Il 12 giugno 1993, una lettera col timbro del Movimento per lo Stato islamico
(Mei) e la firma di Said Makhloufi, formalizzava la sua condanna a morte. “Migliaia
di algerini e algerine hanno in effetti perso la vita; tutti hanno sperimentano
il terrore; in molti hanno scelto l’esilio. Io, invece, ho deciso di restare”.
Khalida Messaoudi, 45 anni, dal giugno del 2002 ministro della Comunicazione e
della Cultura algerina, è una donna di zucchero e d’acciaio.
Di origine cabila, ex insegnante di matematica in due licei di Algeri, nell’85
- anno in cui fu promulgato il retrivo Codice della famiglia dal presidente Benjedid
- ha fondato la prima associazione indipendente di donne algerine, ovvero l’“Associazione
per l’uguaglianza tra l’uomo e la donna davanti alla legge” che tuttora presiede.
Vice presidente del Rassemblement pour la culture et la démocratie (partito col
quale ha in seguito rotto), è diventata deputato nel 1997 promettendo laicità
e parità fra i sessi. Ecco il suo bilancio in vista delle presidenziali dell’8
aprile.
Molta gente ha lasciato l’Algeria dopo il 1992. Lei, invece, ha deciso di restare.
Pensa che la situazione sia migliorata? La situazione è enormemente migliorata rispetto agli anni 90, per quanto riguarda
la sicurezza. Le faccio qualche esempio. A partire dal 2000, circa seimila terroristi
si sono consegnati allo Stato. Settecentomila persone, su oltre un milione di
algerini che avevano abbandonato le loro case a causa del terrorismo, sono rientrati:
si tratta soprattutto di contadini, che hanno potuto beneficiare di un vasto piano
nazionale di sviluppo agricolo (Pnda) lanciato nel luglio 2001 (l’agricoltura
ha conosciuto una vera esplosione negli ultimi anni, con un tasso di crescita
del 16 per cento nel 2003). La netta diminuzione dell’insicurezza ha permesso
il rilancio dell’attività economica, l’avvio di progetti e l’apertura di nuovi
cantieri. Dopo anni di crescita economica negativa o molto debole, oggi il tasso
di crescita è del 6,7 per cento. La ritrovata calma ha permesso anche il ritorno
degli investitori stranieri e dei turisti: il tasso d’occupazione dei grandi alberghi
e le prenotazioni sui voli diretti in Algeria non sono mai stati così alti.
L’ultimo attentato ad Algeri, nel quale sono rimasti colpiti due poliziotti,
risale all’ottobre scorso; durante il mese di ramadan del 2003, non è stato registrato
alcun attentato nella capitale e negli altri grandi centri urbani del Paese. Nel
contesto urbano in particolare, la riappropriazione degli spazi pubblici da parte
della gente è sotto gli occhi di tutti; e poi c’è la ripresa delle attività culturali
e di divertimento, alle quali lavora senza sosta il settore che dirigo dal giugno
2002: spettacoli di ogni genere, festival, mostre, caffè letterari… Da un anno
e mezzo il pullman della biblioteca nazionale percorre il paese in lungo e in
largo, fino ai villaggi più remoti. Un esempio che riguarda me in particolare:
ho passato la festa dell’Aïd, il 1° febbraio, nella Casbah di Algeri, con i bambini
del quartiere, accompagnata dalle mie collaboratrici, senza guardie del corpo.
Quali sono i problemi più urgenti che il prossimo presidente dovrà risolvere? Il rilancio e la ristrutturazione del settore industriale e il proseguimento
dei programmi che si prefiggono di riassorbire i disoccupati. La realizzazione
delle riforme fondamentali avviate negli ultimi anni: educazione, giustizia, amministrazione,
settore bancario. Alleviare le ferite di un decennio di terribili violenze con
la messa in atto di un processo di riconciliazione, da condurre con giustizia
e coraggio. In breve, porre saldamente l’Algeria sulla via della modernità attraverso
la democratizzazione dello Stato e una società forte riconciliata con se stessa.
La politica e le donne. Che ruolo avranno nelle elezioni di aprile? Le donne algerine costituiscono oltre il 50 per cento della popolazione e sono
a pieno titolo delle elettrici: influenzeranno le prossime elezioni esercitando
- o non esercitando - il loro diritto di voto. In occasione delle presidenziali
dell’8 aprile 2004, per la prima volta ci sarà una candidata donna. Si tratta
di Louiza Hanoune del partito trotzkista dei lavoratori. Nell’attuale governo
ci sono cinque donne. Quanto alle presenza delle donne sulla scena pubblica, come
in tutti i Paesi, anche da noi si tratta di un lavoro continuo e non lineare di
conquista di spazi d’esercizio di potere. Tengo a sottolineare che in Algeria
nessuna carica politica è preclusa alle donne e che, a partire dall’elezione del
presidente Bouteflika nel 1999, molte donne sono state nominate ambasciatrici,
prefetti, commissari di polizia, presidentesse di corti di giustizia, responsabili
di importanti imprese pubbliche come, ad esempio, le Poste.
Ha un sogno, qualcosa che vorrebbe assolutamente realizzare nel futuro? Innanzitutto, uno statuto egualitario per la donna algerina e la riuscita complessiva
della riforma del sistema educativo. La produzione artistica e intellettuale meritano
di essere conosciute anche fuori di qui. Infine, il mondo deve scoprire la bellezza
di questo Paese e lo straordinario coraggio del mio popolo.