Scritto per noi da
Bijan Safsari
Venerdì 17 giugno 2005 si terranno in Iran le none elezioni presidenziali della
Repubblica Islamica, per eleggere il sesto presidente del paese.
In questo articolo cerco di fornire una sintesi delle tappe che hanno caratterizzato
il percorso evolutivo delle elezioni iraniane, dai primordi fino ai giorni nostri.
La prima elezione presidenziale è stata indetta dopo il crollo del regime dello Scià, nel gennaoi del '79 e
fu il primo passo verso l’attuazione della costituzione iraniana, approvata nel
novembre dello stesso anno.
In base all’art. 113 della legge iraniana, la carica di più alto grado nel paese
dopo la suprema guida religiosa è il presidente. Per questo tutte le organizzazioni
e i gruppi politici mirano da sempre a conquistare la poltrona presidenziale e,
alle prime elezioni presidenziali, ben 134 persone si proposero come candidati.
La loro idoneità doveva però essere confermata dalla guida suprema della rivoluzione
e fondatore della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini.
In quell’occasione in realtà, dei 134 candidati potenziali, solo pochi erano
degni di nota, tra questi Jalaledin Farsi (il candidato del partito Islamico Jomhouri),
Masoud Rajavi (capo dell’organizzazione dei mujaeddin Khalgh), H. Habibi, della
scuola religiosa di Hoze Elmiyeh Qom, Syed Ahmad Madani e Abolhasan Banisadr.
Va detto che l’ayatollah Khomeini non intervenne direttamente nelle procedure
e non respinse alcuna candidatura, ma molti vennero comunque esclusi con un cavillo
legale: coloro che non avevano votato a favore della Repubblica Islamica non potevano
proporsi come candidati per la presidenza, e per questa ragione Masoud Rajavi
(leader dell’organizzazione dei mujaeddin Khalgh) era stato escluso.
Madani e Habibi non potevano tenere testa a Banisadr, che tempo prima aveva sostenuto
l’Imam Khomeini e lo aveva accompagnato in Iran al suo rientro dall’esilio in
Francia.
Banisadr venne eletto con 10.709.330 voti su 14.146.622 diventando il primo presidente
dell’Iran dopo la rivoluzione.
Tuttavia, dopo qualche tempo, durante la crisi con l’Iraq, venne accusato di
spionaggio per il nemico, e quindi, travestito da donna, dovette fuggire dall’Iran.
Ora è attivamente impegnato nella lotta al regime Iraniano con gli esuli che
operano al di fuori del Paese.
Le seconde elezioni si sono tenute il 24 luglio del 1981.
In quell’occasione gli aspiranti candidati erano 71. Di questi, solo 4 vennero
giudicati idonei: Mohammad Ali Rajaee, Abbas Sheybani, Syed Akbar Parvaresh e
Habib Allah Askaroladi.
Il popolo scelse il candidato caldeggiato da Khomeini, Mohammad Ali Rajaee.
Il neo presidente proveniva da una famiglia molto povera, prima della rivoluzione,
aveva lavorato come commerciante. Per un breve periodo aveva militato nell’esercito,
e quindi era diventato insegnante.
Pochi mesi dopo la sua elezione cadde vittima di un attentato dinamitardo (una
bomba piazzata nel suo ufficio) insieme al suo primo ministro, Bahonar, un religioso
molto apprezzato dall’Ayatollah Khomeini.
La terza elezione, nell’ottobre del 1981 ha visto la vittoria dell’Ayatollah Ali Khamenei, l’attuale
guida suprema della Repubblica Islamica iraniana. In quell’occasione a richiedere
di entrare nelle liste elettorali furono 44, ma solo 5 vennero considerati idonei:
l’Ayatollah Khamenei, Hasan Ghaforifard, Syed Akbar Parvaresh, Syed Reza Zavarei
e l’Ayatollah Mahdavi Kani.
Dopo l’interdizione dell’Ayatollah Mahdavi Kani i candidati rimasero 4, e infine
l’attuale leader della Repubblica Islamica fu eletto presidente a larga maggioranza.
Alle elezioni successive, il 16 agosto del 1985, i candidati rimasti in lizza erano solo tre: l’Ayatollah
Syed Ali Khamenei, Syed Mahmoud Mostafavi Kashani e Habiballaah Askaroladi, e
anche quella volta l’Ayatollah Khamenei ebbe la meglio con l’85% dei voti.
Il periodo precedente alla terza elezione fu caratterizzato da tre importanti
eventi: Venne respinta la candidatura dell’Ayatollah Hoseinali Montazeri, il “vice
“ e potenziale successore dell’Imam Khomeini, perché avrebbe pubblicato dichiarazioni
contro il regime e la sua leadership.
La scelta di un primo ministro per il presidente Khamenei provocò un acceso dibattito
in parlamento, tanto che alla fine, l’Imam Khomeini, arrivò a imporre la candidatura
di Mir Hossein Mosavi. L’ordine di rivedere la costituzione della Repubblica Islamica
introdusse dei cambiamenti che tolsero alcuni poteri al primo ministro; di conseguenza,
il presidente acquisitò un potere ancora maggiore.
