04/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La capitale amazzonica dice basta a un ventennio di giochi di potere
dal nostro corrispondente
 
Nella capitale della meravigliosa Amazzonia brasiliana, per mesi teatro della bizzarra, ipocrita e carnevalesca campagna elettorale dei due "sfidanti", queste elezioni saranno ricordate come storiche, la fine di piú di un ventennio di ingiustizie e corruzioni e il probabile inizio di una, giá da tempo, sperata rinascita sociale ed economica.
 
A fronteggiarsi per la carica di sindaco c'erano due uomini molto diversi tra loro, in stile, educazione, pensiero e condizione sociale: Amazonino Mendes del Partito del Fronte Liberale, e Serafim Corréa, del Partito Sociale Brasiliano.
 
Commercianti, frati missionari, poliziotti, dottori, gente di strada, insegnanti, taxisti, disoccupati, da ognuna di queste categorie di persone, nonostante le loro differenze sociali, economiche, culturali, si ascoltano le stesse identiche opinioni su Amazonino Mendes. “E’ il Cacique politico” si sente dire ad ogni angolo, termine generalmente utilizzato nella cultura indigena per indicare il capo-villaggio, colui che prende la decisione finale per la comunitá e su cui niente e nessuno puó nulla. Ecco, in questo caso il termine viene ironicamente preso in prestito per evidenziare il grande potere politico di Amazonino, che ha regnato, con i suoi alleati, a Manaus per ben ventidue anni, ricoprendo per tre volte la carica di Governatore e di Sindaco e in due occcasioni quella di Senatore e riuscendo sempre a indirizzare al potere candidati del suo gruppo.
Il bilancio di questo ventennio: corruzione dilagante.
 
Dall'altra parte, Serafim. Uomo dalla faccia pulita che trasuda tenerezza e sinceritá, a cui per il momento non si puó che credere. Economista, funzionario pubblico per il governo federale da 28 anni, entra in politica nel 1986 ricoprendo per due mandati la carica di consigliere. Nel 1996 e nel 2000 si candida a sindaco, ma senza successo, e nel 2002 a governatore, con lo stesso risultato negativo.
 
Ma in questi giorni, la speranza di una sua vittoria era cosí forte da dare la sensazione di riuscire a toccarla con mano. Nei volti di tanti, però, nel fatidico giorno delle elezioni, si leggeva anche la paura di dover assistere ad una forte azione illegale di convincimento e corruzione, l'ennesima, da parte di Amazonino per battere il suo avversario. E cosí é stato, con la differenza che questa volta la giustizia ha trionfato.
 
Per farsi giusto un’idea di come qui vadano le cose e del perché di questa grande preoccupazione, basta un semplice e inconfutabile dato: il 70 per cento dei deputati è implicato in processi per corruzione, per attivitá legate allo spaccio di droga e per riciclaggio di denaro sporco. Una cifra impressionante. E come volevasi dimostrare nei giorni a ridosso delle elezioni sono accaduti fatti incredibili, che niente hanno a che fare con legalità e democrazia.
Funzionari del gruppo di Amazonino che in vari quartieri periferici consegnavano 30 Reais (ca. 10,00 €) per "votare la persona giusta" e ne promettevano altri 150 (ca. 50,00 €) in caso di vittoria.
Sabato sera sono stati perfino fermati undici pullman diretti a Manaus da Figuereto, pieni di gente pronta a votare irregolarmente per Amazonino.
 
L'apice dello stupore é arrivato con la notizia dell'arresto di diversi collaboratori di Mendes, come il candidato a vice-sindaco Bosco Saraiva del Partito del Progresso Sociale e del vereador (consigliere) Sabino Castelo Branco che alle elezioni del 3 ottobre si era messo in luce aggiudicandosi il massimo delle preferenze per la carica di consigliere: 60.000 voti.
Entrambi, insieme ad altri deputati federali come Francisco Garcia e Carlo Souza del Partito Progressista, sono stati trattenuti dalla polizia federale per "politica irregolare". Nelle loro auto sono stati trovati piú di 20.000 reais (ca. 6500,00 €) che stavano usando per comprare voti fuori dai seggi.
 
Tutto ció stupisce, ma fino ad un certo punto se si considera che Amazonino e alcuni dei suoi alleati, fino a un mese prima del primo turno delle elezioni, erano indagati per la scomparsa di una ingente somma di denaro destinato a un grande progetto per cui il governo federale aveva stanziato la somma di 500.000.000 di reais (ca. 1.800.000 €) per la costruzione di 5.000 case popolari. Naturalmente sono stati assolti.
 
Nonostante tutto, alle 17,40, appena quaranta minuti dopo la chiusura delle votazioni, Manaus giá sapeva che a partire dal 1 Gennaio 2005 il nuovo sindaco della cittá sarà Serafim Fernandes Corréa!
 
Sarafa ha vinto e con appena 25.187 voti di differenza rispetto ad Amazonino. Il 51,6% contro il 48,3% sui 761.495 voti disponibili.
 
Serafim ce l’ha fatta, appoggiato addirittura da persone che ora ricoprono cariche importanti e che in passato sono state introdotte in politica proprio da Amazonino. L’ennesima testimonianza del profondo desiderio di cambiare volto a questa cittá. Gente come Alfredo Do Nascimento, ex sindaco di Manaus, ora chiamato dal governo Lula a Ministro dei Trasporti, hanno appoggiato da subito Sarafa. Il suo
volto era accanto a quello di Serafim in tanti dei giganteschi cartelloni pubblicitari presenti per le strade, con sotto uno slogan molto diretto "Chegou a ora” (è arrivata l’ora).
 
"Vitoria do povo, Sarafa è prefeito" (Vittoria dei poveri, Serafim è sindaco) questo il titolo di diversi quotidiani.
Ora tutti sperano nella buona fede di Serafim e dei suoi alleati, nella sua integritá morale, che non venga intaccata dall'aviditá e dalla sete di ricchezza.
 
Sperano nella loro sincera volontá di voltar pagina, di voler porre definitivamente la parola fine all'ignobile sistema corruttivo che ha avuto la meglio in questa cittá e in questo stato per molto tempo.
 
Non c’è che aspettarsi che fra qualche anno, Serafim e la sua Manaus diventino un esempio per il mondo, per le tante, troppe Manaus sparse nei cinque continenti, di come sia possibile una svolta politica, reale e tangibile di verso la Libertá e Democrazia
 
 
Mauro Fiorucci
 
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Brasile