, puntando anche se indirettamente il dito sul tentativo reazionario e liberticida di Uribe. Un s.o.s. arriva anche dalla Corte Costituzionale. “La Corte è l’ultimo baluardo di libertà in Colombia. Sta cercando in ogni modo di far rispettare quella suddivisione dei poteri che sta alla base di ogni democrazia. Lo stato della magistratura, invece, è una vergogna internazionale. Con Uribe si è addirittura trasformata in una perfetta macchina di montature. Non c’è più pudore nell’incarcerare la gente. Gli arresti di massa sono la prassi. Si mette in manette un certo numero di persone, lo si tiene in galera, si tortura (prassi tornata di moda) e dopo mesi viene rilasciato anche il 90 per cento degli arrestati. Per non parlare della sfacciata impunità di cui godono militari e paramilitari legati al governo. Ci sono episodi vergognosi di personaggi prosciolti o assolti nonostante prove schiaccianti”.
 
Un quadro che non lascia molti spiragli di speranza, anche se qualcuno non ci sta ad assistere passivamente al piano del presidente. “Il Collettivo degli avvocati, organismo riconosciuto a livello internazionale e collegato a varie ong, specialmente dell’Europa settentrionale, sta procedendo con continue denunce, rivolte anche all’Alto commissariato dei diritti umani”. Non solo. Da alcuni siti internet arrivano gli inviti di ribellione rivolti al popolo. In particolare il Centro dei Media indipendenti della Colombia sta accusando Uribe di costruire un regime fascista invita i cittadini a sconfiggere la riforma giudiziale attraverso manifestazioni massicce in difesa dei propri diritti fondamentali. “La Colombia sta vacillando. Anche i dati sulla guerriglia non sono confortanti. Sì, a prima vista, analizzando i freddi numeri, i massacri, gli sfollati sembrano diminuiti, ma la realtà è molto più complessa. E’ solo la conseguenza della crudele attività portata avanti, costante, dai paramilitari. La gente da massacrare, infatti, è sempre meno. L’umanità non è infinita. E poi si sono fermati perché evidentemente hanno ottenuto ciò che volevano. Per questo diminuiscono gli omicidi. Non perché la Colombia si stia democratizzando”. E intanto i desaparacidos continuano ad aumentare. “Soltanto i sequestri stanno davvero calando perché, dato che la maggioranza delle vittime sono bambini ricchi, è l’unico crimine che interessi debellare agli uomini di potere”.
 
E la guerra civile invece continua. “Uribe ha perfino distrutto qualsiasi possibilità di trattativa con i guerriglieri, anzi ha inasprito gli scontri, servendosi di elicotteri e aerei da combattimento, che bombardano le zone in cui si rifugiano. Questo ha costretto le Forze armate rivoluzionarie (Farc) e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) a cambiare strategia di lotta, sparpagliandosi nel territorio, e a cercare spiragli di trattative con gli organismi internazionali, come nel caso di Ingrid Betancourt. Ma la guerra resta. E adesso con un ulteriore inquietante controsenso: l’Unione europea ha appena inserito nella lista nera del terrorismo Farc ed Eln. Ma, allora, come può ancora pretendere di aprire i negoziati ed arrivare ad un accordo costruttivo? E’ chiaro come dietro a questa decisione dell’Onu ci siano le pressioni statunitensi. Gli Usa hanno tutto l’interesse affinché la Colombia rimanga nel caos, perché così potrà continuare a scorrazzare indisturbata e ad agire direttamente e indirettamente grazie al Plan Colombia”.
 
Stella Spinelli
Categoria: Politica
Luogo: Colombia