Proprio per questo, la quinta elezione ha assunto un importanza ancor più rilevante. Tra le varie modifiche si stabilì
che il compito di scegliere la somma guida del paese spettasse all’Assemblea degli
Esperti (Majlis-e Khebregan), che sulla base di questa nuova norma, alla morte
dell’Imam Khomeini scelse come suo successore l’Ayatollah Khamenei, l’attuale
guida suprema dell’Iran. Il quarto presidente dell’Iran è stato eletto alla quarta
tornata elettorale e rieletto alla quinta, tenutesi rispettivamente il 29 luglio
1989 e l’11 giugno 1993. A
lla quinta elezione presidenziale gli aspiranti candidati erano 79, ma il Consiglio
dei Guardiani (Majlis-e Negahban) ne ritenne idonei solo due, Abbas Sheybani e
Hashemi Rafsanjani. Quest’ultimo conquistò 15 milioni di voti su 16 milioni di
votanti.
Alla sesta elezione, gli aspiranti presidenti erano 128, ma ancora una volta, solo 4 furono approvati
dal Consiglio dei Guardiani: Hashemi Rafsanjani, Ahmad Tavakoli, Abdollah Jasbi
e Rajabali Taheri. Tuttavia, né Jasbi (il capo della Libera università), né Taheri,
entrambi candidati del partito conservatore, potevano competere con Rafsanjani
e solo Ahmad Tavakoli, un altro candidato della compagine conservatrice, ottenne
4 milioni di voti.
Nei suoi due mandati presidenziali Hashemi Rafsanjani ha sempre messo al primo
posto della sua politica lo sviluppo economico del paese e la sua ricostruzione,
per cercare di recuperare il terreno perso negli otto anni di conflitto con l’Iraq.
Nonostante i suoi sforzi, tuttavia, la sua politica economica non è stata priva
di difetti. Il crescente divario tra ricchi e poveri, la maggiore disponibilità
di servizi e strutture per le classi più abbienti, la crescente inflazione e l’aumento
della spesa pubblica, provocati dalle manovre introdotte per regolamentare l’economia
ne furono solo un esempio. La sua presidenza, inoltre è stata caratterizzata dalla
sistematica persecuzione ed eliminazione fisica di quanti non condividessero le
sue posizioni e di coloro che criticavano il regime dentro e fuori l’Iran.
Nella settima elezione, del 23 maggio 1997, a contendersi la carica presidenziale furono i tre principali
partiti della scena politica iraniana. Il Kargozaran e due altri partiti, uno
riformista, uno conservatore. Durante il periodo pre-elettorale i membri legati
al partito conservatore avevano concordato di appoggiare il capo del parlamento,
Nategh Noori, come successore di Hashemi Rafsanjani, soprattutto perché l’Ayatollah
Khamenei lo aveva sostenuto pubblicamente.
Il partito riformatore, dal canto suo, dopo avere formato un fronte unito per
sostenere la candidatura di Mir Hossein Mosavi (il primo ministro del governo
Khamenei), ha dovuto vedersela con l’interdizione di quest’ultimo, e nonostante
potesse puntare su nomi eccellenti del suo schieramento, come quelli di Karobi,
Abdollah Noori e Mosavi Khoainiha, alla fine scelse Hojatoleslam Khatami.
Nel guazzabuglio di allineamenti politici di quel periodo, anche personaggi come
Syed Reza Zavarei, indipendente, Ebrahim Yazdi, del Nehzat Azadi (movimento di
liberazione) Habiballaah Peyman e Ezatollah Sahabi si proposero come candidati,
ma dopo che il Consiglio dei Guardiani respinse la candidatura di tre di loro,
i contendenti rimasero solo in 4: Khatami, Nateghe Noori, il candidato indipendente
Zavaerei, e il candidato dell’associazione per la difesa dei valori, Hojatoleslam
Mohammadi Rayshahri. il 23 maggio 1997 Khatami venne eletto quinto presidente
dell’Iran con 20.078.859 voti.
L’ottava tornata elettorale vide riproposi lo stesso scenario delle due precedenti: Khatami vinse le elezioni
e conquistò un altro mandato quadriennale. In quell’occasione, solo 10 delle 814
candidature vennero approvate dal Consiglio dei Guardiani. Ma l’evento più interessante
della consultazione fu sicuramente la presenza, nella rosa dei candidati ammessi,
di due membri del gabinetto Khatami: Ali Shamkhani, il ministro della difesa,
e Mostafa Hashemi Taba, leader dell’organizzazione per l’educazione fisica legato
al partito Kargozaran. La loro presenza, tuttavia, non influì minimamente sul
risultato delle elezioni.
Khatami ottenne la sua riconferma manifestando una certa attenzione per i valori
morali, e attirando così il consenso di 7 milioni di giovani elettori al loro
primo voto. L’elezione dell’8 giugno 2001 vide un aumento nel numero degli elettori
di un milione di unità. Nel frattempo però il numero dei votanti era sceso di
circa due milioni di aventi diritto, e il principale rivale di Khatami, Tavakoli,
guadagnò 4 milioni di voti a fronte degli oltre 21mila raccolti da Khatami.
Nei suoi due mandati presidenziali Khatami ha attuato una politica di distensione
nei confronti dell’Occidente e dei governi esteri in generale, soprattutto nei
confronti dei paesi confinanti.
Mentre, sul fronte interno ha cercato di dare più spazio alle libertà sociali
per rispondere allo sviluppo in atto nella società.
Khatami non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, e oggi, dopo otto mandati
presidenziali e 5 presidenti, l’Iran, con alle spalle una certa esperienza e una
serie di utili insegnamenti, è nuovamente chiamato alle urne per eleggere il proprio
presidente.